
CARIATI (CS) – Si è conclusa con una significativa partecipazione di fedeli e una profonda intensità spirituale la prima giornata della Domenica del Mare 2026, l’appuntamento nazionale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso l’Apostolato del Mare, che quest’anno ha coinvolto le comunità di Cariati e Schiavonea nella Diocesi di Rossano Cariati in due giornate dedicate ai pescatori, ai marittimi e alle loro famiglie.
La giornata inaugurale, svoltasi sabato 11 luglio nell’area portuale di Cariati, si è aperta sul Molo Peschereccio, ai piedi della Statua del Cristo, dove l’Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, ha raggiunto uno ad uno i pescherecci per impartire la benedizione agli equipaggi e alle imbarcazioni. Un gesto semplice ma carico di significato, accolto con emozione dai pescatori, che ogni giorno affidano al mare il proprio lavoro, la speranza e il sostentamento delle loro famiglie.
L’area portuale ha quindi ospitato il convegno, coordinato da Assunta Scorpiniti, direttrice del Museo del Mare di Cariati, che ha rappresentato un’importante occasione di riflessione sul valore del lavoro marittimo, sulla dignità della persona e sulla responsabilità condivisa nella costruzione di comunità sempre più solidali.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del vicesindaco di Cariati, Maria Crescente, del Comandante della Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro, Tullio Arcangeli, del direttore diocesano dell’Apostolato del Mare, don Giuseppe Ruffo, del presidente nazionale di Stella Maris, dott. Luigi Leotta, del presidente della sezione di Cariati della Lega Navale Italiana, dott. Cufari, e di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana.
Partendo dal numero 74 dell’enciclica Magnificat Humanitas di Papa Leone XIV, don Bruno Bignami ha proposto tre piste di riflessione per il mondo del mare: la solidarietà, intesa come responsabilità reciproca; la lotta all’indifferenza verso chi affronta quotidianamente sacrifici spesso invisibili; e il valore della comunità, capace di superare gli individualismi per costruire il bene comune.
Nel suo intervento ha evidenziato come non basti più essere semplicemente “vicini” di banchina o di mestiere, ma sia necessario passare ad una vera logica di affidamento reciproco. «La solidarietà – ha sottolineato – diventa autentica quando ci si fa carico gli uni degli altri in maniera concreta», auspicando che proprio i porti diventino sempre più luoghi di fraternità e di relazioni umane rinnovate.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla situazione internazionale. Don Bignami ha ricordato come il mare rappresenti oggi un autentico termometro geopolitico, profondamente segnato dai conflitti che limitano la libertà di navigazione, costringendo le navi a continui cambi di rotta con pesanti conseguenze economiche e rischi per la sicurezza degli equipaggi. Da qui il richiamo alla necessità di riportare al centro di ogni dinamica economica la dignità della persona e del lavoratore, superando definitivamente la cultura dell’indifferenza.
A concludere il convegno è stato l’Arcivescovo monsignor Maurizio Aloise, che ha raccolto e rilanciato i numerosi spunti emersi nel corso del pomeriggio, ribadendo la vicinanza della Chiesa al mondo del mare.
«Le voci che abbiamo ascoltato – ha affermato – hanno composto un unico racconto: quello di un mare che non è soltanto spazio geografico o risorsa economica, ma luogo di incontro, di lavoro, di speranza e di fraternità».
Richiamando il Messaggio del Cardinale Michael Czerny per la Domenica del Mare, l’Arcivescovo ha ricordato come dietro ogni nave e ogni porto vi siano donne e uomini che affrontano sacrifici, rischi e solitudine, spesso aggravati dalle conseguenze dei conflitti internazionali. Da qui l’invito a riconoscere concretamente la dignità di ogni lavoratore del mare, promuovendo condizioni di lavoro sempre più giuste e sicure.
«Il mare – ha evidenziato – continua a insegnarci una grande verità: non divide i popoli, ma li unisce. Le rotte marittime diventano percorsi di dialogo, cooperazione e pace, dimostrando che persone di culture, lingue e religioni diverse possono lavorare insieme nella ricerca del bene comune».
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il rapporto inscindibile tra tutela dell’ambiente e tutela della persona: «La cura del mare e la cura della persona sono inseparabili. Non possiamo difendere gli oceani dimenticando i marittimi. Non possiamo parlare di sviluppo sostenibile senza garantire dignità a chi lavora sulle navi, nei porti e nella pesca».
Monsignor Aloise ha quindi lanciato un appello affinché la Domenica del Mare non rimanga una semplice celebrazione, ma diventi un impegno permanente di collaborazione tra istituzioni, Chiesa, associazioni, scuola e cittadini. «Questo pomeriggio non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza», ha affermato, invitando tutti a rafforzare una rete di responsabilità condivisa perché «nessuno si senta invisibile o dimenticato».
Nelle parole finali, l’Arcivescovo ha richiamato con forza il compito della comunità cristiana: «Siamo chiamati a salire sulla stessa barca, a costruire ponti e non muri, a essere segni credibili di speranza in un tempo segnato da conflitti e incertezze». Un invito che si è concluso con l’affidamento di tutti i pescatori, i marittimi, gli operatori portuali, la Guardia Costiera e le loro famiglie alla protezione di Maria, Stella del Mare, affinché i nostri mari possano essere sempre più vie di pace, fraternità e speranza.
La serata è proseguita con un intenso reading letterario dedicato al mare, attraverso la lettura di poesie, racconti e testi dedicati ai pescatori e alla cultura marinara. Ad arricchire il programma anche la mostra fotografica e documentaria “Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati”, la dimostrazione pratica della Scuola Vela della sezione locale della Lega Navale Italiana e, per quanti lo hanno desiderato, la visita al Museo delle Migrazioni e del Mare nel centro storico di Cariati.
Una giornata che ha saputo coniugare spiritualità, cultura, memoria e impegno civile, restituendo centralità alle donne e agli uomini che vivono del mare e confermando il valore della Domenica del Mare come occasione privilegiata di incontro tra Chiesa, istituzioni e comunità marinara.
