“Dalla notte alla luce: la Pasqua che risveglia la vita”. Pasqua 5 Aprile 2026
Nella gioia della Solennità di Pasqua, l’Arcivescovo ha presieduto le celebrazioni eucaristiche nella diocesi, celebrando al mattino presso la Concattedrale di Cariati e nel pomeriggio nella Cattedrale di Rossano. Durante la liturgia vespertina ha conferito i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana – Battesimo, Confermazione ed Eucaristia – a cinque giovani adulti della comunità diocesana, segno vivo di una Chiesa che continua a generare alla fede.
Nel cuore dell’omelia, l’Arcivescovo ha offerto una profonda meditazione sul mistero pasquale, articolata attorno a immagini evangeliche dense di significato.
Anzitutto, la notte. Il racconto della risurrezione, ha ricordato, inizia “quando era ancora buio”: una notte che non è solo cronologica, ma esistenziale. È la notte del dolore, dello smarrimento, delle domande senza risposta. Eppure è proprio lì che Dio si fa presente, inaugurando un cammino. La fede, infatti, non nasce da evidenze immediate, ma prende forma dentro l’inquietudine e la ricerca.
In questo contesto emerge la figura di Giovanni, il discepolo che corre al sepolcro. Non corre perché ha già compreso, ma perché ama. L’Arcivescovo ha sottolineato come questo dettaglio riveli una verità decisiva: è l’amore che mette in movimento la fede.
Anche senza spiegazioni, anche davanti al vuoto, l’amore intuisce una presenza. Così si comprende il passaggio decisivo del Vangelo: “vide e credette”. Non una dimostrazione, ma una intuizione del cuore.
Il sepolcro vuoto diventa allora segno eloquente: non una assenza definitiva, ma uno spazio aperto, abitato da una presenza nuova. Da qui l’annuncio pasquale: Cristo è vivo. Non un ricordo del passato, ma una realtà che precede e accompagna i credenti nella storia.
L’Arcivescovo ha poi collegato questo annuncio ai Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, celebrati durante la liturgia, offrendo una lettura mistagogica del loro significato.
Nel Battesimo, ha evidenziato il passaggio radicale dalla morte alla vita. L’immersione nell’acqua rappresenta una vera partecipazione alla Pasqua di Cristo: si entra nel sepolcro con Lui per risorgere con Lui. “La pietra è rotolata via” diventa così immagine di ogni chiusura che non ha più l’ultima parola. Il battezzato riceve una vita nuova, illuminata dalla luce del Risorto.
Nella Cresima, il dono dello Spirito Santo è stato presentato come un risveglio: lo Spirito “desta”, “rialza” e rende testimoni. Non si tratta più solo di una fede ricevuta, ma di una fede assunta e vissuta con responsabilità. Il sigillo dello Spirito imprime nel credente una appartenenza profonda e lo invia nel mondo come testimone.
Nell’Eucaristia, infine, si compie l’incontro pieno con il Vivente. Non un simbolo, ma una presenza reale che nutre, accompagna e trasforma. La mensa eucaristica è luogo di comunione e fraternità, dove il credente diventa ciò che riceve, entrando sempre più nel mistero pasquale.
Rivolgendosi ai cinque neofiti, l’Arcivescovo ha sottolineato la bellezza del loro cammino, segnato da domande, ferite e desideri, ora trasfigurati nella luce della risurrezione. Essi diventano segno concreto di una speranza che continua a fiorire nella Chiesa e nel mondo.
L’invito finale è stato rivolto a tutta la comunità: non fermarsi a contemplare la Pasqua come un evento del passato, ma viverla come una realtà presente e operante. Come i discepoli, anche oggi i cristiani sono chiamati a “correre”, ad entrare nel mistero, a vedere e credere, portando nella vita quotidiana la luce del Risorto.
La giornata si è conclusa in un clima di intensa partecipazione e gioia, con l’annuncio che continua a risuonare nella Chiesa:
“Cristo è risorto. È veramente risorto. Alleluia!”

