Commento al Vangelo di oggi

SULLE TRACCE DEI DISCEPOLI DI ÈMMAUS !

In questa Settimana dell’Ottava di Pasqua, la Lturgia ci invita a rallegrarci, per la Risurrezione di Gesù, e lo stesso Vangelo di oggi (Lc 24, 13-35), nel proporci una Catechesi (nei vv 25-27), ed una Liturgia (v 30), ci assicura che Lui, Gesù, oggi e sempre, resta con noi, al nostro fianco, in ogni momento: “Io sono con voi, tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Anche nelle nostre difficoltà e scoraggiamenti, così come per i discepoli di Èmmaus (Che anche se non erano Apostoli, comunque, hanno sempre seguito Gesù con fiducia!), occorre saper ascoltare, meditare, e contemplare la sua Parola, per trovare un “senso”, a tutti gli avvenimenti della nostra vita, interpretandoli alla luce del Progetto Salvifico di Dio su di noi. Anche se tante volte non riusciamo a comprendere la sua Volontà: “Noi speravamo, che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele” (v 22a), tante volte, può sembrare che Gesù non ci ascolti, invece, ogni giorno “parla” alla nostra vita, e non si dimentica mai di noi (Quante “Dio-Incidenze sottovalutiamo!). Gesù, è voluto rimanere con noi, per sempre, nella Santa Eucarestia. E fu proprio nello “spezzare il pane”, che quei discepoli di Èmmaus, lo riconobbero: “Allora, si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” (v31). Il cammino verso Èmmaus, diventa così metàfora, del cammino, della nostra stessa esistenza. Infatti, al nome mancante, oltre Clèopa, possiamo sostituire benissimo il nostro, in linea con il Progetto dell’Universalismo Salvifico, che caratterizza il Vangelo secondo Luca! Se dunque, riconosciamo vera, questa metàfora, anche noi dobbiamo restare vigili e in ascolto, perché il Signore “si affianca” sempre, ad ognuno di noi, ci viene incontro, e si fa riconoscere lungo il nostro percorso di vita. Ma soprattutto, dobbiamo saperlo “scorgere” e riconoscere, nel “Pane spezzato”. Gesù si è presentato ai due discepoli di Èmmaus, come un Profeta, in riferimento a Dt 18, 15 – ma tutto, ai loro occhi, ormai era crollato: “Stolti e lenti di cuore, a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti” (v 25). Compito di Gesù, ed oggi della Chiesa, è quello di ricordare che: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze, per entrare nella sua gloria?” (v 26). “Ma sono passati tre giorni…”(v 21b). Per la cultura Ebraica, infatti, dopo tre giorni, non si nutriva più alcuna speranza, di fronte alla morte (cfr Gv 11, 39 – quando Marta, sorella di Làzzaro, dirà a Gesù: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni!”). Tuttavia, è solo accogliendo Gesù nella loro casa, e nel “riconoscimento” Eucaristico, che vengono dissipate le tenebre, ritorna la Vita e la piena Speranza. Gesù, a questo punto, non si ferma per una contemplazione gratificante, ma “sparì dalla loro vista” (v 31b). In quel preciso istante, nel cuore dei discepoli, sorge spontanea ed immediata, la responsabilità di comunicare agli altri questa Gioia così grande: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”
(v 33a). Anche a noi, oggi, il Signore, chiede di “passare”, da una generica ed astratta conoscenza di Lui, al “riconoscimento” di Colui che: Si fa compagno di viaggio; Amico che offre la sua vita; Parola che rincuora; Cibo che dà la forza, per ritornare ad annunciare! Chi incontra Gesù Risorto, non si accontenta solo, di “stare con Lui”, in Chiesa, ma prova una Gioia incontenibile, e sente, così, l’esigenza di “correre”, affrontando, come han fatto Clèopa e Compagno/a, circa 12 km , ovvero la distanza che separa Èmmaus da Gerusalemme, ed il tutto in piena notte, contravvenendo alla Tradizione, che gli Orientali, di notte, non camminano. Prova ne è, che saranno loro stessi, a dire a Gesù: “Resta con noi, perché si fa sera…v 29), per raccontare a tutti, la Novità della “Buona Notizia: “Davvero il Signore è Risorto, ed è apparso a Simone” (v 34).
Auguro a tutti, una serena Ottava di Pasqua.

don Michele Romano

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