
ALL’OBBEDIENZA, SEGUE LA FEDE: “È IL SIGNORE”!
Oggi ci viene narrata la terza Apparizione del Risorto (Gv 21, 1-14). Dopo lo smarrimento e lo scandalo della Croce, 7 Discepoli erano tornati, ormai, alle loro occupazioni quotidiane, ed erano andati nuovamente a pescare. Ma per quanto si dessero da fare, durante tutta la notte, non presero nulla. Quando all’alba, Gesù stette sulla riva, “non lo riconobbero”, ed alla domanda: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” (v 8), risposero “No”! Allora Gesù, disse loro: “Gettate la rete, dalla parte destra della barca e troverete” (v 6a). Dovette sembrare alquanto strana, questa proposta a Pietro e compagni, che sicuramente, da esperti marinai, avranno pensato: Si vede che questo forestiero, si intende poco di pesca! Noi che siamo pescatori di mestiere, sappiamo bene che al mattino, soprattutto vicino alla riva: “Non erano, infatti, lontani da terra, se non un centinaio di metri” (v 8c), c’è sempre la corrente di “scirocco”, e le reti, per non incarbugliarsi, devono essere gettate, sempre dalla parte sinistra della barca (Oggi, con i motori, è più facile correggerne, sia la gettata, che la rotta!). Tuttavia, malgrado tutto, Pietro “si fida” di Gesù, e obbedisce: “In Verbo tuo, laxàbo” – ovvero: “Sulla tua Parola, getterò le reti!” (Lc 5, 5). Ed avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci. L’Evangelista Giovanni, preciserà: “Erano 153 grossi pesci” (v 11a). Come dire, che in questo numero di misteriosa perfezione (153, infatti, era il numero di Pesci, allora conosciuto, ci dirà San Girolamo), è racchiusa una grande metàfora: Come a voler simboleggiare, che “tutti i Popoli della Terra, sono chiamati alla Salvezza” (At 2, 9-11). Anche nella nostra vita non ci mancherà mai “il pane e il pesce” (Ovvero la Provvidenza di Dio!), se sapremo “obbedire” (come ha fatto Pietro!), alla prova di Fede, richiesta dal Signore. Singolare nei Vangeli, questo insistito riferimento al “Pesce”, quale “cibo” del Risorto. Era già conosciuto ed “usato” (vedremo più avanti), dai primi “Discepoli della Via”, così, inizialmente, venivano chiamati i seguaci di Gesù. Solo in seguito, saranno chiamati “Cristiani”, anche se, tuttavia, in senso “dispregiativo”: “Ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11, 26b). Ecco allora che, per sfuggire alla persecuzione, solevano disegnarsi “un pesce”, sul palmo della mano, quale segno di riconoscimento fra di loro “Cristiani”. Lo rappresentavano ( il Pesce!), persino sulle Tombe, per esprimere la loro Fede nella Risurrezione. Oggi troviamo testimonianza. di tutto questo, anche nelle Catacombe di San Callisto, a Roma! Arrivavano anche, ad “anagrammare”, le stesse lettere, che traducevano il termine “Pesce” in greco: “ICTÙS”:
Jesùs
Cristòs
Teoù
Uiòs
Sotèr =
Gesù
Cristo
Figlio
di Dio, e
Salvatore! Anche oggi Gesù, dice al nostro Cuore: “Prendi il largo” (Lc 5, 4), invitandoci a vivere un rapporto di “Fiducia” con Lui, una intimità di dialogo e di vita, così da poterlo “riconoscere”, come “il Signore” (v 7). Non è casuale, tra l’altro, che siano andati proprio in 7 a pescare! Come il numero 12 nella Bibbia, indica la “totalità” di Israele, ovvero la “Pienezza” (12 i Figli di Giacobbe; 12 le Tribù di Israele; 12 gli Apostoli, ecc.!), così il numero 7, che indica la “Perfezione”, è la cifra simbolica dell’Universalità, che unisce, nel simbolismo della Numerologia Biblica: La Terra (4), e il Cielo (3)- Il Mondo e Dio! Anche noi porteremo frutto nella nostra testimonianza, se sapremo “Fidarci” sempre della Parola di Gesù: “Senza di me, non potete far nulla” (Gv 15, 5), consapevoli che la “notte”, sarà sempre “infruttuosa”. Sarà solo all’Alba (“Icòna” della “Luce” di Cristo, che si oppone alle “Tenebre” di Satana!), che Lui si rende “Vivo” e Presente. Nel linguaggio biblico, l’Alba è sempre il momento dell’intervento di Dio, che coincide con la Risurrezione di Gesù. Il “Pane e il Pesce”, rimarranno sempre il simbolo dell’ Eucarestia, il “Cibo spirituale”, con il quale il Signore, “nutre” le nostre Anime.
L’accaduto di oggi, ci insegna che alla fine, di ogni nostra : “notte infruttuosa”, il Signore ci aspetta sempre. Anche quando il nostro umore è a terra, Lui e lì che ci aspetta, per farci “risorgere”, e tirarci fuori, da ogni bàratro. Nella nostra esperienza cristiana, sia questa la consolante certezza: Saper sempre “osare”, saper “gettare la rete dalla parte destra” della nostra vita, andando anche “controcorrente”, “Fidandoci” unicamente di Lui, ed obbedendo alla sua straordinaria Parola. A tutti di cuore, Auguro un buon Venerdì “In Albis”.
don Michele Romano
