
“IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA…: CREDI QUESTO?”
Il Vangelo di oggi (Gv 11, 19-27), ci aiuta a celebrare la memoria dei Santi Marta, Maria e Lazzaro. Gesù, aveva un grande rapporto di amicizia con loro, al punto che la loro casa, a Betània, era il punto d’appoggio e di riferimento, quando si trovava al Sud, in Giudea (Così come, quando si trovava al Nord, in Galileia, aveva come riferimento, la casa di Pietro, a Cafàrnao). Il Vangelo evidenzia che: “Gesù voleva bene (“Amava”, con Amore di Agàpe) Marta, sua sorella, e Làzzaro (Gv 11, 5). Un Amore gratuito, che alla notizia che Làzzaro era malato, Gesù tuttavia, non andò subito: “Rimase per due giorni dove si trovava” (Gv 11, 6), ma dopo, sfidando l’ira dei Giudei che volevano ucciderlo, andò a Betània, sapendo benissimo di trovare Làzzaro morto (Già al quarto giorno!). Una morte, quella di Làzzaro, che diventa, così, preludio della sua Risurrezione. (Al “Terzo giorno”), a comprovare che Lui, è il Signore della vita. Analizzando il contesto, vediamo Gesù, che arriva nella casa delle Sorelle Marta e Maria, dopo la morte di Làzzaro. Questi versetti 19-27, ci narrano il dialogo centrale tra Gesù e Marta, e ci rivelano il “passaggio”: dalla disperazione iniziale di Marta, alla piena fede nella Risurrezione. Volendo meglio analizzare il contesto, notiamo come “molti giudei erano venuti a Betània per consolare le sorelle” (v 19). Marta (“L’Attiva!”), appena sente dell’arrivo di Gesù, gli andò incontro, Maria invece (La “Contemplativa!”), stava seduta in casa. Le prime parole di Marta, sono un lamento, intriso di fede e di dolore (Quasi, un “velato” rimprovero a Gesù): “Signore “, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (v 21). Marta, tuttavia, non si ferma a questo (Comprensibile!) rimprovero, ma arriva ad esprimere la sua piena fiducia in Dio, aggiungendo: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà” (v 22). Gesù, a questo punto, le promette che il fratello risorgerà. Marta risponde, con la sua convinzione religiosa, tipica della concezione Ebraica Tradizionale, legata alla risurrezione dei morti, nell’ultimo giorno. Ma questo provoca l’auto- Rivelazione di Gesù: “Io sono la Risurrezione e la vita…; Credi questo?” (vv 25-26). A questa precisa domanda, Marta risponde con una solenne Professione di Fede, riconoscendo Gesù come il Messia: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v 27). È da notare, come Gesù, non sposta l’attenzione su un evento futuro o lontano da venire, ma rivela “Se stesso”, come la “Fonte” della Vita Eterna: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (v26). Questo ci insegna, che la Vita eterna, non è un premio puramente “futuro”, bensì una realtà presente, per chiunque sa porre la piena fiducia, nella Messianicità di Gesù! Come Marta, anche noi siamo chiamati a “passare” da una Fede intellettuale (“So che risorgerà!”), ad una Fede esistenziale (“Tu sei il Cristo!”). Questo è il percorso che ogni Credente è chiamato a compiere, perché la Fede in Lui, permette di non morire in eterno, in quanto la sua Vita, abita già in chi ha Fede, superando il limite biologico della morte. Sì, è vero! Tutti moriremo, come anche le persone a noi care, continueranno a morire, ma nonostante questa fragilità della nostra esistenza, e il dolore che ne consegue, non possiamo dimenticare che ci attende la Risurrezione. Che questa certezza, rafforzi la nostra Fede e dia tanto conforto e speranza, ad ogni nostra sofferenza! Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
