
ZIZZANIA, GRANO…, ED IO COSA SENTO DI ESSERE ?
“Chi ha orecchi, ascolti” (v 43b)! Ma lo facciamo davvero? Perché questa pagina di Vangelo (Mt 13, 36-43), non fa sconti, dobbiamo essere sempre pronti a custodire e far germogliare il “seme” della Grazia, che abbiamo ricevuto il giorno del nostro Battesimo, facendo crescere sempre più la Fede nel Signore. Una Fede forte, che nel mentre produce frutti di “opere buone”, impedisce, così, al male (la “Zizzania”), di mettere radici. Oggi per mezzo della Parabola del “Grano e della Zizzania”, la Chiesa ci invita a meditare sulla convivenza del Bene e del Male nel nostro cuore, e nel mondo intero. Gesù ci invita ad avere gli occhi “fissi nel Cielo”, perché è lì la nostra “Dimora Eterna!” Ecco perché di fronte a questa Parabola del “Grano e della Zizzania”, dobbiamo chiederci con coerenza: “IO, COSA SENTO DI ESSERE?” Purtroppo, viviamo in una Società così frenetica, che non ci fermiamo mai a pensare, che un giorno (E solo Dio lo sa), dovremo presentarci davanti a Lui, rendicontando sulle “Qualità” che ci ha donato. Il Signore ci preannuncia, che alla fine dei tempi ci sarà una “Scelta”: Di Salvezza, per “i giusti che splenderanno come il sole” (v 43a), o di Condanna, per “tutti quelli che commettono
iniquità” (v 41b). Ma sia ben chiaro: Il Cielo, dobbiamo guadagnarcelo qui sulla Terra, che rappresenta il nostro “Tempo del Merito”, pur nella frenesia di ogni giorno, senza aspettare eventi eclatanti, ma col vivere eroicamente la quotidianità, anche se priva di ogni Trascendenza. In fondo, poi, raccoglieremo ciò che abbiamo seminato, ecco perché bisogna lottare, ogni giorno, con perseveranza, per presentarci “in quel giorno”, al cospetto di Dio, con le mani piene di “atti di Fede e di Amore”, che seppur nella semplicità e piccolezza, avranno fatto di noi persone più umane, più cristiane, più sante. La spiegazione che Gesu dà ai discepoli sulla Parabola, rende esplicita la Verità di fondo: Il dramma del “Giudizio finale”. Il Seminatore, si sa, è Dio, che a piane mani ha seminato il buon Grano nel nostro cuore; di contro l’Avversario (Colui che non ci arrende”, il Demonio), semina sempre Zizzania. Quante volte la nostra tentazione è quella di strappare tutto, come dicono i servi zelanti della Parabola, e fare un bel falò. Ma Dio, con pazienza e mitezza, ci ammonisce: Così correte il rischio di procurare danni anche al grano, perché nel desiderio di sradicare il male, c’è il rischio di destabilizzare anche il bene!
A questo punto, è meglio lasciar perdere, che crescano pure insieme! Ma quanta sofferenza, convivere con la Zizzania dei nostri difetti, delle nostre ombre…, pazienza e forza! A noi il Signore chiede di evitare, che la parte “oscura”, non soffochi in noi la parte “luminosa”. Certo, Lui ci assicura che il male alla fine non trionferà, e che il diavolo e tutti gli operatori di iniquità, saranno condannati e “gettati nella fornace ardente…” (v 42a). Ma ci pone un grave interrogativo: Noi viviamo veramente da “figli del Regno o del Maligno? Come dire: Siamo Grano o Zizzania? A tal proposito, Gesù spiega che non ci sono campi “separati”, Grano e Zizzania, crescono assieme, non esiste una divisione “manichèa”: da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. La Zizzania può essere (e crescere) ovunque: In ogni parte del mondo, nel cuore di ognuno di noi, nelle nostre stesse Comunità o Gruppi Parrocchiali. Bene e Male co-abitano in ciascun Popolo, in ciascuna Cultura, ma alla fine Gesù, sposta il discorso al momento del Giudizio. Ora c’è da considerare, che di Dio, noi sperimentiamo la sua Pazienza e la sua Misericordia, nel corso della nostra vita terrena. Ma alla fine, si prospetta, ahimè, la sua “Giustizia”, proprio nel momento della “separazione”! Non arriviamo impreparati a questo momento, è bene cambiare con pazienza la Zizzania, in seme buono, nell’arco della nostra vita, diversamente al termine, ci sarà inesorabile “il Fuoco della Geenna. “Chi ha orecchi, dunque, ascolti!” Auguro a tutti, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
