Tra la cenere il volto degli ultimi: la Chiesa accanto agli invisibili della società

Il drammatico incendio che ha devastato l’area della baraccopoli di Boscarello non lascia soltanto il segno della distruzione materiale, ma richiama tutti a una profonda riflessione sul volto spesso nascosto della povertà, dell’emarginazione e della fragilità umana.

Dove fino a poche ore fa sorgevano ripari di fortuna, oggi rimangono solo cenere, lamiere contorte e i resti di quel poco che alcune persone possedevano. Una ferita che interpella la coscienza dell’intera comunità.

L’Arcivescovo di Rossano-Cariati, Mons. Maurizio Aloise, e il direttore della Caritas Diocesana, don Claudio Cipolla, esprimono profondo dolore per quanto accaduto e, allo stesso tempo, elevano al Signore una preghiera di ringraziamento perché la tragedia non ha avuto conseguenze ancora più drammatiche.
Questa mattina il direttore della Caritas Diocesana si è recato personalmente nel luogo del rogo. In quel campo dove più volte si è recato nel corso degli anni, talvolta da solo, altre volte accompagnato dagli operatori della Caritas, per incontrare, ascoltare e condividere un tratto di strada con le persone che vi abitano, oggi ha camminato tra ciò che resta delle baracche distrutte dalle fiamme. Dove fino a pochi giorni fa c’erano ripari di fortuna, oggetti personali e segni di una quotidianità segnata dalla precarietà, oggi rimangono soltanto cenere e macerie.

L’incontro con alcuni degli abitanti è stato carico di emozione e dolore. Dietro quelle strutture improvvisate non c’erano semplicemente delle baracche, ma storie, volti, sofferenze, speranze e il desiderio di una vita più dignitosa. Tra le ceneri si percepisce ancora più forte il bisogno di non lasciare soli gli ultimi, coloro che troppo spesso restano invisibili agli occhi della società.
«Ogni volta che sono venuto qui ho trovato persone che, pur nella povertà e nelle difficoltà, conservano una straordinaria umanità.

Oggi vedere tutto distrutto provoca dolore, ma rafforza anche la convinzione che la vicinanza, l’ascolto e la solidarietà non possono fermarsi davanti a questa tragedia. La cenere non può cancellare la dignità delle persone né spegnere la speranza di un futuro migliore».

La Chiesa guarda a questi fratelli come a una presenza che interpella le coscienze. Gli ultimi, gli invisibili, non sono un problema da gestire, ma persone da accogliere, ascoltare e amare. Il Vangelo invita a riconoscere proprio in loro il volto di Cristo e a costruire comunità capaci di farsi prossime a chi vive nella fragilità e nell’abbandono.

Un pensiero particolare e una preghiera intensa sono rivolti a Giorgio, rimasto gravemente ferito nell’incendio e attualmente ricoverato presso l’ospedale di Brindisi a causa delle gravi ustioni riportate. L’intera comunità diocesana lo affida al Signore, chiedendo il dono della guarigione, la forza nella sofferenza e il sostegno di quanti si stanno prendendo cura di lui in queste ore difficili. La preghiera si fa vicinanza concreta anche ai suoi familiari e a quanti vivono con apprensione questo tempo di prova.

Sentita è anche la gratitudine verso i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e tutti i soccorritori che sono intervenuti con tempestività e professionalità. Il loro coraggio e la loro dedizione hanno consentito di evitare conseguenze ancora più gravi, salvaguardando vite umane e scongiurando una tragedia ancora più dolorosa.

La tragedia di Boscarello non può essere archiviata come un semplice fatto di cronaca. Essa richiama istituzioni, comunità ecclesiali e società civile a una responsabilità condivisa verso chi vive in condizioni di estrema precarietà. Non basta intervenire nell’emergenza: occorre costruire percorsi di inclusione, dignità e promozione umana che restituiscano speranza a chi troppo spesso resta ai margini.

Anche tra le ceneri di Boscarello può nascere un seme di speranza, se sapremo trasformare il dolore in fraternità, l’indifferenza in attenzione e la fragilità degli ultimi in una responsabilità che appartiene a tutti. Perché una comunità cresce davvero quando nessuno viene lasciato indietro e ogni persona si sente riconosciuta, accolta e amata.

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