CENT’ANNI DI FEDE, DALLE RADICI AL FUTURO: L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO PER IL CENTENARIO DELL’ACHIROPITA

A San Paolo la Messa solenne nel cuore dei festeggiamenti: «La memoria diventa responsabilità. La devozione diventa conversione. La festa diventa missione»

San Paolo del Brasile – Nel giorno conclusivo dei festeggiamenti per la Madonna Achiropita, il quartiere Bixiga si è stretto attorno alla Vergine per celebrare un anniversario che va ben oltre la memoria: cento anni dalla nascita della festa dell’Achiropita e della comunità parrocchiale a Lei affidata.

Una giornata iniziata con la preghiera e culminata nella Messa solenne presieduta dall’Arcivescovo Mons. Maurizio, alla presenza di numerosi fedeli, dei Padri Orionini, delle autorità, dei volontari, delle associazioni e delle realtà pastorali e sociali che animano la comunità. Cento le voci del coro, una per ogni anno del centenario, hanno accompagnato la celebrazione, mentre al termine della giornata il simulacro della Madonna ha attraversato le strade del Bixiga, in una processione di fede e affidamento.

È stato però soprattutto il significato del centenario a emergere dalle parole dell’Arcivescovo, che ha invitato la comunità a guardare alla propria storia non come a un capitolo concluso, ma come a una responsabilità per il futuro.

«Il centenario che celebriamo non è soltanto una memoria del passato. È una storia viva, che continua ancora oggi», ha sottolineato Mons. Maurizio, ricordando la fede degli emigrati rossanesi e calabro-italiani che, giunti in Brasile all’inizio del Novecento, portarono con sé le proprie radici, le proprie tradizioni e soprattutto l’amore per la Madonna Achiropita, venerata a Rossano.

Attorno a quella devozione nacque una comunità che nel tempo avrebbe accolto persone di origini diverse. «Non si trattò semplicemente di costruire un edificio per il culto: quei nostri fratelli e sorelle, lontani dalla loro terra d’origine, costruirono una casa della fede, un luogo nel quale sentirsi ancora famiglia, uniti attorno alla Madre e guidati verso Cristo».

È questo il filo che unisce Rossano e San Paolo dopo un secolo: una devozione capace di superare le distanze e di diventare ponte tra generazioni e popoli. «La Madonna Achiropita continua a essere un ponte spirituale tra la terra dei padri e la terra dove i loro figli e nipoti hanno costruito la loro vita», ha ricordato l’Arcivescovo.

Ma la celebrazione del centenario, secondo Mons. Maurizio, non può fermarsi alla nostalgia. La domanda decisiva è quella rivolta oggi alla comunità: che cosa chiede la Madonna Achiropita dopo cento anni?

La risposta è nella necessità di rinnovare e trasmettere la fede. «Il vero modo di celebrare un centenario non è soltanto ricordare ciò che è stato, ma rinnovare oggi quella fede e consegnarla al domani».

Una fede che, come quella degli emigrati, nasce anche dalla sete di Dio. Richiamando il Salmo proclamato nella liturgia – «Ha sete di te, Signore, l’anima mia» – l’Arcivescovo ha ricordato come i primi emigrati, accanto al desiderio di costruire una vita migliore, abbiano portato con sé una sete più profonda: «la sete di Dio. Una fede che ha sete di Dio».

È stata una fede concreta, capace di resistere alle difficoltà e ai sacrifici. Una fede che non ha rappresentato «un ornamento della vita», ma una forza capace di sostenere il cammino.
Da qui una domanda rivolta direttamente alla comunità: «Abbiamo ancora questa sete di Dio?». Perché, ha spiegato l’Arcivescovo, si possono avere molte cose e, nello stesso tempo, avere «un’anima assetata»: solo l’amore di Dio può colmare quel vuoto profondo che il successo, il benessere e i riconoscimenti non riescono a riempire.

La storia dell’Achiropita diventa così anche una storia di perseveranza. Richiamando la figura del profeta Geremia, Mons. Maurizio ha ricordato che la vera fede non consiste nell’assenza di difficoltà, ma nella capacità di rimanere saldi nella prova: «La fede vera è quella che rimane viva anche quando la vita diventa difficile».

Un messaggio particolarmente significativo per una comunità nata dall’esperienza dell’emigrazione e chiamata oggi ad affrontare nuove sfide. La fede ricevuta non può essere semplicemente conservata, ma deve essere vissuta e rinnovata: «La fede ricevuta dai nostri padri non è un museo da custodire, ma un seme da far germogliare».

Nel corso dell’omelia l’Arcivescovo ha poi richiamato il ruolo delle nuove generazioni e, in particolare, la vocazione dei catechisti, chiamati a educare alla fede e alla vera devozione a Maria. Una devozione che non può esaurirsi nei gesti esteriori, ma deve condurre a Cristo, secondo le parole di Maria a Cana: «Fate quello che vi dirà».Perché «la vera devozione non si limita ai gesti esteriori, ma trasforma il cuore e ci porta a vivere il Vangelo nel servizio, nel perdono e nella misericordia».

Il cuore dell’omelia è arrivato nella riflessione conclusiva sul significato del centenario. Non basta guardare con orgoglio alla storia dei cento anni trascorsi. Occorre assumersi la responsabilità di scrivere la storia che verrà. «Non siamo qui semplicemente per dire: “Che bella storia abbiamo alle nostre spalle!”. Siamo qui per dire: “Signore, quale storia vuoi scrivere attraverso di noi nei prossimi 100 anni?”».

Una domanda che diventa consegna per l’intera comunità: «I nostri padri ci hanno consegnato una fede. Noi dobbiamo consegnarla ai nostri figli».

E proprio in questa consegna si concentra il significato più autentico della celebrazione: «La memoria diventa responsabilità. La devozione diventa conversione. La festa diventa missione».

Una missione nella quale la Madonna Achiropita continua, dopo cento anni, a essere Madre e guida: «La Madonna Achiropita continua a fare ciò che ha fatto per cento anni: prendere per mano il suo popolo e condurlo a Gesù».

Le parole dell’Arcivescovo hanno accompagnato così il momento culminante di una giornata conclusa con la processione del simulacro lungo le strade del Bixiga. La cena solidale, i canti, le tarantelle dei ragazzi delle opere sociali, la preghiera e la partecipazione dei tanti volontari hanno lasciato spazio al passaggio della Vergine, accolta dalla comunità con coriandoli tricolori e fuochi d’artificio senza botti, nel rispetto delle regole locali.

Attorno alla Madonna si è stretta una comunità di ogni età, unita dalla gratitudine per un secolo di storia e dalla speranza per quello che ancora deve venire.
La festa del centenario si è conclusa con le parole che da sempre accompagnano il cammino della comunità e che, ancora una volta, sono risuonate nel cuore del Bixiga: «Viva Nossa Senhora Achiropita! Ave Maria e avanti!»

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