«La magnifica umanità nasce quando l’uomo magnifica Dio»: il messaggio di Mons. Aloise al Pontificale dell’Achiropita

In occasione della solenne celebrazione della festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e della Madonna Achiropita, patrona di Rossano, Mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, ha rivolto la sua omelia alla comunità ecclesiale e civile, alle autorità civili e militari, ai presbiteri, ai religiosi e alle religiose e a tutti i fedeli presenti.

Al centro della riflessione, il significato dell’Assunzione come annuncio di speranza e come invito a riscoprire la dignità della persona umana. Uno sguardo rivolto al Cielo, dunque, ma profondamente radicato nella vita concreta: «Questa divina liturgia ci fa alzare lo sguardo verso il cielo. Ma non per allontanarci dalla terra: al contrario, per comprendere più profondamente chi siamo e quale sia la meta della nostra vita».

Maria, che ha portato Gesù nel grembo, è oggi portata nella gloria. La sua vicenda, ha sottolineato l’Arcivescovo, non è stata segnata dall’assenza di prove: «Maria non è stata preservata dalla fatica, dal dolore, dall’incomprensione, dalla Croce. È stata preservata dal peccato, non dagli impegni della vita». Proprio per questo, la sua Assunzione rappresenta per ogni credente una promessa: «In lei vediamo già realizzato il destino promesso a tutta l’umanità redenta: la morte non avrà l’ultima parola».

Richiamando le parole di San Paolo — «Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» — Mons. Aloise ha evidenziato che la festa dell’Assunta non riguarda soltanto Maria, ma il destino stesso dell’umanità. «La persona umana non è un frammento insignificante della storia, non è un numero, non è una funzione, non è ciò che produce, ciò che possiede o ciò che gli altri pensano di lei. Ogni uomo e ogni donna portano una dignità che viene da Dio e che nessuna forza della terra può cancellare».

Da qui il riferimento alla «Magnifica Humanitas», espressione posta dall’Arcivescovo in relazione alla riflessione di Papa Leone XIV sulla dignità della persona. Nel cuore della celebrazione, però, è il Magnificat di Maria a diventare la chiave di lettura: «La “Magnifica umanità” nasce proprio dal Magnificat. Maria canta: “L’anima mia magnifica il Signore”. E qui c’è il segreto della vera grandezza umana. La Magnifica Humanitas non nasce quando l’uomo magnifica sé stesso. Nasce quando l’uomo magnifica Dio».

La grandezza di Maria, ha spiegato l’Arcivescovo, si manifesta nell’accoglienza, nell’ascolto e nel servizio. Dopo l’annuncio dell’angelo, Maria «si alza e va in fretta» da Elisabetta, portando con sé la presenza di Cristo: «Maria porta Dio e, portando Dio, porta gioia». La sua visita diventa così immagine di un’umanità capace di uscire da sé stessa e di farsi prossima: «Ecco la vera umanità: non l’uomo che si chiude in sé stesso, ma l’uomo che diventa dono».
Nel Magnificat, Mons. Aloise ha individuato una vera e propria grammatica della dignità umana: «Dio guarda l’umiltà della sua serva: e nasce la dignità. Dio chiama Maria: e nasce la vocazione. Dio rovescia i potenti e innalza gli umili: e nasce la giustizia. Dio ricolma gli affamati: e nasce la solidarietà. Dio ricorda la sua misericordia: e nasce la speranza».

Il canto di Maria assume così una dimensione universale: «Il Magnificat non è soltanto il canto personale di Maria. È il canto dell’umanità quando finalmente ritrova sé stessa davanti a Dio». Un messaggio che, secondo l’Arcivescovo, conserva una particolare attualità in una società nella quale «si rischia di confondere la grandezza con il potere, la libertà con l’autosufficienza, il progresso con il dominio, la felicità con il possesso».
La risposta proposta è quella di un’umanità fondata sulla relazione, sulla responsabilità e sul dono. «La strada della grandezza nell’umiltà, la strada della libertà nel dono, la strada della dignità nell’accoglienza, la strada della speranza nella fiducia in Dio», ha indicato Mons. Aloise, affidando questo percorso alla comunità ecclesiale e civile.

Nel passaggio conclusivo, l’Arcivescovo ha legato il significato dell’Assunta alla venerazione della Madonna Achiropita, la cui immagine, secondo la tradizione, è «non dipinta da mano d’uomo». Un richiamo che diventa anche una riflessione sull’identità e sulla dignità di ogni persona: «La Madonna Achiropita ci ricorda che anche l’uomo porta in sé un’immagine che viene da Dio: creato, redento da Cristo, abitato dallo Spirito e destinato alla gloria».
L’omelia si è conclusa con il riferimento alla preghiera di Maria, affidando alla comunità il suo stesso canto: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». Una professione di fiducia nella promessa cristiana che attraversa ogni prova: «Oltre ogni prova, la vita — non la morte — ha l’ultima parola».

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