Commento al Vangelo di oggi

PERCHÉ NON GIUDICATE VOI STESSI CIÒ CHE È GIUSTO ?

Il brano del Vangelo di oggi (Lc 12, 54-59), ci insegna che, saper riconoscere i “segni dei tempi”, è per noi Cristiani, un forte richiamo al discernimento e alla responsabilità personale. Come da certi “segni”: “Una nuvola che sale da ponente…”; “Il soffio dello scirocco…” (vv 54-55), sappiamo prevedere che tempo farà, così occorre attenzione e sincera disponibilità, a saper riconoscere i “segni” di Dio nella nostra vita (Eventi ed Avvenimenti che, ormai da tempo, mi hanno portato a cambiare il termine “Coincidenza”, col più significativo “Dio-Incidenza”), e a convertirsi…, prima di arrivare davanti al Suo “Giudizio”, che sappiamo non ammette tempi supplementari di ripensamento: “Non uscirai di là, finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo” (v 59). I contemporanei di Gesù, hanno perso un’occasione unica nella storia dell’umanità: Non seppero riconoscere in Lui, il Figlio di Dio, non comprendendo, così, il Tempo e l’Ora della Salvezza. Non capiti anche a noi, adesso, di non saper riconoscere e decodificare i “segni dei tempi”, che sono il vero “linguaggio” di Dio, e nella Storia, come nella nostra vita! Così ci esorta il Concilio Vaticano II (“Gadium et Spes”, n.4), a saperli interpretare, invece, alla luce del Vangelo: “Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?” (v 50). Dio parla ad ogni uomo, attraverso la voce della sua coscienza, attraverso la voce dei suoi inviati, e, soprattutto, attraverso gli sviluppi e gli eventi della storia. Per questo, Gesù, ci esorta ad essere più attenti e perspicaci: Le parole possono ingannare, i fatti meno! La “Teologia dei “Segni dei tempi”, trova il suo inizio in questa breve affermazione di Gesù, ma dopo tanti secoli, è ancora poco compresa e vissuta. Le liti e le vertenze giudiziarie, fanno parte della storia dell’uomo, e quindi anche del Cristiano. Litigare, tuttavia, non si addice ad un autentico comportamento, da discepoli di Cristo. Il Vangelo, certo, non pretende che il Cristiano rinunci ai suoi diritti, ma suggerisce un modo pratico e ragionevole per farli valere: “Tentando un accordo tra le parti…” (v 57). Tante volte basta un po’ di buona volontà, perché tanti rivendicazioninascono solo dal puntiglio e dall’orgoglio. Solo rinunciando alla propria permalosità ed arroganza, da ambo le parti, si può risolvere qualunque vertenza. Il ricorso al giudice, non sempre è garanzia di una giusta soluzione. Spesso i verdetti sono emessi, non secondo verità o diritto, ma in base alla capacità dialettica degli Avvocati, alle manipolazioni della Legge, e ai cavilli per aggirarla o capovolgerla. Questa “sfiducia”, alquanto manifesta, è testimoniata anche nella predicazione Vetero- Testamentariada tanti Profeti (Cfr Am 5, 10-15; Mi 3, 1-4; Is 1, 26; Sof 3, 3; ecc.). La sentenza assolutoria o la condanna, quindi, non scaturiscono spesso, dall’innoscenza o dalla colpevolezza, ma dalla fortuna o dalla sfortuna, di aver avuto un difensore più o meno abile. La finale, poi, è pessimistica, perché davanti a Dio siamo tutti colpevoli e peccatori. Approfittiamo, pertanto, di questo “Tempo del merito”, che abbiamo da vivere su questa Terra, che precede l’inflessibile procedura del “giudizio finale”, con l’esercizio della penitenza, della conversione e della riconciliazione con il fratello, prima che sia troppo tardi. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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