Azione Liturgica della Passione del Signore

Venerdì Santo – 3 aprile 2026

Dai segni del tradimento all’amore della Croce: il messaggio dell’Arcivescovo nel Venerdì Santo.
Nella suggestiva cornice della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita, si è svolta nel pomeriggio di oggi, Venerdì Santo 3 aprile 2026, la solenne Azione Liturgica della Passione del Signore, momento centrale del Triduo Pasquale, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Maurizio, alla presenza della Confraternita dell’Addolorata e di numerosi fedeli accorsi in raccoglimento e preghiera.

La celebrazione, caratterizzata da sobrietà e intensa partecipazione spirituale, ha guidato l’assemblea nel cuore del mistero della Passione di Cristo. Durante la Liturgia della Parola, i testi proclamati – dal Servo sofferente annunciato dal profeta Isaia, alla riflessione della Lettera agli Ebrei, fino al racconto della Passione secondo il Vangelo – hanno accompagnato i presenti in un itinerario di contemplazione e silenzio.

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a entrare profondamente nel mistero del Venerdì Santo, sottolineando come «oggi la Chiesa tace e contempla», non per spiegare, ma per lasciarsi attraversare dal dono totale dell’amore di Cristo.

Mons. Maurizio ha richiamato l’attenzione su due segni emblematici: il catino della lavanda dei piedi, simbolo dell’amore che serve e si dona, e quello di Pilato, segno della codardia e dell’indifferenza che si sottrae alla responsabilità. Due atteggiamenti opposti che interrogano ancora oggi la coscienza di ciascuno.

Con forte intensità, l’omelia ha evocato anche i due baci della Settimana Santa: quello di Giuda, segno di tradimento, e quello dei fedeli alla Croce, gesto di venerazione e amore. In questo contrasto si manifesta il dramma e, insieme, la speranza dell’umanità.

L’Arcivescovo ha poi allargato lo sguardo alla sofferenza del mondo contemporaneo, ricordando come Cristo continui a essere crocifisso nelle vittime innocenti della violenza, nelle madri che piangono, nei profughi, negli anziani soli e nei giovani privati del futuro. Un richiamo forte alla responsabilità personale e collettiva di fronte al male.

Alla domanda “Chi è stato?”, la riflessione ha condotto i fedeli a riconoscere non solo i protagonisti storici della Passione, ma anche la corresponsabilità di ogni uomo, redento però dall’amore di Cristo: «È stato il suo amore» – ha affermato l’Arcivescovo – a trasformare la croce da strumento di morte in segno di salvezza.

La celebrazione si è conclusa con il rito della venerazione della Croce, durante il quale i fedeli, in silenzio e devozione, si sono accostati per baciarla, affidando al Signore le proprie sofferenze, paure e speranze.
Un momento di profonda spiritualità che ha unito la comunità in un clima di intensa partecipazione, preparando i cuori alla luce della Pasqua ormai vicina.

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