Commento al Vangelo di oggi

LA SALVEZZA È SEMPRE UN DONO…, MAI UNA PRETESA.

La pagina del Vangelo di oggi (Lc 4, 24-30), mostra tutta l’insistenza (se non l’insipienza!) dei compaesani di Gesù, nel pretendere da Lui un Miracolo, che comprovi il suo essere Profeta di Dio, il Salvatore promesso. Ma Gesù, non si lascia influenzare dalle loro “diaboliche” pretese. Lui compie sempre e solo, come del resto tutti i Profeti, la volontà di Dio. Così, nell’Antico Testamento, Dio ha disposto che Elìa ed Elisèo, non portassero il loro aiuto ai loro connazionali, ma a dei pagani stranieri: A una Vedova di Sarèpta di Sidòne, e a Naamàn, un lebbroso della Siria. Questo ci dice che Dio distribuisce la sua Salvezza, secondo la sua insindacabile volontà, perché la Salvezza, è sempre un Dono, e non può essere mai una “pretesa”. Dal momento che Gesù, non dà prova di sé, col fare miracoli, deludendo in tal modo le loro aspettative, gli abitanti di Nàzareth, si arrogano il diritto di condannarlo a morte, con l’accusa di “bestemmiatore”. Ora, all’epoca, la punizione per la “bestemmia”
(peccato di “Blasfemìa”), consisteva nello spingere all’intietro il “colpevole”, presenti i Testimoni, fino a farlo cadere giù in un bàratro. Ecco, perché: “Lo condussero fin sul ciglio del monte…, per gettarlo giù”
(v 29b). Ma Dio, ha disposto che ancora, l’ora della Sua morte non era giunta, perciò: “Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino” (v 30). Gesù va oltre, non si lascia condizionare da chi vorrebbe “addomesticarlo”, a proprio uso e consumo: O lo si accoglie nel modo giusto, o se ne va”, convinto che: “Dio può far nascere figli di Abramo, anche da queste pietre” (Mt 3, 9). Certo, si sa, è brutto sentirsi dire la Verità, soprattutto quando è scomoda e ci inchioda alle nostre incoerenze: “La Parola di Dio, è viva ed efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio” (Eb 4, 12a). Essa ci scruta in profondità: Non solo svela i segreti dell’Anima, ma anche il male che ci opprime. Ecco perché, Scribi e Farisei, come pure gli stessi compaesani di Gesù, non possono resistere alle sue parole, si riempiono di sdegno, e l’orgoglio ferito, ben presto si trasforma in minacciosa vendetta: “All’udire queste cose, tutti nella Sinagòga si riempirono di sdegno” (v 28). Ma la Verità, ahimè, è Una, e non contempla accomodamenti o compromessi, perciò, beati saranno solo: “Coloro che ascoltono la parola di dio e la osservano”
(Lc 11, 28). Se nel nostro quotidiano, ci sforziamo di essere anche noi “Profeti” del Signore Gesù, come Lui ha conosciuto il “rifiuto”, così anche noi, incontreremo incomprensioni e derisioni. Ci sarà sempre, chi vorrebbe farci tacere, o precipitarci in un precipizio, proprio perché: “Nessun profeta, è bene accetto nella sua patria” (v 24). Ci consoli, tuttavia, il fatto che non siamo soli, impariamo dal nostro Maestro e Signore, a tirare dritto, a bypassare anche le critiche, a saperci costruire, proprio come fanno i Veneziani, le provvidenziale “Passerelle”, quando c’è l’acqua alta in città, lasciando sotto di esse, tutta l’acqua sporca e il fango. Solo così, ci salveremo da tante “critiche”, che spesso ci giungono proprio, da chi meno te le aspetti: Dagli stessi Confratelli, dai compagni di Fede, dagli amici più cari…! Proseguiamo sempre, senza paura e tentennamenti sulla strada della
Verità, temendo solo il “Giudizio” di Dio, che, tuttavia, non è mai punitivo, ma se accolto, diventa liberante e fecondo! Auguri sempre, di un buon Cammino Quaresimale.

don Michele Romano

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