Commento al Vangelo di oggi

IL PERDONO: LO RICEVEREMO DA DIO, NELLA MISURA IN CUI SAPREMO DONARLO.

Oggi nel Vangelo (Mt 18, 21-19,1), Gesù ci offre una grande lezione sulla “pazienza”! Proviamo a tradurre, nella nostra vita, la domanda posta da Pietro a Gesù: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a 7 volte?” (v 21). Ora, attualizzando questo, nella nostra vita, potremmo tradurre: “Tutti costoro che amo tanto, di cui sopporto manie e capricci, che mi amareggiano, mi importunano in mille modi, non mi parlano, e questo Signore da molto tempo…, Dimmi, Signore, fino a quando li dovrò sopportare?” Gesù risponde a Pietro (e a noi): Non ti dico fino a 7 volte, ma fino a 70 volte 7. Questa risposta di Gesù, svela la grande Misericordia, per l’Avvento del Regno dei Cieli, perché in tal modo, vengono ad essere ribaltate le parole del violento Làmec, nell’Antico Testamento. nel proclama del suo “Canto”: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Làmec settanta volte sette” (Gen 4, 24). Il Perdono, è talmente importante, che Gesù accompagnerà la risposta alla domanda di Pietro, con una Parabola drammaticamente chiarificante. In questa Parabola, Gesù ci parla di 2 servitori, che avanzano la medesima richiesta verso il Re, loro Padrone: “Abbi pazienza con me…(vv 26.29), perché entrambi debitori, verso di Lui. Certo, per il primo servo, il debito da restituire era
enorme, impossibile da risanare e poter restituire: 10.000 Talenti. Ora se pensiamo che 10.000 era la cifa più alta nella cultura Greca, e un solo Talento, valeva 6.000 denari, questo debito di 10.000 Talenti, equivaleva alla cifra incredibile di 60 milioni di denari. Se tenendo conto, che la paga di una giornata, era di “un denaro” (Mt 20, 2), capiamo che il debitore, non aveva alcuna possibilità di sanare un debito, per il quale avrebbe dovuto lavorare circa 200.000 anni. Doveva solo sperare nel pietoso condono del padrone. E così, poi, sarà per lui. Ma sarà proprio la sua intemperanza, cioè la mancanza di “pazienza”, tipica del servo malvagio, che incontrando un suo compagno, lo stava per affogare, per un nulla: “Gli doveva solo 100 denari” (v 28a). Questo, gli provocherà la sua rovina morale ed economica: “Finirà in mano gli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto” (v 34). Ma questo, nel contempo, accresce la personalità del Re, procurandogli la fiducia della corte, perché ha saputo avere compassione di lui, condonandogli l’norme debito. Riferito a Gesù questo ci ricorda, quando scritto nel Libro dei Salmi: “Ma con te è il perdono, così avremo il tuo timore” (Sal 130, 4). È chiaro, tuttavia, che, come I servi della Parabola, dobbiamo opporci a ogni forma di ingiustizia; Avere il coraggio della denuncia, per amore alla Verità: “Visto quel che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto” (v 31). Pero’, l’indignazione è sana, soprattutto, quando in essa non c’è egoismo, né ira, né stupidità, ma solo il desiderio retto, di difendere la Verità. La vera “Pazienza”, ci fa sopportare misericordiosamente le molestie e le mancanze di opportunità degli altri, accrescendo la padronanza di noi stessi. Consapevoli che tutti, in questo mondo, abbiamo difetti, san Paolo, ci esorta a: “Sopportarci a vicenda e perdonarci gli uni gli altri…, come il Signore vi ha perdonato” (Col 3, 13). Certamente, è di questo ne abbiamo piena consapevolezza, quante volte la pazienza del buon Dio, ci ha perdonato nella Confessione, quando i nostri “debiti” verso di Lui, erano enormi ed assolutamente insolvibili. Ma il
suo Amore misericordioso, va al di là delle nostre richieste, a condizione, però, che anche noi facciamo altrettanto con i nostri fratelli. Perciò, ci chiediamo: Perdonare fino a 7 volte? 70 volte 7? No, sempre! , ed è qui che il perdono, diventa davvero impegnativo, perché anche noi, lo riceveremo da Dio, nella misura in cui sapremo donarlo ai nostri Fratelli. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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