
“SEGUIMI”: CONTIENE TUTTA LA FORZA, DELLO SGUARDO “ATTRATTIVO” DI GESÙ.
Nei primi tre Racconti Evangelici, detti “Sinottici”, ci viene detto che Gesù, nella sua Opera di Evangelizzazione, solitamente: “Passa” – “Vede” e “Chiama”. Anche la pagina del Vangelo di oggi (Mc 2, 13-17), a conferma di questo, ci presenta la “Chiamata” (“Vocazione”) di Matteo. Una “Chiamata”, che presuppone una “scelta”, perché Gesù, passando, lo ha guardato, con “guardo di misericordia e di compassione”, dicendogli semplicemente:”SEGUIMI” (v 14a). Papa Francesco, sceglierà proprio queste Parole, per il suo Stemma Papale: “Miserando atque eligendo”:
“E guardandolo lo amò!” La risposta di Matteo, carica di fiducia, è stata immediata: “Ed egli si alzò e lo seguì” (v 14b). Questa sua inaspettata chiamata, e la prontezza della sua risposta, diventano così, metàfora di ogni Vocazione, che deve sempre innestarsi, sulla dinamica dell’Abbandono- Sequela, quale risposta autentica, al mistero dell’Amore di Dio! Sarà proprio questa “sofferenza” dell’abbandono, ovvero: Lasciare tutte le sicurezze su cui finora poteva contare: “Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì” (Lc 5, 28), che renderà “vera” ed autentica, questa prontezza di Matteo, alla chiamata di Gesù! Certo, a quei tempi, non erano ben visti dal Popolo, gli “esattori delle tasse” (Come del resto, anche oggi), persone, cioe’, che riscutevano le tasse dal Popolo, per conto dell’Impero Romano, e perciò venivano considerati e additati, come: “Pubblicani”, (cioè, Peccatori Pubblici), venduti, disprezzati, al pari delle prostitute e degli strozzini. Matteo, tuttavia, rimane sorpreso che Gesù per primo, rivolga il suo “Sguardo di Misericordia e di Amore”, proprio verso di lui. Ma, probabilmente, Matteo conosceva già il Signore. Infatti, c’è chi addirittura sostiene, che fosse un suo parente. Ci induce a pensare tutto questo, il suo doppio nome, riportato da Marco: “Levi, figlio di Alfèo” (v 14a), mentre Luca, riporta semplicemente Levi. Infatti, come tanti a quell’epoca, anche lui aveva un doppio nome: Uno Ebraico: “Levi” (Lett. “Congiunzione”), e l’altro “Matteo” (“Dono del Signore”). Tuttavia, Matteo, è anche identificato, come “Figlio di Alfèo”, che nella lingua aramaica, diventa “Clèopa”
o (“Clèofa”), probabile marito, di quella “Maria di Clèopa”, presente alla Crocifissione, insieme alle altre donne, sorella di Maria, Madre di Gesù. Ora, a prescindere da questi rapporti di presunta parentela con Gesù (Infatti, il termine “fratello”, allora indicava anche una parentela prossima – v Mt 12, 46-50), il suo “alzarsi”, e seguire prontamente Gesù, non solo è indicativo di una sua maturità e serenità personale (Nonostante il “disprezzo”, che gli altri potevano nutrire per la sua professione!), ma ci fa anche comprendere la grande gioia che scaturì nel suo cuore, dopo questo meraviglioso, quanto inaspettato incontro con Gesù. Tant’è, che da lì a poco, per esprimere tutta la sua gratitudine, “organizzò un grande banchetto nella sua casa” (v 15), pur consapevole, che tutto questo, avrebbe suscitato l’ira e la spietata critica degli Scribi e dei Farisei. Ma, vedremo, che sarà Gesù stesso, a risponde alle loro critiche” “Mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori!” (v 16b), dicendo loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati, io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (v 17). Possa il Signore, concedere anche a ciascuno di noi, di saperci totalmente affidare a Lui, sempre “attratti” dal suo sguardo d’Amore, perché siamo tutti “bisognosi” delle sue Cure, a causa dei nostri Peccati. Lui, che ben conosce anche il nome di ciascuno di noi, ci chiama tutti ad una Vocazione di Salvezza. Accogliamo, pertanto, questo suo “Invito” – “Seguimi” – con prontezza, sulla stregua di Matteo, per vivere, anche noi, questa sua grande gioia! Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e
Santa giornata.
Don Michele Romano
