Commento al Vangelo di oggi

MATTEO CI TESTIMONIA, LA PREVALENZA DELLA MISERICORDIA DI DIO !

Oggi il Vangelo (Mt 9,
9-13), ci parla della Vocazione di Matteo, conosciuto come il “Pubblicano”, perché esattore delle imposte, e considerato, pertanto, un “venduto” ai Romani, un “idolatra” per Farisei e devoti, in quanto trafficava con le Monete, che riportavano l’Effige dell’Imperatore , allora considerato un dio, un povero addetto, insomma, alla riscossione del “pedaggio”, che dovevano pagare i viandanti di passaggio per Cafàrnao (Città di frontiera e di commercio!), comprese le loro merci. Certamente, anche Pietro, per dirne una, avrà avuto a che fare con lui, quasi tutte le mattine, quando dal porto, si spostava per andare in città, a vendere il pesce. Questa professione, era alquanto disprezzata dai Giudei, perché loro si ritenevano i perfetti “Osservanti della Legge”, e quel mestiere lo consideravano una vita da “Peccatori pubblici” (“Pubblicani”, appunto!), perché riscuotevano le Tasse per conto del Governatore Romano, al quale, mai, volevano assoggettarsi. Tuttavia, a Matteo, è bastato l’invito di Gesù: “Seguimi”, perché Lui lasciasse subito la sua professione, e con la gioia nel cuore, pensò addirittura, di sdebitarsi per la Misericordia e l’Amore ricevuto da Gesù, invitandolo a tavola, a casa sua, con tutti i suoi amici. Ma i Farisei, non potevano sopportare passivamente tutto questo, e commentano con alcuni discepoli di Gesù: “Come mai il vostro maestro, mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?” (v 11). Questa critica, al comportamento di Gesù, nasce dall’osservanza giudaica, delle “Leggi della
Purezza”, che da oltre 500 anni, sin dal tempo della schiavitù in Babilonia, costituiva per loro un forte segno di identità, per cui: “Mangiare con i pagani”, voleva dire contaminarsi, diventare impuri. Ma Gesù, udito questo, disse (prontamente): “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (v 12a). A questo primo chiarimento, ispirato e tratto dal buon senso, Gesù ne richiama un altro, tratto dalla Bibbia: “Andate e imparate che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici” (Os 6, 6). Matteo (Lett. “Dono di Dio!), è anche un uomo che ha piena consapevolezza, di essere un pubblicano “perdonato”, al punto che, solo nel suo Vangelo, preferisce chiamarsi col suo primo Nome: Matteo, mentre gli altri Evangelisti, forse per “velare” il suo secondo nome di Pubblicano, preferiscono chiamarlo Levi (Mc 2, 14; Lc 5, 27). Ecco perché, consapevole di essere un peccatore, che ha pagato la “tassa”, della verità a sé stesso, passando dall’obbligazione alla comunione, e alla sequela dell’Amore, gli è bastato sentirsi semplicemente dire: “Vieni”, per rimanere del tutto interdetto! Infatti, ha lasciato, immediatamente, tutto ciò in cui confidava: Il banco delle tasse, la sua fonte di reddito, la sua famiglia, per seguire Gesù, che si è accostato a lui, non per disprezzarlo o rimproverarlo, ma con Amore e benevolenza. Al contrario di tanti altri, cosiddetti “devoti”, che quando incrociavano Gesù, recandosi nella Sinagoga quale segno di disprezzo, spuntavano a terra. A questo punto, forse Matteo, avrebbe voluto fare tante domande a Gesù, ma nemmeno una parola, gli uscì dalla bocca. È vero, Matteo lasciò tutto e andò dietro a Gesù, una vera “metanoia”, che ci testimonia la prevalenza della Misericordia di Dio, e come il Signore scelga per la sua sequela, persone che nella loro esistenza sono caratterizzate da evidenti fragilità, con i tratti della vulnerabilità e del limite. Ma, altresì, sappiamo bene, che il Signore, è soprattutto nei “deboli”, che manifesta la sua Onnipotenza! Matteo ci insegna ancora, che la vera Sequela di Gesù, non conosce alcuna tergiversazione, ovvero: Nessun “sé” o “ma”, solo prontezza di spirito e capacità di “fidarsi” di un Dio, che ci invita a Seguirlo, non certo per le nostre prerogative o dati personali (“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” –
v 13), ma per un disegno imperscrutabile della sua infinita Misericordia. Matteo, poi, scriverà questa pagina, trent’anni dopo, ed ancora oggi, sembra dirci: ”
Ne è valsa la pena, credetemi! La Festa che ho dato alla sera, e a cui Gesù ha voluto partecipare, malgrado fossimo tutti malvisti dai “benpensanti”,perché tutti professionisti della truffa, manager senza scrupoli, ecc., mi ha messo dentro una gioia indescrivibile, che da “Maledetto” da tutti, mi ha fatto sentire “Benedetto” da Dio. Oggi, noi tutti, possiamo essere, “novelli” Matteo, anche noi possiamo essere dei “pubblicani” come lui, come Zacchèo, e tanti altri uomini e donne…, magari realizzati economicamente, temuti, gente di potere, ma enormemente infelici, perché sempre bisognosi di uno sguardo d’amore, di un invito alla sequela, di una vita completamente “nuova”, di una Redenzione, che solo l’incontro con Gesù potrà garantirci. Allora sì, che anche noi, ci “alzeremo” per seguirlo, e faremo Festa la Mensa del Signore, scoprendone il suo vero Volto, di Padre Misericordioso. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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