Commento al Vangelo di oggi

LA NOSTRA VITA: POGGIA SULLA “ROCCIA” O SULLA “SABBIA”?

Se nei versetti del Brano precedente (vv 38-42), sono state elencate le caratteristiche dei “falsi” Cristiani, perché “ciechi” e severi con gli altri, ma benevoli con sé stessi, illusi di non aver bisogno di perdono alcuno, oggi, nel Vangelo (Lc 6, 43-49), ci viene presentato il nostro problema più grave: Spesso rischiamo di essere piante “cattive”, che producono solo frutti cattivi. Un rimedio, tuttavia, c’è: Dobbiamo accettare l’innesto, nell’unico Albero “buono”, il solo capace di produrre “frutti buoni”, l’Albero della Misericordia di Dio, l’Albero della Croce di Cristo! E fin quando restiamo alberi cattivi (“Non si vendemmia uva da un rovo…!” v 44b), finché non decidiamo, cioè, di essere totalmente di Cristo, è inutile sforzarsi di produrre frutti buoni. Gesù, non ama le esteriorità, né i salamelecchi, non le “pompe magne”, né la ritualità sterili… perché ormai sono tutti stereòtipi superati. No! Amici cari, Dio (che è Serio!), ci raggiunge, solo, se gli apriamo il cuore, convertendo la nostra quotidianità, in gesti di Amore “credibili”. San Paolo, a tal proposito, ci fa un elenco dei frutti “buoni”: “Il frutto dello Spirito è: Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22). Questa “lista”, ci dice, quale “metro di misura”, se siamo Cristiani buoni o cattivi. La differenza, tra un albero cattivo ed un uomo cattivo, è facile da cogliere: Mentre è risaputo, che un albero cattivo, non può diventare buono, al contrario, un uomo cattivo, può (e dovrebbe) diventare buono. Questo si chiama processo di “conversione”,passaggio, cioè, dalla cattiveria alla bontà, consapevoli che Preghiera, Sacramenti, Pratiche religiose, ecc., o ci aiutano a diventare buoni d’animo, o non servono a niente! Questa bontà deve manifestarsi attraverso l’Amore concreto al prossimo: Un Amore che antepone i fatti alle parole, come ci insegna l’Apostolo Giovanni: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3, 18).Purtroppo, c’è chi si ferma solo a una fede superficiale, limitandosi al solo: “Signore, Signore…”, ma purtroppo col Signore, le parole e le invocazioni, come la stessa Preghiera, valgono poco, se non sono “autenticate” dal compimento della sua Volontà! Occorre l’Ascolto e la Pratica…! Diversamente, la vita diventa alquanto precaria, priva di ogni fondamento.
In noi, ahimé, potranno anche primeggiare le “maschere”, ma Dio predilige i “volti”. A parole siamo tutti bravissimi, cristiani “perfetti”, ma proviamo ad esserlo coi fatti e nella verità! L’albero “buono”, ci dice Gesù, si riconosce dai suoi frutti, così come l’uomo si riconosce dalle sue opere! La Parabola, che oggi Gesù ci racconta nel Vangelo, della “Casa costruita sulla Roccia o sulla Sabbia”, conclude nel modo migliore tutto questo discorso. Non basta, cioè, riconoscere Gesù, come il “Signore”, ma soprattutto occorre “fare”, la sua Volontà! Una Fede, fatta di sola “conoscenza”, che non diventa “esperienza” col Signore, capace, cioè, di trasformare la nostra vita, è una fede per così dire “Diabolica”: “Tu dici di credere in un solo Dio? Tranquillo, anche i demòni lo credono”. La fede, senza le opere, è morta” (Gc 2, 19. 26). Il vero Cristiano, resta sempre ben piantato e saldamente radicato e fondato sulla Fede, perché ha raggiunto robuste e profonde convinzioni, che lo portano a un serio impegno di vita, in Comunione con Cristo nostra vera “Roccia”, per non crollare davanti alle contrarietà e alle prove. Certo è, che Dio non fa preferenze di persone: Tutto si svolge a pari condizioni: La “piena del fiume” è uguale per entrambi, i “problemi e le preoccupazioni”, non risparmiano nessuno. Ecco perché, un Cristianesimo, fatto solo di belle parole, di fastose Celebrazioni Liturgiche, non reggerà alle immancabili persecuzioni ed avversità della vita. Se la nostra Fede, resta sempre e solo, alla superficie, se non incide, a cosa ci serve? Purtroppo, ahimè, molte volte preferiamo questa Fede “epidermica”: inconsistente e superficiale, proprio come la sabbia, che molte volte, fa leva, sulle nostre stesse “strategie pastorali”, intese a raggiungere solo effetti immediati e di facciata (Quanta superficialità, purtroppo, registriamo anche, dentro e fuori le nostre Chiese…!), senza che a tutto questo, corrisponda un vero processo di rinnovamento interiore, che consentirebbe all’albero della nostra vita, di produrre davvero “frutti buoni”, perché rinforzati da un apparato radicale, che affonda le sue radici nella Parola del Maestro, che ci chiede non solo di “Ascoltarlo”, ma anche di lasciarci “Ammaestrare” da Lui. Ascoltiamo, quindi, sul serio, oggi, questa Parola di Gesù, impariamo a “costruire” la casa della nostra vita Cristiana, sulla “Roccia”, pur consapevoli che ci costerà tanta fatica: Cambiare le nostre scelte, vivere con coerenza il Vangelo, sapendo che, l’uomo “vecchio”, che è in noi, si ribella e ci ostacolerà in mille modi..! Se davvero abbiamo incontrato Cristo, “Roccia” della nostra Salvezza, allora saremo anche capaci di “osare”, ma seriamente! Ed allora, sì, che accoglieremo anche l’ardito, quanto originale, invito alla serietà, di don Tonino Bello, che alla fine della santa Messa, soleva congedare i suoi fedeli, dicendo:
“Carissimi, la Pace è finita, andate a Messa!” Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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