
“VOI DUNQUE PREGATE COSÌ:
PADRE NOSTRO…!”
Nella sublime Pericope del Vangelo di oggi (Mt 6, 7-15), Gesù ci insegna a non comportarci come i Pagani, che si profondevano in lunghi e pressanti monologhi, convinti di strappare ai loro Idoli, i favori di cui ciascuno aveva bisogno! Certamente, questo non puo’ essere il nostro modo di Pregare, in quanto noi ci rivolgiamo ad un Dio Padre, che “vede”: Scruta i nostri pensieri e i nostri cuori: “Egli sa, prima ancora che gliele chiediamo, di quali cose abbiamo bisogno (v 8). Ecco allora, che Gesù si rivela a noi quale Maestro di Preghiera: “Voi dunque, pregate così” (v 9). E qui ci insegna, e ci “consegna”, la “Perla preziosa”, la più sublime Preghiera che mai si potesse pensare: il PADRE NOSTRO. Una Preghiera, suddivisa in due parti complementari: I doveri verso Dio e quelli verso i nostri Fratelli. Consta di 7 Petizioni, chiare e semplici, che, ahimè, contrastano con la nostra vacua
verbosità! Possiamo dire che il “Padre nostro”, è la sintesi di tutto il Vangelo, un compendio tutto centrato sul Regno di Dio. Gesù ci ha sempre insegnato: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33). Il rivolgersi a Dio, chiamandolo Padre, nasce dalla consapevolezza di essere “Figli Amati”, certi di vivere con Lui una familiarità confidente (La Parresìa), che caratterizza questo nuovo rapporto dell’originalità Cristiana (Cfr Gal 4, 6; Rm 8, 5). L’aggettivo Nostro, esprime l’aspetto comunitario della Preghiera, la sua universalità ed ecumenicità, aperta, cioè, ad ogni credente. L’espressione Che sei nei cieli, ci richiama la trascendenza e la Signoria di Dio. Egli, nel contempo, è “vicino” (Quale “Padre”), e “lontano” (Quale “Signore!”). Sia santificato il tuo nome. Notiamo che questa Invocazione, ha il verbo al passivo: Ciò significa, che la Santificazione del Nome, è Opera di Dio, indica la possibilità di svelare il suo volto nella storia della salvezza ( Ez 36, 2-9). Venga il tuo regno. Comprente la vittoria definitiva sul “Male”, sulla divisione e sulla morte, implicando anche un’assunzione. di responsabilità, chiedendo a Dio, quindi, il coraggio di “costruirlo”. *Come in “Cielo” così in “Terra”. Sì, è proprio così: È qui in Terra che si prepara la vita del mondo che verrà! Dio ci ha fornito le coordinate del Progetto della Città Celeste, la santa Gerusalemme, che è nostra Madre. *Dacci oggi il nostro pane quotidiano*. Il pane non è solo frutto della terra e del lavoro dell’uomo, ma è anche, e soprattutto, “Dono” del Padre. Nella richiesta, non solo esprimiamo il senso comunitario (“Il nostro pane”), ma anche un senso di sobrietà e fiducia: “Il pane per oggi”. Infatti, l’aggettivo “quotidiano”, non è
tautològico all’oggi, ma semplicemente, con esso, vogliamo esprimere la nostra totale Fede (“Fiducia”) in Dio, che non ci farà mancare il “pane per oggi” (“Quotìdie!”), domani, poi, confidiamo sempre nella sua Provvidenza (Cfr Es 16, 21). Le ultime 3 domande: *Rimetti a noi i nostri debiti*; *Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori*; e *Non abbandonarci. “alla” (Meglio sarebbe “nella”) tentazione, ma liberaci dal male*, riguardano sempre il Regno di Dio, ma questa volta, “dentro” di noi. Anche se questa Preghiera si apre con il Padre, e termina con il “maligno” (“male”, sta per “maligno!”) purtroppo chi conosce le sollecitazioni di entrambi è proprio l’Uomo! Ma il vero discepolo, sa che niente nessuno lo potrà mai separare dall’amore di Dio: “Nessuno può strapparle dalla mano del Padre” (Gv 10, 29b). L’unico commento, che fa Matteo, è solo su un punto: “Rimetti a noi i nostri debiti…”, dove aggiunge: “Se voi, infatti, perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei Cieli, perdonerà anche a voi “(v 14). Il “Perdono”, pertanto, rimane sempre il tratto distintivo di ogni Cristiano! Auguro a tutti, un buon prosieguo del cammino Quaresimale.
don Michele Romano
