ROSSANO, 27 settembre 2026 – Si è celebrata ieri, 26 settembre, la festa di San Nilo da Rossano, Patrono della comunità, in una giornata di intensa partecipazione religiosa e civile. Alla celebrazione hanno preso parte le autorità civili e militari, le autorità religiose, numerosi fedeli, i parroci dell’area urbana di Rossano e il Capitolo della Cattedrale, riuniti attorno all’altare per rendere omaggio al Santo Patrono e rinnovare il legame della comunità con la propria storia e le proprie radici spirituali.
La celebrazione è stata presieduta dall’Arcivescovo, che nella sua omelia ha indicato nella figura di San Nilo un modello di vita cristiana capace ancora oggi di parlare alla comunità e di offrire una direzione nel cammino quotidiano.
«La festa del patrono – ha sottolineato l’Arcivescovo – non è soltanto una ricorrenza religiosa che si ripete ogni anno. Non è soltanto una tradizione cara alle nostre famiglie, né un momento nel quale ritrovarci insieme attorno alla figura del nostro santo. La festa del patrono è anzitutto un invito a guardare a Cristo attraverso la testimonianza di un uomo che ha cercato Cristo con tutto se stesso».
Al centro della riflessione il brano evangelico dei due figli chiamati dal padre a lavorare nella vigna. Una pagina che, nelle parole dell’Arcivescovo, richiama ogni credente alla concretezza della fede e alla possibilità sempre aperta della conversione.
«Davanti a Dio non contano soltanto le parole che pronunciamo. Conta la vita. Possiamo dire “sì” con le labbra e vivere come se Dio non esistesse. Possiamo invece attraversare momenti di debolezza, di dubbio, persino di lontananza, e poi trovare la forza di tornare al Signore».
E ancora: «Il nostro “no” non deve necessariamente essere l’ultima parola della nostra vita. Possiamo ricominciare. Possiamo convertirci. Possiamo tornare nella vigna».
Un messaggio che l’Arcivescovo ha collegato direttamente alla testimonianza di San Nilo, monaco italo-greco vissuto tra il X e l’inizio dell’XI secolo, nato a Rossano intorno al 910 e morto il 26 settembre 1004 nella zona di Grottaferrata. La sua vicenda umana e spirituale attraversò diversi luoghi dell’Italia meridionale e fu profondamente segnata dalla preghiera, dalla penitenza, dalla ricerca della solitudine, dalla vita comunitaria e dall’amore per la Chiesa.
«La cosa più importante non è semplicemente conoscere le tappe della vita di San Nilo. La cosa importante è comprendere che cosa muoveva il suo cuore», ha affermato l’Arcivescovo. «San Nilo è un uomo che ha preso sul serio il Vangelo. Ha compreso che Dio non può essere cercato superficialmente. Ha compreso che il Signore non vuole semplicemente una parte della nostra vita: vuole il nostro cuore».
La figura del Patrono è stata quindi proposta come riferimento per una fede che non si esaurisce nella devozione, ma diventa testimonianza concreta.
Richiamando la Lettera di San Paolo ai Filippesi, l’Arcivescovo ha evidenziato: «San Paolo ci dice: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”. Questa è una delle più grandi consegne che la Parola di Dio possa lasciare a una comunità cristiana. Non dice semplicemente: “Pensate come Cristo”. Dice: “Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo”. Sentite come Lui. Amate come Lui. Servite come Lui. Perdonate come Lui. Vivete come Lui».
Da qui l’invito a riscoprire, anche nella società contemporanea, il valore del silenzio, della preghiera e della vita interiore, elementi centrali della spiritualità di San Nilo.
«La spiritualità di San Nilo ha quindi un messaggio molto attuale. In un mondo nel quale tutto ci spinge verso l’esterno, San Nilo ci ricorda l’importanza del cuore. In un mondo nel quale siamo continuamente distratti, ci ricorda il valore del silenzio. In un mondo nel quale spesso si misura la persona per ciò che possiede, per ciò che appare e per il successo che raggiunge, ci ricorda che la vera grandezza dell’uomo consiste nel rapporto con Dio».
La festa patronale è stata così presentata come un’occasione per rinnovare il senso di appartenenza della comunità e, al tempo stesso, per assumere una responsabilità concreta nel vivere la fede.
«La festa di oggi ci invita dunque a passare dalla devozione alla testimonianza, dalle parole ai fatti», ha affermato l’Arcivescovo, richiamando l’immagine evangelica della vigna: «Il Signore oggi ci dice: “Oggi va’ a lavorare nella vigna”. Oggi siamo chiamati a testimoniare il Vangelo, a pregare, servire, perdonare e prenderci cura gli uni degli altri».
Particolare rilievo è stato dato anche al significato della tradizione spirituale di San Nilo, figlio della tradizione cristiana d’Oriente e in comunione con la Chiesa di Roma, come testimonianza di unità nella diversità.
«San Nilo, figlio della tradizione d’Oriente e in comunione con la Chiesa di Roma, ci ricorda che la diversità delle tradizioni non divide, ma può diventare ricchezza quando Cristo è al centro. La sua testimonianza ci indica un cammino di comunione e di pace: la fede unisce ciò che è distante, la preghiera costruisce ponti e la santità apre strade di incontro».
Nel giorno dedicato al Patrono, l’Arcivescovo ha infine affidato alla preghiera di San Nilo le famiglie e l’intera comunità, indicando nella ricerca di Dio, nell’umiltà, nel servizio e nella costruzione della pace le direttrici di un rinnovato cammino cristiano.
«San Nilo, nostro patrono, prega per noi, custodisci le nostre famiglie e la nostra comunità e guidaci, nel cammino della fede, verso Cristo, perché possiamo vivere ogni giorno secondo il suo Vangelo. San Nilo, uomo di comunione e di pace, prega per noi».
La celebrazione del 26 settembre ha rappresentato così non soltanto il momento centrale delle iniziative dedicate al Patrono, ma anche un’occasione di incontro tra la comunità ecclesiale, le istituzioni e la cittadinanza, nel segno della memoria, della fede e della comune appartenenza alla storia di Rossano.

