Commento al Vangelo di oggi

PENSÒ DI RIPUDIARLA IN SEGRETO…!

Il Natale è ormai alle porte,
ed in particolar modo, il Vangelo di quest’ultima Domenica dell’Avvento (Mt 1, 18-24), ci indirizza verso di esso.

Le prime parole del brano Evangelico: “Così fu generato Gesù Cristo…” (v1a), ci dicono che ci troviamo di fronte ad una “nuova” creazione.

Anche per Giuseppe sta per compiersi la “Promessa” di Dio. Il Signore lo visita nel sonno, quando, cioè, si è privi di ogni forma di difesa! Dio ha un dono per lui, “uomo giusto”, del quale si è potuto fidare, un dono che non è nemmeno volontà di Maria, la sua “promessa sposa”, poiché si trovò incinta, per opera dello Spirito Santo” (v20).

Il matrimonio ebraico, era composto di due momenti:
1)- La Promessa di matrimonio, come a dire che i due giovani si fidanzavano ufficialmente, ma non andavano a vivere insieme.

2)- Dopo circa un anno, si celebravano le Nozze, e si andava ad abitare nella stessa casa.

La vocazione di Giuseppe, ci fa capire Matteo, è avvenuta nella prima fase del matrimonio. Poi, quando arrivava un figlio, moglie e narito avevano ruoli diversi. La Madre genera il figlio, mentre il Padre lo riconosce: “Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù” (v 31a).

Gesù, grazie a Giuseppe, non solo si è avvalso della discendenza Davidica (In Lui si realizzava così, la Promessa Messianica, di “figlio di Davide”), secondo quanto preannunciato da 2Sam 7; ma anche con i suoi insegnamenti paterni, Giuseppe ha saputo introdurre Gesù, sia nella società, che nel relazionarsi con le persone: “Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4, 22); “Non è costui il figlio di Giuseppe?” Gv 6, 42c), ecc.!

Nella chiamata da parte di Dio, a collaborare con Lui, registriamo nella figura di san Giuseppe, solo un grande “silenzio!”: “Nessuna lamentela, niente gesti inconsulti, ma solo un silenzio, che lascia il posto alla Parola di Dio, ascoltata ed accolta, perché lui, convinto, che tutto cio’ che gli stava accadendo, aveva il timbro di Dio!

Questo suo “silenzio”, dovrebbe ispirare anche tutti noi. Un silenzio che dà tanta pace all’anima, e nasce dalla consapevolezza che ci apre a quella vita soprannaturale, che ognuno di noi possiede.

Un silenzio, è quello di Giuseppe, che diventa anche “fortezza, che ci dà la forza di non abbatterci di fronte alle difficoltà della vita, ma che ci fa accogliere, fiduciosi, anche l’inedito di Dio.

Chiediamo, pertanto, a San Giuseppe, alle soglie di questo Santo Natale, la grazia del “silenzio…”, per saperci ritagliare durante la giornata, momenti di un silenzio orante e contemplativo, condizione indispensabile, per accogliere la Parola che “salva”, e che vuol diventare “carne”, anche in noi, nel nostro cuore, in questo Santo Natale.

Rinnovo, pertanto, a tutti, l’Augurio di un sempre più sereno e solerte cammino di Avvento.

don Michele Romano

condividi su