
“I SUOI”, SI SCANDALIZZAVANO DI LUI…!
E “NOI”?
Il Vangelo di oggi (Mc 6, 1-6) ci fa a toccare con mano, lo “scandalo” dell’Incarnazione, ovvero, lo sconcerto dell’Uomo, di fronte a un Dio, che si fa piccolo e povero, che veste i nostri panni, che esprime la sua grandezza, non con la forza e la potenza, ma con l’amore e la condivisione. Paradosso di un Dio, che si fa “Storia”, che viene a noi senza “credenziali”: Nè di rango, né di scienza, nè di potere! Ecco, allora, che il suo “Annuncio”, suscita subito contraddizione: Tanti, infatti, si stupiscono del suo Insegnamento, e lo rifiutano. Per non parlare del suo Ministero in Galilea, che con l’Insegnamento di oggi nella Sinagòga di Nàzareth, subisce il fallimento totale: “Non è costui il falegname? (v 3). Come a dire: Ma non è stato sempre tra noi? Non è un semplice “Tèkton” (Un modesto artigiano!) un lavoratore come tanti altri? E la sua Famiglia: Gente comune, niente di straordinario! L’evangelista specifica anche, che Egli è “figlio di Maria”, una donna sicuramente nota nel Villaggio, anche se è l’unica volta che in Marco, viene citato il nome della Madre di Gesù, come del resto, è curiosa l’assenza del nome del padre! Ecco, che la gente si chiede: “Da dove gli viene dunque, questa pretesa di essere Profeta e Inviato di Dio? “Ed era per loro motivo di scandalo”(v 3b). A tutto questo, fa eco, anche la famosa dichiarazione di Natanaèle: “Da Nàzareth, può mai venire qualcosa di buono?” (Gv 1, 45). La situazione, poi, precipita, quando Gesù, notando questo forte rifiuto nei suoi confronti, solennemente afferma: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi…”(v 4). Gesù, non è a caccia di simpatie, né di “audience…”, la scelta di Dio è troppo importante per farne una merce di scambio, al fine di ottenere popolarità e consenso! San Paolo si ricorda che: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti” (1Cor 1, 26). È il Regno di Dio, che si presenta a noi “piccolo”, proprio come “un granello di senape” (Mt 13, 31), anzi, rivestito di tutti i suoi condizionamenti umani, pieni di fragilità, e a volte di peccato! Pensiamo solo, che la Parola di Dio giunge a noi tutti, attraverso la “mediazione” della Chiesa, dei Sacerdoti, dei modesti “segni Sacramentali…”; Quanta fragilità ed umana debolezza, ma una fede matura, sa anche andare al di là delle apparenze, sa arrivare all’essenziale: Non si attacca ai “limiti” di noi, semplici “ambasciatori”, per rifiutare il prezioso “Dono”, che porta il nome di Dio! Sono sempre più convinto, e lo vado ormai ripetendo spesso, che se Dio avesse voluto una Chiesa “perfetta”, ma l’avrebbe affidata agli Angeli, non certo a noi, poveri uomini e peccatori. Ci consola sapere,
tuttavia, che e’ sempre un malato, a capire meglio, un altro malato! Allora, i “Suoi”, si scandalizzavano di Lui…, ma, oggi, io mi domando: E “Noi?” Qui comprendiamo come la Fede, sia un atto di “rischio”, di fiducia, di amore. In definitiva, quando San Paolo si lamentava col Signore, di non poter contare su successo ed efficienza del suo Ministero, si sentì da Lui rispondere: “Ti basta la mia grazia; la forza si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12, 9a). Una cosa è certa: Quanto meno c’è fascino umano e sete di protagonismo, tanto più puro, è l’affidamento a Dio. Ed invece, ahimè, ancora oggi, si va alla ricerca dei maestri dell’autorevolezza umana, culturale, carismatica, ricerca smodata di solo fascino e visibilità! Di contro, conoscendo la logica della Croce, San Paolo, diceva: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2 Cor 12, 9b). Infatti, Dio stesso: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perche’ voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8, 9). Ecco, è questo il cuore della nostra Fede: la Croce, l’estrema povertà, l’Amore più grande: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). È proprio cio’ che ha fatto Dio per noi: “Non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi” (Rm 8, 32). Non ci rimane che fare nostra, la preghiera dei suoi Discepoli: “Signore, aumenta la nostra fede” (Lc 17, 5), per accogliere sempre più, nel nostro cuore, la sua proposta di Salvezza. Ora, tocca ad ognuno di noi, nella piena libertà, decidere se accoglierLo o rifiutarLo, come purtroppo, hanno fatto i suoi compaesani. Pregando lo Spirito Santo che ci aiuti, in questa “Scelta fondamentale” per la nostra vita…, Auguro a ciascuno di voi, di trascorrere una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
