Con la solenne intronizzazione del Simulacro di Maria Santissima Achiropita, svoltasi nella serata di ieri, 31 luglio, si è aperta ufficialmente la Quindicina dedicata alla Madre e Patrona dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati.
Il suggestivo rito, presieduto dall’Arcivescovo nella Cattedrale di Rossano, ha visto la partecipazione di numerosi fedeli raccolti in preghiera davanti al volto della Vergine, i Vescovi Emeriti e il clero cittadino, le religiose. La celebrazione è stata impreziosita dall’animazione liturgica del coro “I Cantori dell’Achiropita”, che ha accompagnato i momenti di preghiera con il proprio servizio musicale, favorendo un intenso clima di raccoglimento.
Questa mattina, alle 6.30, la tradizionale Messa dell’Aurora ha segnato l’inizio del cammino spirituale della Quindicina. La solenne concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’Arcivescovo insieme ai sacerdoti della Cattedrale, inaugurando i quindici giorni di preparazione alla festa della Vergine Achiropita.
Nell’omelia di apertura, l’Arcivescovo ha consegnato ai fedeli il filo conduttore dell’intero itinerario spirituale, sviluppando il tema della Quindicina: “Maria, Madre della Magnifica Humanitas. Nel Magnificat la dignità dell’uomo e della donna trova la sua speranza”.
Prendendo spunto dal Magnificat e dal magistero di Papa Leone XIV, l’Arcivescovo ha evidenziato come il cuore del cammino non sia soltanto la devozione mariana, ma la riscoperta della dignità della persona umana, chiamata a ritrovare in Dio la propria autentica grandezza.
«La dignità dell’uomo non nasce da ciò che possiede. Non nasce dal ruolo che occupa. Non nasce dal consenso che riceve. Nasce dallo sguardo di Dio», ha affermato il Presule, sottolineando come Maria sia la prima a comprendere che il centro del Magnificat non è la sua persona, ma il Signore: «L’anima mia magnifica il Signore».
Da qui l’invito a vivere questi giorni come un autentico percorso di conversione. «Quando Dio diventa grande nella mia vita, allora anche la mia umanità ritrova la sua vera grandezza», ha ricordato l’Arcivescovo, evidenziando come la società contemporanea spinga spesso a “magnificare” sé stessi, mentre Maria insegna una strada opposta: «Magnificare il Signore. E paradossalmente è proprio allora che l’uomo diventa veramente grande».
Uno dei passaggi più significativi dell’omelia ha riguardato lo sguardo di Dio sull’uomo. Commentando le parole del Magnificat, «Ha guardato l’umiltà della sua serva», l’Arcivescovo ha ricordato che «Dio continua a guardare ciascuno di noi» e che «forse la povertà più grande del nostro tempo è sentirsi invisibili». Da qui il richiamo ai giovani in cerca di fiducia, agli anziani che temono l’abbandono, alle famiglie provate dalla solitudine, alle donne ferite nella loro dignità e a quanti vivono schiacciati dall’ansia di dover continuamente dimostrare il proprio valore. «Il Magnificat ci dice che nessuno è invisibile agli occhi di Dio. La nostra dignità nasce da questo sguardo».
L’Arcivescovo ha poi indicato nella Vergine il modello della vera grandezza umana e cristiana, ricordando che Maria è «la donna dell’ascolto, della fede, del coraggio», il volto più bello della dignità della donna e la prima discepola del Signore. Il Magnificat, ha spiegato, restituisce dignità anche all’uomo, perché insegna che «la forza non coincide con il dominio» e che Dio «non umilia nessuno, ma abbatte l’orgoglio che disumanizza».
Rivolgendosi infine alla comunità diocesana, l’Arcivescovo ha ricordato il profondo legame che unisce il popolo di Rossano alla sua Patrona: «Quante generazioni hanno pregato davanti a questo volto! Quante lacrime. Quante speranze. Quante grazie. Quante vocazioni. Quante famiglie affidate alla Madre. L’Achiropita continua a ricordarci che Maria non smette di accompagnare il cammino del suo popolo».
La conclusione dell’omelia è diventata la consegna spirituale dell’intera Quindicina: «Chiediamo alla Vergine una grazia semplice ma decisiva: imparare nuovamente il Magnificat. Ma attenti: non soltanto recitarlo. Viverlo. Magnificare il Signore con la nostra vita. Guardare gli altri come Dio guarda noi. Restituire dignità a chi l’ha perduta. Ridare speranza a chi pensa di non averne più».
Affidando il cammino della Chiesa di Rossano-Cariati alla Vergine Achiropita, l’Arcivescovo ha espresso l’auspicio che la comunità ecclesiale diventi sempre più «una casa dove ogni persona si senta accolta, ascoltata e amata; una comunità nella quale nessuno si senta escluso, capace di riconoscere, difendere e promuovere la dignità di ogni uomo e di ogni donna».
Con questo messaggio prende il via la Quindicina dell’Achiropita, tempo di fede, preghiera e rinnovamento spirituale che accompagnerà il popolo di Dio fino alla solenne festa della sua Celeste Patrona.
