
LA “VIGILANZA” CRISTIANA: GARANZIA DI “BEATITUDINE”!
Il Brano Evangelico di oggi (Lc 12, 35-38), ci disegna una nuova “architettura” Cristiana, non solo nei nostri rapporti umani, col metterci a disposizione degli altri, ma arriva persino a capovolgere il rapporto uomo-Dio, che premierà la nostra fedeltà, fino a farsi “nostro Servo”: ” Li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (v 37b). Per accedere a questa “candidatura”, non occorrono chissà quali Doti o Titoli accademici, ma soltanto la fedeltà, ad una forte ed umile capacità di “servire”. Questa nostra Fedeltà, finisce per “sorprendere” Dio, superando le sue aspettative, al punto che, ci invita a non temere, ad osare, piuttosto, a saper rischiare, favorendo in noi creatività e decisionalità; Atteggiamenti tipici di chi non si arrende all’abitudine, ma è pronto a “cingersi i fianchi”, per esserci e servire! Dio, d’altronde, mal sopporta i “pappamolli”, gli indecisi, i rinunciatari, in definitiva, chi non sa prendere iniziative: “Siate freddi o caldi…, i tiepiti li vomito” (Ap 3, 14-20). Perciò, siamo costantemente invitati da Dio, ad essere persone appassionate ed impegnate, servi “attenti e vigilanti”, con un cuore carico di gioia (Non di sete di dominio!), con un animo costantemente grato, anelante a pregustare la Gioia del Regno. Anche se piccoli e peccatori, siamo tuttavia dotati, nella nostra libertà, di un grande dono- responsabilità: Tocca a noi aprire al Signore, la porta del nostro Cuore. Nessun altro può farlo al nostro posto, perché è una porta “speciale” – ci dice Santa Teresa d’Avila – dotata di una serratura “particolare” che si apre, cioè, solo dall’interno. E solo aprendola noi al Signore che “bussa”, riceveremo il suo plauso e il suo compiacimento (“Beati loro…!” v 38b). Ecco, amici cari, abbiamo visto come in questo Brano, siamo invitati alla “vigilanza cristiana”. Non importa, allora, quando arriverà il Padrone, se “nel cuore della notte o prima dell’alba” (v 38a), a voler rappresentare cioè, tutti i momenti di buio o di prova. Ma solo chi resta Fedele, potrà sperimentare una gioia profonda, perché la vigilanza trasforma l’attesa, in un incontro di amore. In Tanti, simpaticamente, la definiscono: “La Beatitudine della Veglia”. Passiamo, ora, a meglio comprendere il significato profondo, dei 3 “simboli”, che caratterizzano questa Perìcope:
1)- “Le vesti strette ai fianchi”: Indicano la cintura tesa. alzata, proprio per non essere calpestata, vuoi per il lavoro, che per un viaggio. Significa, cioè, essere pronto a mettersi in movimento, senza alcun impedimento, liberi da ogni cosa inutile;
2)- “Le lampade accese”: Rappresentano la Fede viva, la Speranza e la Carità “luminosa”, delle buone opere nel mondo.
3)- L’attesa del Padrone”: È l’immagine del discepolo, che non si addormenta nella distrazione o nel materialismo, ma vive con il suo cuore, sempre rivolto a Dio. Infine, il versetto 37, è quello più sconvolgente: Ci rivela il paradosso dell’Amore di Dio, che al suo ritorno, farà l’inverso di ciò che ci si aspetta: “Sarà Lui a stringersi la Veste ai fianchi, a fare sedere i servi a tavola, e a passare a servirli”. Tutto ciò, va a ribaltare ogni logica umana, perché: A)- Dio non si comporta come un Padrone severo;
2)- Si fa addirittura “servo” dell’uomo;
B)-Anticipa, così, il mistero dell’Eucarestia e della Salvezza, dove Cristo si dona totalmente, per noi tutti. Perciò, “forziamoci” di essere sempre “pronti”, non vanifichiamo questo meraviglioso Progetto di Dio, ideato per la nostra eterna Salvezza. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
