Commento al Vangelo di oggi

LA “NOVITÀ” DI CRISTO: NESSUNA STRUTTURA “ANTICA”, PUÒ CONTENERLA.

Ammirando la dolce ironia del Signore, che si intravede nel Vangelo di oggi (Lc 5, 33-39): “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?” (v 34), cerchiamo di non essere anche noi, persone sempre di malumore, come i Farisei, perché loro ignoravano, che “lo Sposo è sempre con noi”. Un Saggio dell’Antico Testamento, come Qoèlet – non precisamente uno dei più ottimisti – ci dice che sotto questo cielo, c’è tempo per ogni cosa: “Un tempo per strappare e un tempo per cucire” (Qo 3, 6). Notiamo la perfetta coincidenza (Meglio “Dio-Incidenza), con la semplice Parabola del vestito rammentato, di oggi! L’errore da “insipienti”, è: Strappare, quando è tempo di cucire…, e viceversa! È proprio allora, che nulla riesce bene! Se abbiamo momenti di gioia e di pace da vivere, approfittiamone, il Cristiano rimane sempre l’uomo della “Gioia”. Certamente, arriveranno anche per noi, i momenti di duro digiuno. Una certezza, tuttavia, dicevamo, deve sempre sostenerci: “lo Sposo (Gesù) è sempre con noi!” È questa serenità di vita, che Gesù vuole trasmetterci: Un sano discernimento, che ci aiuti a comprendere, che nella vita, ci sarà sempre un tempo per digiunare e pregare e un tempo per mangiare e bere. Nella Preghiera, il corpo manifesta la “fame” e la “sete” di Dio, attraverso il Digiuno. Con Gesù, nel Vangelo, questi due aspetti fondamentali dell’uomo (Fame e Sete!), vengono ad essere superati: Al “digiuno” farisaico, subentra il Banchetto; Alla loro “supplica”
(sempre lamentosa), subentra “la danza” della Gioia Nuziale. Noi cristiani, sostituiamo ogni pratica religiosa (farisaica), col “Mangiare e Bere”, della Santa Eucarestia! E Gesù, fornisce il motivo di questa ebbrezza di vita, concessa ai suoi discepoli: Essi stanno partecipando al Banchetto di Nozze, tra Dio e l’uomo. In Gesù, l’Umanità, che è la Sposa, consuma le Nozze con lo Sposo, che è Dio. Per esprimere questo significato profondo, del rapporto d’Amore tra l’uomo e Dio, nell’Antico Testamento, si è sempre preferito il Simbolo delle “Nozze”, dove l’Amore porta ad unirsi e fondersi con la persona amata: “Tu amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6, 5). Solo in Dio, l’uomo e’ appagato in ogni suo più profondo desiderio, ritrovando la sua grande dignità! La Parabola di oggi, ci insegna che il vestito “nuovo” è Cristo. Risorto: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3, 27). Per ogni Battezzato, è indispensabile prendere coscienza, di questa “vita nuova”, per non commettere operazioni inutili e dannose, come strappare una pezza, dal vestito nuovo, per cucirla su quello vecchio! Al di fuori di ogni metàfora. non possiamo continuare a vestire l’uomo “vecchio”, ratto ppandolo con qualche novità Evangelica! Ciò che è vecchio, bisogna buttarlo, ci ricorda San Paolo: “Abbandonare l’uomo vecchio, che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, e rinnovarsi nello spirito della vostra mente, e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Ef 4, 22-24). Gli otri “nuovi”, invece, sono gli uomini “nuovi”, che contengono il vino “nuovo”, cioè, lo
Spirito Santo. Il vino migliore, è proprio quello “nuovo”, offerto con generosità, dal Signore Gesù (cfr Gv 2, 10). Superiamo, pertanto, anche noi, questa visione della “falsa sapienza” dell’ovvio, sempre rivolta al passato: “Il vecchio è gradevole” (v 29b). Cristo, è la nostra vera “novità”! Nessuna struttura “antica”, potrà mai contenerla! Sposiamo allora, con coraggio, il “nuovo”, che ci proietta nel mistero fascinoso di Dio. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

condividi su