Commento al Vangelo di oggi

IL PECCATO CI “CURVA” A PASSARE, SOTTO LE “FORCHE CAUDINE” DI SATANA !

Il Miracolo narrato nel Vangelo di oggi (Lc 13, 10-17),
riportato solo dall’Evangelista Luca, ci parla della guarigione di una donna incurvata, per una grave malattia, che da ben 18 anni, la costringeva, poverina, a guardare solo a Terra, un male che, in definitiva, le impediva di guardare verso il Cielo! Era un giorno di sabato, ovvero: Giorno del “riposo” di Dio (lo ” Shabbàt”), ma non da considerare riposo dal “fare” il bene, bensì riposo, “per” il bene dell’uomo, perché il vero culto a Dio, è fare la Carità, che non conosce né riposo, e né stanchezza! Oggi, nella Sinagòga, c’è questa povera donna, che, notiamo, non è lei a chiedere aiuto, ma è Gesù, che avendola vista, con la tenerezza di un Padre, la chiamò a sé, dicendole: “Donna, sei liberata dalla tua malattia” (v 12), e la libera così dal male, e dallo stesso “legalismo religioso!” Infatti, ecco pronta, la reazione di sdegno, del capo della Sinagòga, perché Gesù aveva operato quella guarigione, nel giorno di sabato, giorno da loro considerato, di assoluto “riposo” (Pensate, che erano contati addirittura, anche i passi da fare in quel giorno: circa 2000 cùbiti, pari a circa 1000-1500 passi!), sempre e solo da dedicare esclusivamente al culto! In questa donna, Icòna della sofferenza, è rappresentata la situazione dell’umanità, prima della venuta di Gesù, sotto il dominio dello spirito maligno: Ammalata e rattrappita, tutta curva e piegata, impossibilitata a rialzarsi. Gesù, guarda questa povera ammalata, con grande compassione, e parlandole, le impone le mani. Il capo della Sinagòga, non sapendo riconoscere i “segni” del tempo della Salvezza, schiavo com’è del suo testardo attaccamento, alla Tradizione umana, senza comprensione alcuna per l’Amore e la Misericordia, verso una creatura umana così gravemente ammalata, non può che subire la sorte della “vergogna” (v 17a), non solo (oggi!) davanti al popolo, ma – un giorno – la proverà anche davanti al tribunale di Dio. Gesù, dà così, un nuovo significato al sabato, o meglio: Gli restituisce il suo significato originale, in quanto la Legge del sabato, è al servizio dell’uomo: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2, 27) e Dio, in questo giorno, verrà glorificato da chiunque, userà amore e misericordia verso i fratelli. È così che l’uomo riceve nuovamente da Gesù, la sua dignità e la giusta considerazione: “Non può essere considerato meno di un bue o di un asino…, lei che è una “figlia di Abramo” (v 16a). Gesù, finalmente, libera l’uomo dal peso opprimente della legge, infrange il dominio di satana, che si manifesta nel peccato, nella malattia e nella morte. Il “sabato” diventa così, il “giorno della gioia” per tutti: “La folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute” (v 17b). L’infermità, nella mentalità biblica, non è solo disfunzione del corpo, ma l’invasione di uno spirito malvagio, che logora e arresta in lui il corso delle forze della natura. Gesù, stendendo le mani sulla donna inferma, trasfonde su di lei, il suo Spirito, che allontana lo spirito del male. Di fronte a questo avvenimento straordinario, le reazioni sono diverse e addirittura contrastanti. La donna guarita, “glorifica Dio” (v 13), perché riconosce il miracolo compiuto da Gesù, quale manifestazione della sua onnipotenza e della sua bontà; Il Capo della Sinagòga, è “indignato e scandalizzato” per il trambusto avvenuto di sabato nel luogo sacro; La folla “esulta”, e questo può aver creato qualche inconveniente…, ma, viva Dio, che ben vengano, anche tutti i giorni, simili “inconvenienti!” Nel finale del Brano, appaiono in scena: da una parte gli avversari di Gesù che lo condannano, e disapprovano la sua opera, e per questo sono irritati e svergognati, dall’altra, invece, c’è la folla che entusiasta, è convinta ed esalta l’opera di Gesù. Lo stesso fatto, paradossalmente, può suscitare nel contempo – abbiamo visto – indignazione o vergogna, oppure gloria e gioia. Del resto, Dio Padre, quale esempio mirabile, offrendo suo Figlio, ha dato prova di essere tutto “incurvato” sull’uomo, ed ogni uomo “incurvato”, per sua Grazia, si può raddrizzare, recuperando lo sguardo verso il Cielo, e così riflettere la Gloria di suo Figlio. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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