Festa della Presentazione del Signore (Candelora)

Rossano, 2 febbraio 2026 – Festa della Presentazione del Signore (Candelora)
Si è svolta oggi, nella Chiesa Cattedrale di Rossano, la solenne celebrazione della Festa della Presentazione del Signore, tradizionalmente conosciuta come Candelora, presieduta dall’Arcivescovo. La liturgia, caratterizzata dal suggestivo rito della benedizione delle candele, nella vicina chiesa della confraternita, ha richiamato numerosi fedeli, raccolti attorno al segno della luce, simbolo di Cristo che illumina il cammino dell’umanità.

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha guidato l’assemblea a contemplare il mistero dell’ingresso di Gesù nel tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo il Natale: «È ancora il tempo della luce – ha affermato – ma di una luce più vera e più intensa, che illumina non solo la gioia, ma anche il mistero della vita, della sofferenza e della speranza».
Richiamando il gesto umile di Maria e Giuseppe, che offrono il sacrificio dei poveri, l’Arcivescovo ha sottolineato come in realtà essi offrano al Padre il dono più grande: il Figlio stesso. Un Dio che non entra nel tempio con potenza, ma come un bambino, affidato alle braccia degli uomini, consegnandosi con fiducia.

Ampio spazio è stato dedicato alle figure di Simeone e Anna, testimoni di un’attesa fedele e perseverante. «Non vedono solo un bambino – ha ricordato – ma riconoscono la salvezza, perché hanno occhi allenati dall’attesa e un cuore docile allo Spirito». In Simeone, che può “andare in pace” dopo aver visto il Signore, l’Arcivescovo ha indicato l’immagine di una fede semplice e autentica, capace di trovare senso anche nella fragilità e nella vecchiaia. Anna, profetessa e donna di preghiera, diventa invece modello di chi, dopo aver incontrato Cristo, non può tacere la gioia dell’annuncio.

L’Arcivescovo si è poi soffermato sulla figura di Maria, chiamata ad accogliere parole profetiche di dolore e di contraddizione. Come ricorda san Giovanni Paolo II, questo momento rappresenta per lei un “secondo annuncio”, che rivela come la missione del Figlio passerà attraverso la sofferenza. Eppure Maria non si tira indietro, ma continua a fidarsi di Dio.
Riferendosi infine al segno delle candele, l’Arcivescovo ha evidenziato il significato profondo della luce cristiana: «La candela non fa rumore, non abbaglia, ma rischiara e si consuma per fare luce. È l’immagine di Cristo ed è anche l’immagine del discepolo». Essere cristiani, ha concluso, significa portare questa luce nella vita quotidiana — nella famiglia, nel lavoro, nella prova — diventando piccole fiamme che indicano una Presenza più grande.
La celebrazione si è conclusa con l’invito a chiedere al Signore occhi capaci di riconoscerlo, mani pronte ad accoglierlo e una vita che, illuminata da Cristo, diventi luce per gli altri, camminando verso «quella luce che non conosce tramonto».

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