
Nella solennità di Tutti i Santi, durante la celebrazione eucaristica di sabato 31 ottobre, la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati ha vissuto un momento di particolare grazia e gioia con l’ordinazione diaconale dei seminaristi Francesco Pio Garbato e Silvio Scipione Graziano, che hanno ricevuto il primo grado del sacramento dell’Ordine per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.E. l’Arcivescovo.
La celebrazione, vissuta nella cornice liturgica della solennità di Tutti i Santi, ha riunito attorno ai due ordinandi i vescovi, il Rettore del Seminario e l’équipe formativa, i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose, le autorità civili, i familiari e numerosi fedeli, che hanno accompagnato con la preghiera questo importante passaggio nel cammino vocazionale dei due nuovi diaconi.
Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha intrecciato il significato della solennità di Tutti i Santi con il dono del ministero ordinato, sottolineando come santità e servizio siano due dimensioni profondamente unite della vita cristiana.
«La santità è la vocazione di ogni cristiano e il servizio è una delle forme più belle attraverso cui essa si manifesta», ha affermato, richiamando l’immagine della «moltitudine immensa» dell’Apocalisse e il Vangelo delle Beatitudini, autentica magna carta della santità cristiana.
Rivolgendosi direttamente a Francesco Pio e Silvio, l’Arcivescovo ha ricordato che il fondamento di ogni vocazione è l’amore gratuito di Dio: «Prima di ogni ministero, prima di ogni responsabilità, prima di ogni servizio, c’è un Padre che vi ama e vi chiama. Prima di essere diaconi siete figli di Dio».
Da questa consapevolezza nasce lo stile autentico del ministero diaconale, che non può essere inteso come un titolo o una posizione da conquistare, ma come un dono da accogliere e una missione da vivere. «Il diaconato non è un titolo da esibire, un ruolo da conquistare o uno spazio da occupare. È un dono da accogliere e una missione da vivere», ha ribadito il Presule, invitando i nuovi diaconi a non cercare se stessi nel ministero, ma a lasciare che attraverso la loro vita sia Cristo a farsi presente.
Particolarmente significativo il richiamo alle Beatitudini, indicate come vero programma di vita per chi è chiamato al servizio della Chiesa. Il diacono, ha spiegato l’Arcivescovo, è chiamato a essere uomo mite, misericordioso, operatore di pace e puro di cuore, capace di riconoscere Cristo soprattutto nei poveri, nei piccoli e in quanti vivono situazioni di fragilità.
«La vostra ordinazione vi pone a contatto con il corpo e il sangue di Cristo sull’altare, ma quel corpo voi lo incontrerete — prima e dopo l’altare — nella carne sofferente dei poveri, dei piccoli, dei mendicanti di speranza del nostro territorio dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati».
Da qui l’invito a vivere il ministero tenendo insieme le sue tre dimensioni fondamentali: la Parola, la liturgia e la carità. Proclamare il Vangelo, servire all’altare e incontrare i fratelli devono diventare espressioni di un’unica testimonianza di fede. «L’altare e la strada non sono due luoghi separati: l’Eucaristia celebrata deve diventare carità vissuta», ha sottolineato l’Arcivescovo, esortando Francesco Pio e Silvio a essere ministri non soltanto delle celebrazioni, ma uomini di prossimità, ascolto e compassione.
Nel suo messaggio, il Presule ha richiamato anche il valore delle promesse che i due ordinandi avrebbero pronunciato davanti alla Chiesa: obbedienza, fedeltà alla preghiera e disponibilità al servizio del popolo di Dio. Un «Sì» che non si esaurisce nel momento della celebrazione, ma che deve rinnovarsi ogni giorno, soprattutto nelle fatiche e nelle situazioni in cui il servizio non riceve riconoscimenti.
«Siate uomini di pace, capaci di costruire ponti e non divisioni», è stata l’esortazione rivolta ai nuovi diaconi, invitati a mettere Cristo al centro del proprio ministero, vivendo nella comunione con il Vescovo, con i presbiteri e con l’intera comunità ecclesiale, valorizzando le diverse vocazioni battesimali e promuovendo ciò che realmente serve al Vangelo.
Un passaggio particolare dell’omelia è stato dedicato anche alla figura del Venerabile Alessandro Vitetti, sacerdote diocesano, il cui insegnamento spirituale richiama il legame profondo tra vocazione sacerdotale e santità. L’Arcivescovo ha ricordato il suo «senso altissimo dell’Ordine Sacro», espresso nel proposito di diventare santo e nella scelta di «donarsi senza trattenere nulla per sé stesso come fece Cristo fino alla croce».
Un riferimento è stato rivolto anche alla dalmatica scelta dai due ordinandi, legata alla testimonianza della Venerabile Serva di Dio Madre Isabella. L’Arcivescovo ha invitato a non considerarla un semplice cimelio del passato, ma un richiamo concreto alle virtù evangeliche e alla spiritualità della passione riparatrice: «La dalmatica che indosserete sia il segno esteriore di un cuore disposto a servire».
Al termine dell’omelia, l’Arcivescovo ha affidato i due nuovi diaconi alla protezione della Vergine Maria, Madre Achiropita e Regina di tutti i Santi, perché li accompagni nel loro ministero, insieme all’intercessione della schiera dei Santi e del Venerabile Alessandro Vitetti.
L’ordinazione di Francesco Pio Garbato e Silvio Scipione Graziano rappresenta una grazia non soltanto per i due ordinati e per le loro famiglie, ma per l’intera Chiesa diocesana, chiamata a riconoscere nel ministero diaconale un segno concreto della propria vocazione alla comunione e alla carità.
«Carissimi ordinandi, siate santi nel servizio, siate umili nella carità, siate fedeli a Cristo fino in fondo»: con queste parole l’Arcivescovo ha consegnato ai nuovi diaconi l’impegno e l’orizzonte del loro ministero.
Una celebrazione che, nel giorno in cui la Chiesa contempla la santità come vocazione universale, ha ricordato a tutti che seguire Cristo significa imparare a servire, facendo della propria vita un dono per Dio e per i fratelli.

