Commento al Vangelo di oggi

LA SAPIENZA DELLA CROCE, RIVELERÀ L’INSIPIENZA DI SCRIBI E FARISEI.

Oggi il Vangelo (Lc 11, 47-54), riporta le due ultime invettive di Gesù, contro gli Scribi e i Dottori della Legge, perché costoro, non contenti di imporre agli altri, obblighi che essi non osservano, perpetuano lo stesso atteggiamento dei loro padri, che nei tempi passati, non ascoltarono i Profeti e li uccisero: “Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi” (v 47). Qui cogliamo tutta l’ironia di Gesù: Invece di essere testimoni della Sapienza di Dio, portano a compimento il mistero di iniquità, tipica dei loro padri, soffocando in loro, la Parola ascoltata: “Per questo la Sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno” (v 49). La Sapienza di Dio, da sempre, sa di essere perseguitata ed uccisa: È la Sapienza della Croce, che sconfigge il male e il peccato, nell’Ora suprema della sua Passione: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34). Questo “grido” di Gesù, si fa voce, nello Spirito, di tutti i Profeti consegnati all’estrema Testimonianza. Questa è la “chiave” che, portata via dai Dottori della Legge, è stata consegnata a molti altri “Testimoni”
(Come: Madre Teresa, Giovanni XXIII, Mons. Romero, ecc.), perché lo adorassero per l’eternità, insieme a tutti i fratelli in Cristo. I rimproveri del Signore, diretti contro i Dottori della Legge, hanno il loro motivo più profondo, nel rifiuto di Gesù, perché Egli, in quanto “Profeta” di Dio, riassume e supera la parola di tutti i profeti. Egli solo ha la “Chiave” della conoscenza, e ce lo comunica: “Nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Lc 10, 22). Questa è la colpa più grave dei Dottori della Legge: Non solo non riconoscono Gesù, ma impediscono anche al Popolo di riconoscerlo! Alla Sapienza di Dio, manifestata in Gesù, loro preferiscono la loro sapienza umana. Davvero toccante, pensare che, quel “Guai a voi”, che Gesù rivolge ai Dottori della Legge, può essere anche tradotto: “Ahimè per voi”, perché manifesta la sua stessa Croce, dove porta su di sé, la maledizione della Legge, e paga il “conto” di ogni nostro debito (Questo qualifica Gesù, come nostro “Redentore”). La “Giustizia” della Legge, infatti, denuncia e fa vedere il peccato davanti a Dio; Invece la “Sapienza” del Vangelo, lo perdona e se ne fa carico! Un confronto sincero, con questo messaggio odierno di Gesù, ci spinge a considerare il discorso fatto ai suoi contemporanei, non solo valido, ma rivolto anche oggi, a tutti noi, suoi discepoli. Se le nostre regole, le nostre interpretazioni, le nostre priorità, allontanano i semplici, scoraggiano i peccatori, mortificano l’uomo, anche noi stiamo tradendo il Progetto del Maestro. Pertanto, vigiliamo su noi stessi, convertiamo il nostro cuore alla logica del Vangelo, per non allontanare nessuno dall’abbraccio del Padre. Non facciamo delle nostre Parrocchie, come diceva Papa Francesco, delle “Dogane”, anziché delle “Porte”, che ci immettono nella Vita Divina! Anche noi, a volte, pensiamo di essere gli “specialisti del sacro”, esperti della vita interiore, e magari ci trastulliamo, passando il tempo a giudicare gli altri, con grave disprezzo. Attenti carissimi, qui corriamo il serio rischio, di essere identificati con gli stessi: “che non toccano il peso, nemmeno con un dito”, incappando, poi, nell’implacabile e dura requisitoria di Gesù: “Sarà chiesto conto anche a questa generazione”
(v 50). A tutti, auguro di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

condividi su