In occasione del Raduno diocesano dei Ministranti, svoltosi il 1° luglio 2026 presso il Convento Francescano di Terranova da Sibari, l’Arcivescovo ha consegnato ai ragazzi una profonda testimonianza personale, prendendo spunto dal Vangelo della Samaritana. Il suo intervento è stato un invito a riscoprire il servizio all’altare come luogo privilegiato dell’incontro con Cristo e della maturazione della propria vocazione.
Richiamando l’esperienza della Samaritana, l’Arcivescovo ha ricordato che Gesù «non aspetta la Samaritana nel Tempio, ma presso un pozzo, nel luogo della sua vita quotidiana», sottolineando come anche il Signore continui oggi a incontrare ciascuno nella concretezza della vita. Per lui quel “pozzo” è stato la liturgia: «La liturgia è stata il mio pozzo. Ogni Messa era un appuntamento nel quale Gesù mi aspettava».
Con semplicità ha raccontato il suo cammino di ministrante, iniziato attraverso i gesti del servizio e diventato, con il tempo, una vera scuola di fede: «Servendo all’altare ho scoperto che prima ancora di essere io a servire Gesù, era Lui a servire me. Era Lui a nutrire la mia fede, a guarire le mie paure, a dare una direzione alla mia vita». Da questa esperienza, vissuta nella fedeltà alla Messa, alla preghiera e all’ascolto della Parola, è maturata anche la sua vocazione sacerdotale.
L’Arcivescovo ha quindi esortato i ministranti a non sottovalutare il valore del loro servizio: «Non pensate mai che il vostro servizio sia piccolo. Ogni volta che servite con attenzione, con raccoglimento, con amore, state molto vicini a Gesù». Anche se oggi non tutto è pienamente comprensibile, «ogni Messa può diventare un incontro che cambia la vita», perché è nell’Eucaristia che Cristo continua a parlare, a donarsi e a chiamare ciascuno.
Al centro del messaggio anche il tema della vocazione, che nasce dall’incontro personale con il Signore e dalla disponibilità a lasciarsi trasformare, come la Samaritana che lascia la sua anfora dopo aver incontrato Cristo. «La vocazione nasce sempre così: quando si scopre che Cristo vale più di tutto il resto», ha affermato, ricordando che il Signore chiama ciascuno a una strada diversa – matrimonio, vita consacrata o sacerdozio – ma ciò che conta è «rimanere vicini a Gesù, perché è solo stando con Lui che si comprende chi siamo davvero».
Concludendo il suo intervento, l’Arcivescovo ha invitato i ministranti a vivere il servizio liturgico non come un semplice compito, ma come un autentico cammino spirituale: «Il nostro compito è non essere semplicemente ragazzi che svolgono un servizio, ma persone che imparano ad adorare». Da qui l’augurio finale: che ogni volta che si avvicinano all’altare cresca in loro il desiderio di conoscere sempre più Cristo e che il suo incontro diventi, come per la Samaritana, «una sorgente che non smette mai di zampillare», capace di accompagnare con gioia il cammino della vita.
