Commento al Vangelo di oggi

BETZATÀ: È GESÙ L’ACQUA DELLA VITA !

Il Miracolo che ci viene narrato nel Vangelo di oggi (Gv 5, 1-16), avviene a Gerusalemme, in una gigantesca Vasca, presso la Porta delle Pecore, meglio conosciuta come la Piscina di Betzatà, che lett. significa: “Casa della Misericordia”, e che raccoglieva l’acqua necessaria alla “purificazione” delle pecore, destinate, poi, quale offerta sacrificale, al Tempio. Il fenomeno delle acque, che periodicamente creavano il menzionato “agitamento”, era dovuto, tuttavia, all’improvvisa immissione d’acqua corrente, dal fondo della vasca, quindi niente di straordinario, ma il desiderio di guarigione di tanti poveri ed ammalati, che lì si raduravano, scambiavano questo “agitarsi” delle acque, come un evento “soprannaturale”, a cui affidare la loro speranza di guarigione. Questa forma di superstizione, provocava un certo fastidio nei Sacerdoti del Tempio, ma così non è per Gesù, sempre vicino a coloro che soffrono, anche quando la loro Fede, si manifesta in maniera “approssimativa”. Dopo aver parlato, finora attraverso i “segni”, oggi Gesù, comincia a farlo con le “opere”, in piena comunione col Padre: “Il Padre mio agisce anche ora, ed anch’io agisco” (v 17). Fra i tanti poveracci lì presenti, attira l’attenzione di Gesù, il più povero di essi, che Satana aveva tenuto per 38 anni prigioniero della malattia (v 5), che oggi definiremmo: “Malato cronico”, e che deluso dall’indifferenza degli altri, aveva perso, ormai, ogni speranza. Ma Gesù, raccolto il suo assenso e la sua collaborazione, lo guarisce! La domanda di Gesù: “Vuoi guarire” (v 6b), sembrerebbe, a primo acchito, talmente ovvia e scontata, che chiunque si sarebbe potuto inventare una risposta, del tipo: “Ma che domanda mi poni?” “Certo che sì!” Ma la domanda di Gesù, è straordinariamente rispettosa, perché rivolta ad una persona che è abituata al disagio, e tante volte preferisce vivere di espedienti. Infatti, chiedendogli: “Vuoi guarire?”, è come avergli detto: “Sei disposto a cambiare vita?” A dare, cioè, la tua collaborazione? Di fronte all’assenso del paralitico, è davvero triste ed irritante, constatare la grettezza mentale, e la miopia spirituale, dei Giudei, che si appligliano ancora una volta, alle assurde miniosità della Legge (Come il portare sulle spalle, il proprio lettuccio, in giorno di Sabato!), incapaci di gioire per la guarigione del povero Malato! Proprio loro, che come dice Gesù: “Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare, e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23, 4a). Gesù, al contrario, donandoci il Comandamento dell’Amore, ci ha liberati dal pesante e logoro fardello della Legge antica. Questo diventa, per loro, l’ennesimo pretesto per poi perseguitare, ancora una volta, Gesù (v 16). Purtroppo, capita anche a noi, ritrovarci in tanti luoghi di dolore, e causare con la nostra indifferenza, tanta amarezza nel cuore di tanti fratelli, molte volte lasciati soli (Vedi le tante “Case di riposo”!), dove restano abbandonati per anni e anni, durante i quali hanno solo conosciuto amarezza, solitudine, e delusioni, perché nessuno li ha mai aiutati “a immergersi nella piscina”, quando l’acqua si agitava” (v 7). Anche noi, in fondo, siamo tutti “rinati” nell’acqua lustrale del Santo Battesimo, che segna la nostra prima “guarigione” dal Peccato Originale, la nostra vera “Rinascita”, il nostro “passaggio”, la nostra Pasqua! È il Peccato, che ancora oggi, ci “paralizza”, ed è solo con la Grazia dei Sacramenti, e con la Preghiera, che possiamo tornare ad essere portatori e strumenti di Luce, per tanti nostri Fratelli, che ancora oggi, brancolano nel buio della sofferenza! Auguro a tutti di cuore, un solidale prosieguo, nel Cammino Quaresimale.

don Michele Romano

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