Commento al Vangelo di oggi

“CHI NON VIVE PER SERVIRE, NON SERVE PER VIVERE”!

Nel brano Evangelico di oggi (Mt 20, 20-28), registriamo uno stridente contrasto, tra la logica del mondo, che privilegia il desiderio del
“Dominio” su uomini e cose, e la logica del “Servizio”, proposta da Gesù: “…Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” (vv 26-27). I discepoli, ahimè, immaginavano la salita a Gerusalemme come una salita al potere: Questo spiega il gareggiare tra loro per accaparrarsi i “primi posti” (v 21), ma Gesù spiega che sale a Gerusalemme, solo per realizzare il Progetto della nostra Redenzione, ovvero: “Per servire e dare la propria vita!” (v 28). A tal proposito, mi piace fare memoria, di quanto soleva ripetere don Tonino Bello: “L’uomo che non vive per servire, non serve per vivere!” Del resto, Gesù: “…Non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita come riscatto per molti” (Mc 10, 45). Questa dimensione dell’Amore era completamente sconosciuta prima di Cristo, ecco perché l’ombra della Croce, è un “segno” troppo lontano, dai nostri “sogni di gloria”, e come gli Apostoli, anche noi oggi, opponiamo istintivamente il “rifiuto”, e diviene motivo di scandalo, per chi non si avvale del Dono della Fede. La via della vera “Gloria”, consiste nella sequela di Cristo, nel “bere” il Calice amaro del Dolore, fino alla Croce, abbracciata, come ha fatto Lui, per Amore. L’incomprensione dei discepoli, chiamati in disparte, quasi a condividere una convivenza preziosa, raggiunge il colmo, quando Gesù, preannunciando loro la sua Passione, Morte e Risurrezione, c’è qualcuno fra loro che, invece, pensa meschinamente al “posto d’onore” e alla “carriera”. Non è qui il caso di biasimare la Madre dei figli di Zebedèo, o sdegnarsi come han fatto di altri Apostoli, perché si sa, che ogni Mamma per i propri figli, “in primis”, desidera che siano felici, in salute, e realizzati nella società! Gesù, tuttavia, pur conoscendo la nostra “meschinità” e la nostra sconcertante piccineria, quanta pazienza ha usato, ed usa ancora oggi con noi, perché probabilmente non abbiamo ancora capito, la pienezza del suo insegnamento: “Nel Regno dei Cieli si entra a partire dall’ultimo, perché per il Signore, il numero 1, e l’ultimo dei numeri. Questo significa, allora, sposare la logica della Croce, che ci fa imitare il Signore Gesù, nella sua capacità di essere “Servo e non Padrone!” È questo, sia il vero monito per ogni Suo Discepolo, da attuare soprattutto in tutte le nostre “litigiose” Comunità Parrocchiali, dove molte volte, assistiamo a una vera e propria “gara”, per primeggiare sugli altri, ambendo sempre ai primi posti, scadendo in una Pastorale che privilegia solo i “protagonismi”, e non certo la logica della Croce, ovvero: l’Amore senza misura! Con l’Augurio di comprendere tutto questo, ci auguriamo di trascorrere una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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