Rossano Cariati, auguri natalizi alla Curia diocesana nella Cattedrale. 22 dicembre 2025.
Si sono svolti oggi, nella Cattedrale di Rossano, gli auguri natalizi alla Curia diocesana di Rossano Cariati, che hanno visto riuniti gli operatori della Curia e gli uffici di pastorale della Diocesi per un momento di preghiera, riflessione e comunione ecclesiale.
L’incontro si è aperto con il canto dell’Ora Sesta, inserendosi nel clima spirituale proprio del tempo di Natale. Al termine della preghiera, il vicario per il coordinamento della pastorale, don Pietro Madeo, e il vicario generale, don Pino Straface, hanno rivolto una breve riflessione e gli auguri all’Arcivescovo, esprimendo a nome di tutti gratitudine per la guida pastorale e per il cammino condiviso nella Chiesa diocesana.
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha consegnato ai presenti un’intensa esortazione natalizia dal titolo “Chiamati a diventare lievito di pace e di speranza. Un’immagine semplice per una missione grande”. Dopo il saluto iniziale e il ringraziamento ai vicari, il Presule ha richiamato il significato profondo del Natale: il Dio che nasce dalla Vergine Maria e porta all’umanità l’amore di Dio, sorgente di fiducia e di speranza, insieme al dono della pace annunciata dagli angeli ai pastori di Betlemme.
Illuminandosi con l’ultima pagina della Lettera di san Paolo apostolo ai Romani, l’Arcivescovo ha offerto una lettura ecclesiale particolarmente significativa per la vita della Curia e degli uffici pastorali. Quella che appare come una semplice lista di saluti diventa, infatti, il ritratto di una Chiesa concreta e viva, la diocesi e la curia dell’apostolo Paolo, fatta di volti, relazioni e storie diverse, unite dall’unico Vangelo di Gesù Cristo. Una Chiesa plurale e comunitaria, chiamata a essere lievito nella storia.
Paolo non è un solitario, ha detto il vescovo. “Il suo ministero apostolico è profondamente comunitario. Attorno a lui troviamo uomini e donne, persone di condizioni sociali differenti, cristiani provenienti dall’ebraismo e dal paganesimo, schiavi e persone libere, famiglie, giovani, consacrati, e – fatto tutt’altro che secondario – molte donne, lodate per il loro servizio e la loro dedizione”. È una Chiesa plurale e unita, chiamata a diventare lievito nella storia.
Tre le parole chiave consegnate come orientamento per il cammino quotidiano: che l’arcivescovo ha preso dal testo biblico: collaborazione, fatica e fraternità.
La collaborazione, intesa come cooperazione responsabile e condivisa, è stata indicata come stile evangelico fondamentale: riconoscere che nessuno basta a sé stesso e che le differenze possono diventare ricchezza se vissute nella logica del Vangelo.
La fatica, vissuta come impegno fedele, è quella del servizio quotidiano – spesso silenzioso e nascosto – che costruisce la vita ecclesiale e che, alla luce del Natale, non va mai perduta quando è offerta per amore.
La fraternità, infine, è stata presentata come la sfida più grande e più necessaria: una fraternità reale, che richiede conversione del cuore, capacità di perdono e attenzione reciproca, perché ciascuno possa sentirsi accolto come fratello e sorella nel Signore.
Essere lievito di pace e di speranza, ha sottolineato l’Arcivescovo, significa vivere il servizio nella Curia non come semplice funzione, ma come autentica missione ecclesiale, dove ogni atto amministrativo, ogni decisione e ogni relazione possono diventare testimonianza evangelica, se animate dalla carità.
Nel concludere, affidandosi alle parole finali di san Paolo e invocando il Bambino di Betlemme, Principe della pace, l’Arcivescovo ha espresso il desiderio che questo Natale rinnovi in tutti la gioia del Vangelo, la forza nel camminare insieme e la custodia della fraternità come dono prezioso. Ha quindi affidato i presenti, le loro famiglie e il loro servizio all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Speranza, augurando di cuore un Santo Natale e un Anno Nuovo colmo della pace che viene da Cristo, nostra speranza.

