Commento al Vangelo di oggi

GESÙ CHIEDE, ANCHE A ME, OGGI: “CHI SONO IO PER TE ?”

Ancora una volta, il Vangelo di oggi (Lc 9, 18-22), ci ripropone la domanda fondamentale per ogni Cristiano: “Chi è Gesù per noi?” Anzi, è Lui stesso che sollecita questo interrogativo, proprio perché vuole che la nostra risposta sia seria e decisiva, per la nostra vita. Importante, anche il contesto in cui Gesù pone la domanda. Lo fa in un preciso contesto di intimità, lontano dalla confusione della folla, “in un luogo solitario e in un clima di preghiera”
(v 18a). I discepoli, infatti, sono di ritorno da una missione, e pone loro (in maniera pedagogica e preparatoria!), una prima domanda: “Le folle, chi dicono che io sia? (v 18c). E qui, le opinioni si sovrappongono: “Risposero: Giovanni il Battista, altri dicono Elìa, altri uno degli antichi profeti che è risorto” (v 19). A Gesù, tutte queste risposte, sembrano proprio non interessare! A Lui, è bastato preparare il terreno, perché ora possa porre (Da Buon Pedagògo!), la domanda “diretta”, quella che più, Gli sta a cuore. Tutto però, preceduto da un “Ma” spartiacque: “Ma” voi, che dite che io sia?” (v 20a) La domanda, è rivolta ai discepoli, ovvero: Ai “Voi” (e quindi anche “a Noi”, oggi!), nettamente distinti dalla Folla. Pietro, allora, rispondendo a nome di tutti, esprime la Fede della Chiesa: “(Tu sei) Il Cristo di Dio” (v 20b). Riconosce, così, in Gesù: il Cristo, il Messia Atteso, Colui che deve venire secondo la promessa di Dio: “Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto” (Lc 23, 35). Ma Dio non esaudisce i nostri desideri, bensì la sua Promessa! Ecco perché Gesù, deluderà le attese messianiche dell’uomo: “Non sei tu il Cristo. Salva te stesso e noi” (Lc 23, 39). L’Opera di Cristo, è la Salvezza dell’umanità: Compie, così, un meraviglioso “Progetto Salvifico”, che passa dalla Croce, che noi non osavamo né sperare, né addirittura pensare: La Croce, infatti: “È stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano…, è potenza di Dio (1Cor 1, 18). In questo Brano del Vangelo secondo Luca, è contenuta anche la prima rivelazione piena di Gesù, il Cuore della Fede Cristiana (Meglio conosciuto, come il “Kèrigma”), ossia: il Mistero della sua Passione, Morte e Risurrezione Redentrice. C’è quell’espressione: “Deve soffrire molto” (v 22b), che ci rimanda al compimento della Volontà del Padre rivelata nella Scrittura. La Croce, infatti, era considerato: “il patibolo degli schiavi”, ma che Lui si è addossato, perché ci Ama! È il suo “perdersi”, per salvare noi tutti. Questo ci manifesta anche, la grande Fedeltà di Dio alle sue Promesse, che senza mai ricorrere all’imposizione o alla forza, ma sempre con la dolcezza di un Padre (“Tu Signore della forza, usi la mitezza” – Sap 12, 18), arriva a sacrificare il suo Figlio Unigenito (“Come Agnello mansueto, portato al macello” (Ger 11, 18-20), pur di assicurare a tutti, l’opportunità della Salvezza. In fondo, la sofferenza patita da Gesù, deriva da tutte le forme di male, che abbiamo escogitato, per salvarci “da noi”, con:
L’Avere, il Potere, la Vanagloria, la Superbia (cfr 1Gv 2, 16). In definitiva, chi non abbraccia la logica della Croce (“Sapienza”, che ci rivela tutto l’Amore del Padre!), inseguendo queste “Logiche di Potere”, corre anche il serio rischio, di sentirsi chiamare “Satana” da Gesù, proprio come accadde a Pietro (Mt 16, 23), perché non riusciva ad accettare l’annuncio della Passione, quale unica via di Salvezza per l’umanità! Per questo, il “Potere” di allora, non lo ha riconosciuto: “Rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi…” (v 22a). Ma possiamo consolarci: L’ultima parola, per noi
Cristiani, non è “Morte”, ma “Risurrezione”. Luca, infine, racconta questo dialogo di Gesù con gli Apostoli, significamente preceduto dalla Sua Preghiera personale, senza collocarlo, tuttavia, come fanno gli altri Evangelisti, a Cesarèa di Filippo, perché vuole che questo testo fondamentale, diventi un riferimento preciso per ogni interlocutore Credente (È la sua apertura, all’Universalismo Salvifico!). Tuttavia, non basta fermarsi all’ammirazione, nei confronti del Maestro, ma ancora una volta – oggi e sempre – bisogna lasciarsi interrogare dalla sua provocazione: “Chi è Gesù per me?” Non possiamo certo dare risposte scontate, o apprese al Catechismo. Eppure, quanto sarebbe bello ed auspicabile, che nelle nostre giornate, per coltivare un’autentica ed intima relazione con Gesù, potessimo ritagliarci, momenti e spazi di silenzio e di Preghiera, per migliorare la nostra dimensione Cristiana più profonda, e così, ritrovare nella nostra vita, quello slancio di Fede necessario, che ci consentirebbe di rispondere con sincerità, a quanto Gesù ci chiede. Sarà poi, solo lo “scandaglio” di Dio, che ne potrà verificare l’autenticità. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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