
AD UNA DOMANDA INGANNEVOLE, GESÙ RISPONDE COL PRIMATO DI DIO.
La pagina Evangelica di questa XXIX Domenica del T.O.- Anno A (Mt 22, 15-21), ci presenta la prima, delle tre dispute, in cui Gesù è trascinato dai suoi avversari, che cercano di “coglierlo in fallo nei suoi discorsi” (v 15). Quella di oggi, vedremo, è una disputa prettamente “politica”; La seconda è di ordine “religioso”, e verte sulla fede nella Risurrezione
(Mt 22, 23-33);
E la terza, su quale sia il “Comandamento più importante”
(Mt 22, 34-40). Oggi, in questa prima disputa, che contiene la celebre risposta di Gesù sul “Tributo a Cesare”, notiamo una “strana” Alleanza, tra i Farisei e gli Erodiani, comunemente nemici tra loro, ma che oggi si alleano, per mettere alla prova Gesù, uniti dal solo intento di poterlo eliminare! Gli chiedono se sia lecito o no, pagare il tributo all’Imperatore Romano, Cesare (v 17). Certo, si tratta di una domanda ingannevole, che nasconde un grave “tranello”: Se Gesù avesse risposto “sì”, avrebbe fatto la figura del traditore del popolo Ebraico, allora sottomesso a Roma; Se avesse risposto “no”, sarebbe stato denunciato alle autorità Romane, come un ribelle. Ma, rispondendo loro, Gesù, che “ben conosce la loro malizia” (v 18a), smaschera la loro ipocrisia e chiede: “Mostratemi la moneta del tributo” (v 19). Allora gli presentarono un denaro con l’immagine di Cesare. Egli, allora, domandò loro: “Questa immagine e
l’iscrizione, di chi sono?” (v 20). Rispondono: “Di Cesare” (v 21a). A questo punto, Gesù, pronuncia la frase decisiva: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (v 21b). Certo, questa affermazione di Gesù, definisce l’autonomia dello Stato: Dal momento che la moneta appartiene
all’Imperatore, perché porta il suo marchio, è giusto contribuire con il pagamento delle tasse, alla vita civile e sociale. Ma, come a Cesare si pagano le tasse, con una moneta materiale, così a Dio bisogna riconoscere il “primato” sull’essere umano, creato “a sua immagine e somiglianza”, per cui ogni uomo, appartiene interamente a Dio. Ed è a Lui solo, che ognuno di noi consegna l’intera vita. Ogni Credente, possiede una libertà ed una Fede, che non si possono confondere con i poteri politici di questo mondo, per cui nessun sovrano o potere politico, può pretendere
l’Adorazione, che spetta solo a Dio. Una cosa è certa: Oggi, più che mai, il Vangelo può e deve illuminare la visione delle cose di questo mondo, darci un criterio di discernimento sui vari aspetti della vita privata e sociale. Abbiamo bisogno del Vangelo – ci dice Paolo Curtaz – quando riflettiamo sull’economia, mettendo al centro l’Uomo, e non il Profitto! Abbiamo bisogno di Vangelo, quando concepiamo una politica come servizio e reciproco rispetto! Abbiamo bisogno di Vangelo, quando la cultura smarrisce il servizio alla bellezza e alla vita, per sfociare nei deserti del nichilismo! E qui mi chiedo: Come vivrò il mio lavoro, a qualunque livello: di Insegnante, di Professionista, di Commerciante, ecc., se il Vangelo non contagia realmente la mia vita? Quali scelte importanti della vita compirò, se non lascerò lo Spirito suggerirmi l’atteggiamento da tenere? Pertanto, lasciamo che la visione Evangelica, influenzi nel profondo la nostra vita, perché il mondo, troppe volte, ci propina atteggiamenti e comportamenti, che ci allontanano dalla logica del Vangelo. Se non sapremo recuperare la “priorità” di Dio, nella nostra vita, allora rischieremo, come tutti, di rimanere infischiati nelle “cose” di Cesare! Che il Signore ci aiuti ad orientare i nostri passi e le nostre scelte, sulle strade sicure del suo Regno. Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e Santa Domenica.
Don Michele Romano
