Isnello celebra il 40° anniversario della nascita al Cielo della Venerabile Elisa Giambelluca. Il suo messaggio: “Farò di tutto per essere santa”


Con una solenne celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati, si sono concluse domenica 5 luglio 2026, nella XIV Domenica del Tempo Ordinario, le celebrazioni del 40° anniversario della nascita al Cielo della Venerabile Elisa Giambelluca, figlia di Isnello e membro dell’Istituzione Teresiana.

La settimana commemorativa, aperta da S.E. Mons. Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù, ha coinvolto l’intera comunità ecclesiale in un intenso itinerario di preghiera e riflessione sulla testimonianza evangelica della Venerabile. Alla celebrazione conclusiva erano presenti S.E. Mons. Vincenzo Manzella, Vescovo emerito di Cefalù, il Vicario Generale, il parroco Don Mimmo e numerosi sacerdoti della diocesi, le autorità civili, rappresentanti dell’Istituzione Teresiana nelle sue diverse espressioni e numerosi fedeli giunti anche da altre diocesi.

Fin dalle prime parole della sua omelia, Mons. Aloise ha invitato l’assemblea a leggere questa ricorrenza come una grazia per la Chiesa e per la comunità di Isnello: «Non celebriamo semplicemente un ricordo, ma ci lasciamo interrogare dalla testimonianza di una donna che continua a parlare al nostro presente. I santi – e coloro che la Chiesa ci indica come modelli di vita evangelica – non appartengono al passato: sono una parola che Dio continua a rivolgere al presente».

Partendo dalle letture della XIV Domenica del Tempo Ordinario, l’Arcivescovo ha sviluppato una profonda riflessione sul Vangelo di Gesù «mite e umile di cuore», sottolineando che proprio in queste parole si trova il cuore della spiritualità di Elisa Giambelluca.
«È l’unica volta in cui Gesù ci apre il suo cuore e ci dice chi è veramente. Non dice: imparate la mia onnipotenza, né la mia sapienza. Dice semplicemente: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. È come se oggi dicesse anche a noi: se volete capire Dio, guardate la mitezza; se volete capire la santità, guardate l’umiltà. E proprio questa è stata la strada percorsa da Elisa».

Mons. Aloise ha quindi ricordato come la santità della Venerabile abbia avuto origine proprio nella vita ordinaria del suo paese natale: «Qui, tra queste case e queste montagne, Elisa è nata, ha imparato a fare il segno della croce, ha partecipato all’Eucaristia, ha conosciuto sacerdoti e catechisti che l’hanno accompagnata nella crescita della fede. La santità non nasce all’improvviso: cresce nelle famiglie, nelle parrocchie, negli oratori, nella fedeltà semplice di ogni giorno».

Uno dei passaggi più significativi dell’omelia è stato dedicato al progetto spirituale che Elisa aveva affidato al suo diario: «Prometto di fare di tutto per essere santa. Una santità senza rumori, ma vera e feconda per la Chiesa». L’Arcivescovo ha spiegato che «una santità senza rumori significa vivere il Vangelo senza cercare applausi, amare Dio nelle piccole cose, servire senza pretendere riconoscimenti. Questa è stata la sua santità».

Ricordando il percorso umano e professionale della Venerabile, laureata in Matematica e Fisica, insegnante e preside, Mons. Aloise ha evidenziato come Elisa abbia saputo unire fede, cultura e servizio educativo. «Avrebbe potuto cercare il successo personale. Invece scelse di mettere la sua intelligenza, la sua preparazione e le sue capacità al servizio del Vangelo. Educare, per lei, era una forma altissima di carità».

Richiamando il decreto con cui Papa Francesco ha riconosciuto l’eroicità delle sue virtù, l’Arcivescovo ha sottolineato l’attualità della sua testimonianza: «Elisa non separò mai la fede dalla cultura, la professionalità dalla carità, il lavoro dalla santità. Ci insegna che anche la scuola può diventare un altare, l’insegnamento una missione e la cultura uno strumento di evangelizzazione».

Particolarmente intensa è stata la riflessione sulla prova della malattia. «Non cercò la sofferenza – ha affermato Mons. Aloise – ma quando la sofferenza arrivò la trasformò in un’offerta d’amore. Offrì la sua vita per i sacerdoti in difficoltà e per le vocazioni. Chi la incontrava continuava a vedere sul suo volto la pace, perché aveva imparato che il peso della croce, portato con Cristo, non schiaccia il cuore».

Nella parte conclusiva dell’omelia, l’Arcivescovo si è rivolto direttamente alla comunità di Isnello, affidandole una precisa responsabilità ecclesiale: «Quando una terra genera una persona che la Chiesa indica come Venerabile, quella terra riceve anche una missione: custodirne la memoria, far conoscere la sua testimonianza, pregare perché il Signore conceda presto il dono della beatificazione, ma soprattutto imitare la sua fede».

Un pensiero particolare è stato rivolto ai giovani, alle famiglie, agli insegnanti e agli educatori, ai quali Elisa continua a indicare che «vale la pena spendere la vita per ideali grandi» e che «la santità non è fatta di gesti eccezionali, ma di fedeltà quotidiana».

Concludendo la celebrazione, Mons. Aloise ha affidato all’intercessione della Venerabile Elisa Giambelluca le famiglie, i giovani, i malati, gli insegnanti, i sacerdoti e tutte le vocazioni, chiedendo che la comunità di Isnello continui a custodire e a far fruttificare il seme di Vangelo germogliato in questa terra.

Le celebrazioni del quarantesimo anniversario hanno così rappresentato non solo un momento di memoria, ma anche un rinnovato invito alla santità, raccogliendo l’eredità spirituale della Venerabile Elisa Giambelluca, la cui testimonianza continua a illuminare il cammino della Chiesa con la forza discreta di una «santità senza rumori», autentica e feconda per il nostro tempo.

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