
LA MISURA DEL PERDONO, È IL PERDONO SENZA MISURA !
Ancora una volta, in questa Parabola, che troviamo solo in Matteo (Mt 18, 21-35), Gesù illustra le caratteristiche del Regno dei Cieli. Il grande insegnamento, verte sull’importanza del “Perdono” al fratello: “Come il Padre perdona agli uomini, così anch’essi devono perdonarsi gli uni gli altri”.
La narrazione si sviluppa in 3 scene: 1)- Il primo debitore davanti al Padrone, la sua supplica, ed il condono del suo debito! 2)- Il secondo debitore, incontra un servo come lui, la sua supplica e la risposta spietata del primo debitore.
3)- Il meritato castigo del primo debitore!
Ma notiamo subito, che il primo servo, ha un debito insanabile verso il suo Padrone: “Gli doveva 10.000 talenti (v 24), pari a 10.000 giornate lavorative, un debito che mai avrebbe potuto estinguere. Per questo, il Padrone, nella sua generosità, “ne ebbe compassione”:”Lo lasciò andare, e gli condonò il debito” (v 27). Ma quando questo servo ha di fronte il suo simile, Il quale ha con lui, un debito che è di poco conto (Appena 100 denari – v 28a), imparagonabile al debito che gli è stato appena rimesso, reclama, sì, ciò che è un suo diritto, ma con grande violenza: “Lo prese per il collo e lo soffocava,
dicendo: “Restituisci quello che devi” (v 28b), dimenticando il bene, appena ricevuto dal suo Padrone, che nei suoi confronti aveva avuto grande Bontà e Misericordia. Una prima riflessione, a questo punto, si impone: L’atteggiamento di Dio verso noi uomini, è caratterizzato dalla Misericordia, mentre noi uomini, reclamiamo subito il nostro “diritto” al risarcimento, quale soddisfacimento del nostro senso umano di giustizia, per nulla paragonabile alla meravigliosa Giustizia di Dio! Ecco perché Gesù ci ammonisce: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli, perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6, 14-15). Certo, “Perdonare”, è impresa ardua, ma in questo, dobbiamo imitare il nostro Maestro e Signore Gesù, che non ha esitato a pregare, anche per i suoi crocifissori: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34a). All’inizio di questa Parabola, troviamo la domanda di Pietro a Gesù: “Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a 7 volte?” (Il numero 7, nella Bibbia, è indice di Universalità, è il numero della Totalità, il numero della Creazione!). La risposta di Gesù è chiara: “Non ti dico, fino a 7, ma fino a 70 volte 7” (v 22). Un modo, cioè, per dire “sempre!” Pietro, addirittura, pensava di essere stato generoso, dicendo fino a 7 volte, dal momento che i Rabbini, sulla scorta degli insegnamenti del Talmùd (Joma 87), suggerivano di perdonare al massimo fino a 3 volte, perché questo, asserivano, era anche
l’agire di Dio, descritto nell’Antico Testamento, come leggiamo nel libro di Àmos: “Per 3 misfatti di Damasco, e per 4 non revocherò il mio decreto di condanna”
(Am 1, 3a); “Per 3 misfatti di Mòab, e per 4 non revocherò il mio decreto di condanna”
(Am 2, 1a). Ma con Gesù, in netto contrasto con l’insegnamento Rabbinico, tutto cambia e trova “pienezza”: Lui non accetta questa norma “restrittiva”, e la moltiplica enormemente, parlando di perdono illimitato, superando, così, anche la famosa “Legge del Taglione”: “Occhio per occhio, dente per dente” (Lev 24, 20). Gesù, in tal modo, ci insegna che:
La misura del perdono, è il perdono senza misura! Ma per ricevere il “perdono”, bisogna anche “aprirsi”, cioè, lasciare che l’Amore di Dio, entri nel nostro Cuore! Quanta umiltà, ci manifesta il Signore, a tal proposito, quando ci dice: “Io sto alla porta del vostro cuore e busso” (Ap 3, 20). Quanta delicatezza! E anche da qui, che potrebbe partire la nostra “conversione”. Pensiamo, anche, ai tanti personaggi del Vangelo, come Zacchèo, la peccatrice, la prostituta, ecc., Dio non ha detto loro di “chiedere scusa”, ma di lasciarsi Amare da Lui. Ora, se anche noi, ostinatamente,non apriamo la porta del nostro Cuore (Che, tra l’altro, ci dice Santa Teresa d’Àvila, paradossalmente, la porta del nostro Cuore, ha solo una maniglia, quella “interna”), non otterremo alcun risultato! È un po’, come ricevere una telefonata, e non alzare la cornetta. Non sentiamo nulla! Questo dovrebbe farci riflettere tanto. È vero, abbiamo sempre insistito tanto sulla Confessione Sacramentale, ma, ahimè, oggi è finita per diventare solo un “atto esteriore”, senza cuore! Oggi, le persone che vengono a confessarsi, “si sentono a posto!”. Anche se, poi, nulla cambia nella loro vita. Quante Assoluzioni abbiamo ricevuto finora, eppure, forse, non è cambiato nulla, nella nostra esistenza! Ecco allora “Perdonare di cuore” ai nostri fratelli, pur consapevoli della nostra fragilità. Chiediamo, pertanto, al Signore, che ci congeda un “Cuore nuovo”, capace, cioè, di farci rapportare in maniera nuova, con i nostri fratelli, dove non prevalga più la Giustizia, ma la Misericordia. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa Domenica.
Don Michele Romano
