
2025:GRAZIE SIGNORE, PER TUTTI I TUOI DONI
L’espressione: “In principio era il verbo”, che caratterizza il Prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1, 1-18), è indubbiamente, la più acuta Interpretazione dell’Evento-Gesù, dirà Sant’Eusebio, al punto che gli ha fatto meritare il titolo di “Vangelo Spirituale”, e che può essere paragonato al “Tema” Iniziale, che precede un’intera Opera Musicale. Giovanni, infatti, afferma con chiarezza, sin da questa “Introduzione” al suo Vangelo, che nel Dio “Unico”, esiste una “Pluralità” di Persone: “Una perfetta Uguaglianza, nella Diversità delle Persone Divine: Padre – Figlio – e Spirito Santo”, che si Amano e si Comunicano. Infatti, come per l’uomo della Bibbia, “la parola”, è l’espressione più profonda e intima di una persona, così, lo stesso Dio, non sarebbe Dio, se non comunicasse la sua “Parola”, dal profondo del suo Essere. Questa, è la grande Verità, che Giovanni ci comunica: “Il Verbo è generato dal profondo del seno del Padre, quel Verbo presente dal “Principio”, ma che nessuno aveva mai visto nè udito, ora “si è fatto carne”, Parola di Dio, che “è venuta ad abitare in mezzo a noi” (v 14a). Purtroppo, Gesù -Verbo del Padre, benché fosse presente sin dalle origini della Creazione: “In principio era il verbo…!” non è stato riconosciuto, né dal mondo: “Eppure il mondo non lo ha riconosciuto” (v10b), nè tantomeno dal Popolo dove si è Incarnato: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (v 11). Tutto questo, diventa metàfora, del lungo cammino dell’Umanità, che nonostante il Progetto di amore e di vita, voluto da Dio, con il peccato ha perso tutto il suo orientamento
misconoscendo ill Piano “Salvifico” di Dio. Tuttavia, come nell’Antico Popolo dell’Alleanza, anche nella nostra Umanità, ci sarà sempre un “Resto d’Israele” (“I Poveri – gli “Anawìm” di Javèh), che lo accolgono e rispondono sempre positivamente, al suo messaggio, stabilendo con Lui, sempre un nuovo rapporto di Amore: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (v 12).
Il versetto 14, poi, fa da sintesi a tutto l’Inno Cristologico: ” E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi”, ovvero: La “Parola”: il Lògos-Gesù, si è fatto uomo nella sua fragilità ed impotenza, come ogni creatura, nascendo da donna, Maria. È questa la Fede, che il Signore ci richiede, e che un giorno sarà per ciascuno di noi, “Garanzia di Salvezza”: “Ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1Gv 4, 2-3a). Nel Prologo Giovanneo, rimane sempre la parola “Lògos”, a fare da perno, a tutto il dramma racchiuso nei 18 versetti che lo compongono. Ci chiediamo, dice Sant’Agostino: “Perché mai Giovanni abbia preferito il termine Lògos, invece di sceglierne altri più precisi, se voleva indicare soltanto: La Parola di Dio? Poteva scegliere, precisa il Santo Vescovo di Ippona, ad esempio: “Rhèma”, per indicare una “Cosa detta”; Oppure “Sophìa”, per indicare la sua Sapienza Creatrice. Ma ha sempre preferito il termine “Lògos”, perché in definitiva, per Giovanni, essa racchiude l’insieme di tutti i significati, ad essa connessi! Infatti, per Giovanni, il “Lògos”:
1)- È la ragione, ultima delle cose!
2)- È la Parola Creatrice!
3)- È la Sapienza “Ordinatrice”! 4)- È “Phòs”
(Luce) e “Zòe” (Vita).
5)- Infine, nella pienezza del suo Significato: È Gesù Cristo tra noi: “Pieno di grazia e di verità” (v 14b), che ci parla del Padre: “Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato” (v 18). Con questa Fede, che deve caratterizzare il nostro rapporto con Lui, ringraziamo il Signore, per tutti i Doni, che ci ha concesso in questo Anno che oggi si conclude, facendo anche tesoro, dell’ Insegnamento che ci viene dal Prologo di san Giovanni, che ci invita a superare la visione superficiale del S.Natale, e ad accogliere la presenza di Cristo, come fondamento di Speranza e di Amore, capace, alla fine, di trasformare tutta la nostra esistenza! Auguri di Cuore, e che il nuovo Anno, possa essere per tutti, Migliore di quello che ci lasciamo alle spalle!
don Michele Romano
