Il brano Evangelico di oggi (Gv 1, 19 – 28), ci presenta Giovanni Battista, che viene interrogato da una delegazione di Giudei (da sempre avversari di Gesù e di
Giovanni, che, tuttavia, vanno sempre distinti dagli “Israeliti”, che invece, ascoltavano la Parola di Gesù –
Gv 1, 47 – e rappresentano “i Poveri di Jahwè”, il vero “Resto d’Israele”, che attendeva il Messia), ebbene, Giovanni, a questi Giudei, risponde chiaramente, e con fermezza, che egli, non è il Cristo, nè Elia, o il Profeta, identificandosi, invece, da umile Precursore, come “Voce di uno che grida nel deserto” (Is 40, 3). Commentando questo brano, sant’Agostino dice: Giovanni è la Voce…, invece del Signore, il Vangelo ci dice: “In principio era la Parola, il Verbo” (Gv 1, 1).
Come a dire che, Giovanni è la “Voce” che passa, invece Cristo è la Parola” che resta, è il “Verbo” eterno! Ecco perché il Battista, nella sua grande umiltà, dirà di Gesù: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 30). Giovanni si identifica come uno che “prepara” il cammino, a Colui che è già presente, ma ancora sconosciuto: “Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me; a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo” (vv 26-27). Compito che, sappiamo, era riservata agli schiavi !
Da tutto ciò comprendiamo, come Giovanni sia contento, di essere (ed ancora oggi, per tutti noi), “Voce” che prepara il cuore di ogni uomo (di ogni luogo e di ogni tempo), ad accogliere Gesù, la Parola eterna del Padre, vera ed unica apportatrice di Salvezza. E lo fa con l’umiltà tipica, di chi non richiama l’attenzione su di sé, ma su Colui che deve arrivare, anzi, allontana sempre più, l’attenzione e lo sguardo da sé, per orientare tutti, verso il suo e nostro Signore! Non soffre, cioe’, di “delirio di onnipotenza”, commenta Paolo Curtaz, anzi, ci suggerisce, di rivolgere a noi stessi, la medesima domanda, che i Giudei rivolgono a Giovanni: “Che cosa dici di te stesso?” (v 22 b). A dire: Non quello che dicono gli altri…! No! Ma: “Tu cosa dici di te?” Purtroppo, viviamo in un mondo, ormai disabituato all’introspezione (Quello che una volta veniva chiamato “l’esame di coscienza!”); Non c’è più il coraggio di saper “Ri- Entrare” in noi stessi, ed interrogarci. La frenesia del nostro tempo, purtroppo, riduce sempre più, gli spazi da dedicare al “Silenzio”, alla “Riflessione personale”! Forse, non abbiamo più il tempo, ahimè, neanche di Pregare: Spesso riduciamo la nostra Fede, ad un “correre”, per ascoltare (più che partecipare), ad una Santa Messa. Nel nostro mondo, ormai, super efficiente, dove siamo arrivati a manipolare geneticamente, persino la vita, la scienza ci fa credere, di essere onnipotenti. Giovanni, a questo punto, con la sua umiltà (E quanto sarebbe bello “imitarlo…!”),
sembrerebbe risultare un uomo fuori del tempo, un inaffidabile. Ma a Giovanni tutto questo, non importa! Lui, quale duro asceta, consumato dal sole del deserto, potrebbe anche cedere alla lusinga di essere considerato e creduto il Messia! E invece, No! Il contatto con Dio, lo ha reso autentico, vero, profondo. Sa di essere solo “Voce” prestata a Dio, e, paradossalmente, sara’ proprio il suo “non tacere”, che lo portera’ alla morte. “Il più grande uomo, mai nato sulla terra” – dirà di lui Gesù – (Mt 11, 7), ha l’umiltà di dichiararsi solo “Voce”, imprestata alla Parola! Concludendo, è il caso che anche noi, rispondiamo con sincerità, a questa domanda: “Cosa diciamo di noi stessi?” E qui, sarà solo lo “scandaglio” di Dio, a verificare l’autenticità e la veridicità, della nostra risposta! Pertanto, Auguri di cuore, per un buon inizio d’Anno, che sia per tutti: Sereno e “gioioso”, ma soprattutto, che ci veda sempre più impegnati, nella nostra “Testimonianza Cristiana”.🙏❤️🙆🏻♂️
Don Michele Romano
