
Il Salone degli Stemmi dell’Arcivescovato, ha accolto nella giornata di giovedì 9 luglio 2016 un evento culturale e interreligioso di altissimo profilo nell’ambito del Premio Ausonia: la presentazione del libro di Stefano Ziantoni, Direttore di Rai Vaticano, interamente dedicato ai viaggi apostolici di Papa Francesco.
L’incontro, che ha visto la partecipazione di un parterre qualificato di giornalisti italiani e internazionali, è stato impreziosito dalla presenza di Sua Eccellenza l’Arcivescovo, Monsignor Maurizio Aloise, e del rappresentante della comunità ebraica, Roque Pugliese.
Per la città di Corigliano Rossano ha portato i saluti l’assessore alla cultura e pubblica istruzione Giovanni Pistoia.
La presentazione è stata preceduta da un momento di straordinaria intensità: un’emozionante visita al Codex Purpureus Rossanensis, l’antichissimo evangelario patrimonio UNESCO custodito nel Museo Diocesano e del Codex, che ha proiettato gli ospiti in un’atmosfera di profonda suggestione e ammirazione.
Al centro del dibattito, i temi universali che hanno animato il pontificato di Bergoglio e che Ziantoni ha saputo raccontare nel suo volume attraverso la lente privilegiata dell’informazione vaticana: la cultura dell’incontro, la diplomazia pontificia e la cooperazione tra le fedi.
Non sono mancati aneddoti e ricordi personali e uno sguardo più complessivo sull’importanza della comunicazione improntata sulla verità e le emozioni.
Particolarmente toccanti e di stretta attualità sono stati gli interventi di Roque Pugliese e del pastore della diocesi, Monsignor Aloise, focalizzati sui temi della pace e del dialogo interreligioso che hanno emozionato il pubblico presente.
Roque Pugliese ha evidenziato l’importanza di abbattere i muri del pregiudizio, costruendo ponti di conoscenza reciproca tra la comunità ebraica e il mondo cristiano, seguendo la scia del cammino ecumenico tracciato da papa Francesco e proseguito con Papa Leone.
Monsignor Aloise ha richiamato l’urgenza di un impegno comune per la pace universale, definendo le tappe apostoliche descritte nel libro come fari di speranza in un’epoca segnata da profonde tensioni globali
«Il dialogo tra le religioni non rappresenta un semplice esercizio di confronto culturale, ma una responsabilità morale verso l’intera umanità». È questo il cuore dell’intervento dell’Arcivescovo a cui era stata chiesta una parola illuminante al tema “Il dialogo interreligioso, la fraternità e il ruolo della cultura come strumento di unione”.
Nel suo saluto alle autorità civili e religiose e ai rappresentanti delle diverse confessioni, l’Arcivescovo ha sottolineato il valore simbolico e concreto della presenza di guide spirituali appartenenti a tradizioni differenti, definendola «un segno concreto di speranza, un messaggio di fiducia e un invito a costruire insieme un futuro fondato sul rispetto, sulla fraternità e sulla pace».
Richiamando il difficile scenario internazionale, segnato da guerre, tensioni, disuguaglianze e migrazioni, ha ribadito che il dialogo non implica la rinuncia alla propria identità religiosa, ma ne rappresenta l’espressione più autentica: «La fede, quando è genuina, non costruisce muri ma ponti; non alimenta diffidenza, ma genera rispetto; non divide, ma invita all’incontro».
Particolarmente significativa l’immagine evocata, ispirata a Papa Leone XIV, dei «campanili, dei minareti e del suono dello shofar che si elevano insieme verso il cielo», simboli non di contrapposizione ma «di un’unica ricerca del trascendente, di una comune aspirazione alla pace e di un profondo desiderio di fraternità». Da qui l’invito a riconoscere che «le differenze non separano quando sono illuminate dal rispetto» e diventano «linguaggi diversi attraverso i quali l’umanità si rivolge all’unico Creatore».
L’Arcivescovo ha richiamato quindi l’eredità della Nostra Aetate, la dichiarazione del Concilio Vaticano II che ha aperto una nuova stagione di dialogo tra le religioni, ribadendo con fermezza che «nessuno può invocare il nome di Dio per giustificare la guerra, la violenza, il terrorismo o interessi politici, economici o ideologici». Ogni forma di fondamentalismo, ha aggiunto, «tradisce l’essenza stessa dell’esperienza religiosa», chiamata invece a costruire relazioni e a promuovere la dignità della persona.
Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato alla responsabilità condivisa delle grandi religioni monoteiste. «Cristiani, ebrei e musulmani condividono una convinzione fondamentale: ogni persona è creatura di Dio e possiede una dignità che nessuno può violare». Da questa consapevolezza nasce l’impegno comune a contrastare odio, discriminazioni, indifferenza e disuguaglianze, terreno fertile per l’intolleranza e i conflitti.
Ampio spazio è stato riservato anche al ruolo della cultura, definita «il linguaggio universale dell’incontro». Attraverso libri, arte, musica e tradizioni, ha osservato l’Arcivescovo, è possibile conoscere l’altro, comprenderne la storia e superare i pregiudizi. «Quando conosciamo la cultura dell’altro, smettiamo di averne paura. Quando ascoltiamo le sue tradizioni, comprendiamo che le grandi domande dell’esistenza sono comuni a tutti».
Per questo il dialogo interreligioso, ha spiegato, non riguarda soltanto i credenti, ma coinvolge l’intera società: istituzioni, scuola, università, mondo della cultura, dell’informazione e associazionismo, chiamati a promuovere una vera cultura dell’incontro.
Nelle conclusioni, l’Arcivescovo ha espresso l’auspicio che l’iniziativa rappresenti l’inizio di un percorso stabile di collaborazione, invitando le comunità e le istituzioni a continuare a investire nella fraternità e nella pace. «Le differenze non devono mai essere motivo di paura. Sono una ricchezza. Sono il patrimonio dell’umanità», ha affermato, ribadendo che una società autenticamente inclusiva valorizza le identità mettendole al servizio del bene comune.
Infine, l’appello conclusivo: «Solo quando sapremo guardarci come fratelli e sorelle, rispettando la dignità di ogni persona e camminando insieme nella diversità, potremo consegnare alle nuove generazioni un mondo più giusto, più umano e finalmente più pacifico».
