Con il Vangelo in una mano e il giornale nell’altra: Ricordo di Mons. Antonio Cantisani a cento anni dalla nascita

In occasione del 100° anniversario della nascita di Mons. Cantisani, Mons. Aloise ha voluto ricordare gli anni in cui è stato Arcivescovo di Rossano (1971-1980) attraverso la testimonianza di don Franco Romano.

Volentieri e con animo grato accolgo l’invito di ricordare la figura di Mons. Cantisani Arcivescovo di Rossano dal 1971 al 1980. Vorrei soprattutto sottolineare, come prima cosa, il mio rapporto personale con questo pastore vulcanico, e poi solo degli accenni sulla sua attività pastorale, una miniera di iniziative. In merito alle sue qualità di pastore sono state dette tante cose da ogni parte giustamente e bene in occasione del suo centenario della nascita.

Dico subito che sono orgoglioso di essere stato uno dei primissimi diocesani a conoscerlo insieme a don Mimmo Strafaci: si recò, dopo poco meno di un mese dalla sua elezione, già nel dicembre del 1970 a Catanzaro presso il Seminario maggiore di San Pio X, per partecipare alla prima conferenza episcopale calabra. Era ancora parroco di Sapri, e per questo appena terminata la conferenza episcopale scappò via per la novena dell’Immacolata, rimanendo solo pochi minuti con noi, unici seminaristi di teologia presenti della sua nuova diocesi. Insieme a don Mimmo ebbi la gioia e la fortuna di essere stato ordinato sacerdote proprio da questo vescovo lucano, già grande conoscitore e profondo interprete del Concilio Vaticano II.
È stato il nostro primo Arcivescovo dopo l’assemblea ecumenica a Roma in Vaticano. Lui non vi partecipò, eppure a chi lo ascoltava dava l’impressione di essere stato in San Pietro, ben trasformato quale aula, tra i padri conciliari. Questo fatto mi riempì il cuore di grande speranza per il futuro del mio ministero sacerdotale. In quegli anni di fermenti ecclesiali importanti fu un vescovo che tutti ci invidiavano.
Personalmente gli sono stato molto vicino anche perché spesso mi chiamava per accompagnarlo con la sua macchina: con lui ho trascorso giornate intere dal mattino alla sera, a volte rimanendo a dormire fuori diocesi per motivi pastorali. Roma, Messina, Salerno, Lauria, Catanzaro furono mete e altre ancore sempre insieme solo noi due. A questi spostamenti insieme bisogna aggiungere le tante parrocchie della diocesi visitate. Tutte queste occasioni furono per me esperienze vive in cui ebbi modo di conoscere bene soprattutto la sua umanità e il suo ottimismo marcato che facevano da base al suo episcopato

Figlio del suo tempo, coniugava alla grande l’annuncio del Vangelo con la concretezza dell’attualità: spesso ripeteva che la Chiesa si serve tenendo il Vangelo in una mano e il giornale nell’altra; nelle sue omelie non era scolastico né retorico, ma entrava direttamente nel cuore dei fedeli riuscendo a formare anche le menti E come non ricordare a tal proposito la sua partecipazione allo sciopero degli operai della centrale elettrica di Rosano portando loro la solidarietà di una chiesa che vuole camminare con e per l’uomo in difficoltà. Nella circostanza, in quelle ore di crisi per i lavoratori, celebrò la Santa Messa nei cantieri della centrale proprio la notte di Natale. Spesso nel primo pomeriggio, recandosi a passeggio, passava dal seminario dove il sottoscritto era educatore, trovando i seminaristi che giocavano al pallone si cimentava anche lui a tirare qualche calcio.
Grande tifoso della Fiorentina e appassionato di ciclismo, chiedeva di accendere la televisione perché voleva vedere l’arrivo del giro d’Italia. Ecco ricordare queste cose potrebbe sembrare a chi legge una forma di caduta nel banale; eppure erano la prova di quella sua carica umana citata prima. Seguiva personalmente i lavori di consolidamento al primo piano del seminario e in qualità di figlio e fratello di imprenditore edile sceglieva i materiali migliori senza spreco di denari; in quegli anni investi circa 80 milioni delle vecchie lire solo per il seminario rendendolo più sicuro nei suoi ambienti.

A me ripeteva sempre:” ricordati che il tuo sacerdozio è ontologicamente unito al mio sacerdozio perché ti ho ordinato presbitero della Chiesa. La Chiesa appunto… la sua ecclesiologia si basava sulla “comunione”, emanazione del Concilio. Si capiva benissimo che conosceva bene la “Lumen Gentium”, soprattutto il IV capitolo di cui ripeteva brani a memoria, era il capitolo dove veniva si approfondiva la teologia del laicato. Appena cominciò il suo ministero episcopato nella nostra chiesa locale, subito s’impegnò a creare gli organismi di comunione che non esistevano ancora, promuovendo il laicato appunto. Diede impulso ad una pastorale profetica anticipando alcuni gesti che pontefici come papa Francesco e Giovanni Paolo II solo dopo dieci anni misero in atto. Mi riferisco all’ecumenismo, all’immigrazione, alla promozione della donna affermando che la donna non è un laico di serie B.

Ebbe cura, quasi maniacale, dei Consigli pastorali parrocchiali che vedeva necessari per ottenere la corresponsabilità dei laici sia uomini che donne. Durante il suo episcopato a Rossano fiorì una grande Azione Cattolica che contribuì a far crescere la nostra chiesa diocesana perché presente in tutte le parrocchie. Un periodo d’oro di questa Associazione in quegli anni in cui si fece la scelta religiosa nell’immediato post Concilio, scelta che risultò negli anni avvenire molto fruttuosa per la chiesa italiana. Si rischiò la scelta politica agli inizi degli anni settanta e il presule di Rossano, già assistente generale nella sua diocesi di origine seguì con passione gli eventi romani sul futuro dell’azione Cattolica.

Mons. Cantisani per quanto fece a Rossano e poi continuò a Catanzaro dal 1980, con merito coprì cariche ecclesiali importanti, come per esempio: membro del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, presidente della commissione per le Migrazioni e fondazione “Migrantes”, infine presidente della Conferenza Episcopale Calabra per circa otto anni. Possiamo dire, concludendo, che la diocesi di Rossano è stata per lui un trampolino di lancio per il suo servizio futuro a Catanzaro e nella regione Calabria.
Il tutto lo ha fatto con tanta gioia come afferma il suo motto episcopale: “Vi annuncio una grande gioia”.

Don Franco Romano

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