
SARÀ SOLO L’AMORE VERSO I “FRATELLI PIÙ PICCOLI”, A SALVARCI.
I capitoli 24 e 25 del Vangelo secondo Matteo, costituiscono il quinto ed ultimo Discorso di Gesù. Infatti, il brano Evangelico di oggi (Mt 25, 31-46), ci descrive il “Giudizio Finale”, dove Gesù, come Figlio dell’uomo,
separa l’Umanità, nella suddivisione di: “Pecore” e “Capre”, basandosi non su riti, ma sulla Carità concreta! Questo apparato “glorioso” del Giudizio Divino, che ricorda l’Oracolo Profetico di Zaccaria: “Verrà allora il Signore, mio Dio, e con lui tutti i suoi santi” (Zc14, 5b), avrà come criterio unico di Salvezza, l’Amore verso “i fratelli più piccoli”: Affamati, Stranieri, Malati, Carcerati, ecc., nei quali Gesù stesso si identifica: “In verità io vi dico: Tutto quello che avete (o non avete) fatto
a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto (o non l’avete fatto) a me” (v 40). Ovviamente, il Giudice è Gesù.
Tuttavia, non un Giudice freddo e distante, ma è il Pastore che separa il Gregge, e si identifica con ogni persona che vive nel bisogno, per cui, la nostra Salvezza o Condanna, dipende unicamente, dal “riconoscimento” del Volto di Dio nel povero: “Ho avuto fame, ho avuto sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere…, e mi avete aiutato” (vv 35-36). Certo, il Giudizio pronunciato su ciascuno, sarà per tutti motivo di stupore: “Quando (Signore) t’abbiamo visto…!”(v 19a). Nessuno aveva coscienza di aver accolto o rifiutato il Signore stesso, in questi “suoi fratelli più piccoli”, ma la Condanna non deriva da un male commesso, bensì dall’indifferenzae dall’omissione di aiuto al bisognoso! Il Giudizio di tutti, avviene sulla base delle Opere di Misericordia, e nella sollecitudine portata ai fratelli sofferenti, “Icòna” di Gesù stesso, che si è fatto “piccolo”, venuto fra noi, solo “per servire e dare la vita in riscatto per tutti” (Mt 20, 28). Da questo comprendiamocome sia proprio la Misericordia, “liberamente” praticata o rifiutata, a determinare il Giudizio di Salvezza: “Venite, benedetti del Padre mio…” (v 14a), o di condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno” (v 41a), da parte di Dio. Già il Profeta Osea, diceva di Dio: “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Os 6, 6). Anche se questo discorso di Gesù, gode di una grande prospettiva escatologica, tuttavia, ci dice chiaramente, che in fondo, il “Giudizio”, si realizza già nel presente, lo si prepara ora, qui, su questa terra, nei gesti della nostra quotidianità! Il Giudizio finale, è solo il coronamento di un “giudizio” che segue, al corso della nostra vita, dove il “futuro” rimanda tutto al nostro “presente”. La stessa distinzione tra “pecore” e “capre”, rimanda ad una cultura, tipica dei pastori della Terra Santa, a cui Gesù si ispira! Essi pascolavano di giorno, greggi misti, composti da pecore e capre. Venuta la sera, però, li separavano, perché le pecore dormono all’aperto, mentre le capre preferiscono mettersi al riparo. Nel nostro brano di oggi, le pecore rappresentano gli “Eletti”, perché sono di valore economico maggiore, rispetto alle capre, ed anche per il loro colore bianco, che nella Bibbia implica spesso la Salvezza. Questo “simbolismo”, ci parla della nostra destinazione finale: I “Giusti”, alla destra (“Le pecore”), erediteranno il Regno preparato per loro, fin dalla Creazione del mondo; “Gli altri”, alla sinistra (Le “capre”), si sono esclusi da soli, con la loro indifferenza, e pertanto “se ne andranno al supplizio eterno” (v 46a). Ma sia ben chiaro: Non è Dio che fa preferenze di persone, Lui ci ha creati liberi e pensanti, proprio: “A sua immagine e somiglianza”, per cui è sempre l’uomo che decide liberamente, con le sue scelte di vita nel bene o nel male: Per la Vita eterna, o il supplizio eterno! Questo brano Evangelico di oggi, infine, rappresenta la “sintesi” dell’Etica Cristiana, dove “il Povero”, è posto al centro della nostra relazione con Dio, quel “Test” definitivo, che determinerà la nostra Salvezza, o la rovina eterna! Che il Signore ci conceda, in questo “Tempo del Merito”, che è la nostra vita, di comprendere tutto questo, e di perseguirlo, con una degna condotta di vita! Auguro a tutti di cuore, un buon e sereno cammino
Quaresimale.
don Michele Romano
