Commento al Vangelo di oggi

DIO SEMINA LA PAROLA: QUAL È IL MIO GRADO DI RECETTIVITÀ?

Oggi, la pagina Evangelica (Lc 8, 4-15), ci mostra come Dio, non ha paura di “rischiare” il seme della sua Parola, sui 4 tipi di terreno, che ci vengono menzionati nel Vangelo, e che rappresentano i “campi” della nostra umanità, senza badare a risparmi o ad attendersi risultati immediati: Accetta, persino, che qualcosa vada “sprecato”, o si “perda”, nella sua seminagione! Il nostro, è un Dio, che non si limita ad attendere, Lui “esce a seminare”, sa avere tanta pazienza con tutti noi, sia chi siamo asfalto, o spine, o rovi, o pietre (Ad ognuno, ha dato “talenti” diversi). Sa attendere con paterna pazienza, il germogliare del seme, e poi i frutti da raccogliere. Apparentemente, sembrerebbe che questo Seminatore della Parabola (Dio), mostri tutti i tratti della “stranezza” e della “distrazione”. Eppure Lui, nella sua infinita Sapienza, conoscendo il cuore dell’uomo, spesso duro come l’asfalto, o incostante e superficiale come il terreno pieno di pietre, o soffocato dalle spine (che, pure, crescono in un terreno forte), rappresentate dalle preoccupazioni umane e dall’incordigia della ricchezza, che bloccano ogni anelito di crescita della Parola nel nostro cuore, Dio è lì, a manifestare tutta la sua premurosa vigilanza, e l’affetto paterno per ciascuno di noi, sapendo anche rispettare i relativi “tempi”, affinché la sua Parola, possa attecchire e crescere in noi. Ma dobbiamo anche chiederci onestamente: “Qual è il mio grado di recettività, rispetto alla sua Parola?
Io/Noi, a quale “terreno” apparteniamo? Siamo disposti ad accogliere la “fatica” di un seme, che deve essere inghiottito dalla terra, capace, cioè, di morire, perché possa portare frutti? Oppure, bastano pochi uccelli, un forte sole, quattro “pietre”, o delle acuminate “spine”, per soffocare tutto e renderci improduttivi? L’Apostolo Giovanni, ce lo ricorda: “Se il chicco di grano, caduto in terra, muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24) Riconosciamo, allora, con grande sincerità, tutta l’insipienza, tante volte, delle nostre valutazioni umane: Quanti rimpianti alle nostre spalle! Veri “tranelli esistenziali” (e qui, il demonio, la sa lunga!), che ci fuorviano, nella giusta preparazione del “campo” dell’animo umano, dove Dio ha posto il terreno migliore e più fecondo! Solo la Sapienza e l’ottimismo, ci garantiranno un animo distaccato dagli affanni e dalle inquietudini della vita, consapevoli che: “Il Padre vostro sa perfettamente, ciò di cui avete bisogno” (Lc 12, 30). Quanti rimpianti, per le occasioni perdute; Quanti rimorsi, per scellerate valutazioni; Quante amarezze, per aver sprecato provvidenziali opportunità! Ma l’importante, è non scadere mai nella disperazione, sapendo che tutti, siamo stati invitati a “superare” i tanti tipi di terreno che lo precedono (Asfalto- Pietre-Spine…!), per approdare ad essere un terreno “buono ed “ubertoso”, dove la Parola di Dio attecchisce e porta molto frutto: Dove il trenta, dove il sessanta, dove il cento per uno, sempre, tuttavia, con la nostra perseveranza! Per approdare a questo grado di produttività, e’ richiesto un “concime” particolare, che renderà sempre più fecondo, il nostro terreno interiore: L’umiltà e la docilità! Invocando tutto questo dal Signore, vi Auguro di trascorrere una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

condividi su