Commento al Vangelo di oggi

IL NOSTRO “EFFATÀ” BATTESIMALE,CI APRE ALL’ASCOLTO DELLA PAROLA.

In questa ultima Perìcope del cap.7°, del Vangelo secondo Marco (Mc 7, 31-37), Gesù ancora attraversa quei Territori (“Stranieri” per Israele!), che secondo la mentalità degli Scribi e dei Farisei, erano considerati “Impuri”: Sidòne e le città della Decàpoli. Gesù, tuttavia, corre volentieri questo rischio: Accetta di incontrare tutti gli “altri”: gli Impuri, i Pagani…, e lungi da ogni legalismo religioso, privilegia, oggi, il portare la salute ad un povero sordo muto, considerato “colpevole” (Lui e la sua Famiglia!), per cui, non solo è reietto dalla Società, ma anche per la stessa Religione, in quanto, non in grado di leggere, né tantomeno di commentare la Toràh nelle Sinagoghe! Gesù a questo punto preferisci “allontanarsi” dalla Folla (Perché non ama il protagonismo!), e “mette le dita negli orecchi (Del povero sordomuto) e con la saliva gli toccò la lingua…”(v 33b). La salute di chi soffre, per Gesù, viene prima del rispetto di qualsiasi Norma o Tradizione. Per questo, “guardando verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè, “Apriti” (v 34). Immediatamente, quel poveretto, riacquistò “Udito” e “Parola”, quasi per lui, una nuova Creazione! Di fronte a tutto questo, la gente rimase stupita e diceva: “Ha fatto bene ogni cosa…” (v 37a). Questa parola chiave: “Effatà”- “Apriti”, dovrebbe anche “aprire” la nostra comunicazione con Dio e con i Fratelli! Già l’indimenticabileSan Giovanni Paolo II, gridava al mondo: “Aprite le porte a Cristo…” ovvero, le “Porte” del nostro Cuore e della nostra Mente, attraverso l’Ascolto della Parola, e la frequenza dei Sacramenti, per condividere -“un giorno”- la sua Vita Divina! Purtroppo, nonostante i tanti “segni” (“Linguaggio” di Dio, nella nostra Vita!), non sappiamo, o forse, ahimè, non vogliamo “intercettarli” (Infatti: “Non c’è peggior sordo, di chi non vuol sentire”). Ma la Parola di Dio, per essere percepita come Parola che: Guarisce, Aiuta, ed è capace di recuperare e ristabilire la comunicazione “perduta”, ha bisogno del Silenzio (“Lo prese in disparte, lontano dalla folla…”- v 33a), e dell’Ascolto vero, che ci fa superare ogni ripiegamento su noi stessi, e rompere ogni involucro impenetrabile del nostro “io”. È proprio questa incapacità di apertura al Dialogo e all’Ascolto, che oggi, viene a caratterizzare: La Coppia “chiusa”; La Famiglia “chiusa”; La Parrocchia “chiusa”, ecc., eppure la nostra vita Cristiana, iniziata proprio col Santo Battesimo, dove Cristo, attraverso i Gesti e le Parole del Sacerdote Celebrante, esclama per noi: “Effatà”- “Apriti”, dovrebbe aprirci ad un ” Modus vivendi” nuovo, capace, cioè, di aprirsi al vero Ascolto ed al vero Dialogo! È davvero triste, constatare che oggi, pur vivendo in un’era di grande “Comunicazione di Massa”, l’uomo contemporaneo, non sa più “Ascoltare”, preferisce piuttosto essere “Sordo” e “Muto”, anziché accogliere l’invito del Signore: “Chi ha orecchi – per ascoltare – ascolti!” (Lc 8, 8c). Mi piace concludere, con questa notissima, quanto meravigliosa, Preghiera di Sant’Agostino: “Tardi ti ho amato, Tu eri dentro di me ed io fuori. Mi hai chiamato e hai guarito la mia sordità; col tuo splendore hai dissipato la mia cecità, ora anelo a te”. Con questa gioiosa “apertura” del cuore a Dio, Auguro a tutti, di trascorrere una serena e Santa giornata.

don Michele Romano

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