
LA MORTE DI UNO- LA “SUA”-
CI HA SALVATI TUTTI.
La pagina del Vangelo di oggi (Gv 11, 45-56), ci mostra la reazione opposta, al “segno” della risurrezione di Lazzaro (vv 38- 44): Molti, presenti al Miracolo, credono in Gesù, mentre i Capi del Popolo ne decretano la morte, ostinandosi nella loro cecità! Questo Brano ha un profondo significato Teologico, perché è uno dei pochi brani, in cui l’Evangelista Giovanni, parla del valore Salvifico della morte di Gesù. Non solo determina che deve morire, ma viene precisato anche lo scopo e l’effetto della sua morte. Egli muore: “Per riunire insieme i figli di Dio, che erano dispersi” (v 52). I “segni” operati da Gesù, devono favorire la Fede (Gv 20, 30-31), tuttavia, annota l’Evangelista, che la Fede profonda, deve prescindere dal “Vedere”, ecco perché Gesù, proclama “Beati” i discepoli che credono in Lui, pur senza averlo visto: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20, 29b). Questa è la grande Lezione di Vita, che Giovanni fa emergere dalla vicenda di Tommaso: Non solo ha favorito quella che viene considerata, ormai, la 9ª Beatitudine, ma ha anche formulato, quella che san Tommaso d’Aquino definisce: “La più alta professione di Fede, di tutto il Nuovo Testamento: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20, 28). La condanna di Gesù, invece, manifesta la più grande preoccupazione dei Giudei, che si sa, è solo di carattere politico, perché essi temono, solo, di perdere il potere: “Verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione” (v 48b). Tuttavia, quando Giovanni scriveva il suo Vangelo (tra il 70 e l’80, la distruzione di Gerusalemme e del Tempio, con la conseguente deportazione degli Ebrei, era cosa già avvenuta), ma loro temevano disastri sociali e sommosse, a motivo della
Fede in Cristo, non prevedendo che questi “mali” sarebbero stati solo conseguenza della loro incredulità. Un castigo (Meglio, allora, parlare di
“autocastigo”), per aver rifiutato il Messia (Lc 19, 41-44).
Caifa, lett., per alcuni, sarebbe solo un soprannome: “la scimmia”), lui, pur essendo un delinguente omicida, tuttavia, per il suo ruolo di Sommo Sacerdote in quell’Anno, viene usato (fa intendere Giovanni), solo per “profetizzare”: “È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!” (v 50).
E sarà proprio così, Gesù muore a favore dell’intera umanità:
-Per donare la vita al mondo (Gv 6, 51); – Per salvare il gregge di Dio (Gv 10, 11.15); -E per santificare i discepoli nella Verità (Gv 17, 19). La morte di Cristo, abbiamo visto, ha una finalità solo Salvifica. Mentre il Peccato è divisione, la Salvezza è Vita, ricongiungimento in unità dei figli di Dio dispersi. Si realizza, in tal modo, l’oracolo di Ezechiele: “Passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse…, per formare un solo gregge, condotto da un solo pastore” (Ez 34, 12-13). Questi avvenimenti, si verificarono a pochi giorni dalla Pasqua. Ora, sarebbe davvero auspicabile, che anche noi, ci unissimo a quei Pellegrini, che salivano a Gerusalemme, qualche giorno prima della Solennità della Pasqua, per purificarsi,
aspersi col sangue degli agnelli, perché saranno loro, che nell’attesa, cercano Gesù: “Che ve ne pare? Non verrà alla Festa”. Ecco, saranno proprio questi contadini, gente semplice, ma che nella loro sincerità, con grande affetto, domani oseranno “Cantare ed Osannare” a Gesù, nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme (Gv 12, 12). Auguri sempre, perché il nostro cammino Quaresimale, diventi sempre più attento e solerte.
don Michele Romano
