
COL SIGNORE: NON BASTA “DIRE”, OCCORRE “FARE”!
I versetti del Vangelo di oggi (Mt 7, 21-29), concludono il Discorso della Montagna, dove Gesù sottolinea che: L’ingresso nel Regno dei Cieli, non dipende tanto dalle parole: “Signore, Signore…”!
(v 21a), o dai prodigi compiuti: “Nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni?…Non abbiamo forse compiuto molti prodigi…?” (vv 23-24), ma dall’obbedienza concreta, alla volontà del Padre. Col Signore (che è Serio!), non basta solo “dire”, occorre, invece, “fare”, dimostrando così, coerenza, tra la parola data e l’azione! A questo punto Gesù, porta un esempio eloquente: Contrappone chi costruisce la propria vita sulla “roccia” (nell’ascolto e nell’obbedienza), a chi la costruisce sulla sabbia, come a dire: “Ascolto, senza azione” (vv 24- 27). Per Gesù, la metàfora della “casa”, rappresenta appunto la Vita, fondata sui suoi Insegnamenti, dove le immancabili avversità: Pioggia, fiumi, venti, ecc., non la distruggono, perché è solida! Invece, la casa costruita sulla sabbia, rappresenta chi ascolta pure Gesù, ma non mette in pratica le sue Parole. Anche in questo caso, non mancano le difficoltà della vita, che, ahimè, causano una “grande rovina”. Solo Cristo, è la vera “Roccia”, su cui dobbiamo costruire la nostra esistenza. Oggi, questa casa solida, rappresenta anche la Chiesa, la nuova “Arca”, dove gli uomini, possono sempre trovare salvezza! Una Chiesa, composta da “pietre vive”, sostenuta e guidata dallo Spirito Santo. Tuttavia, l’importante col Signore, è che non basta il solo “parlare”, fosse anche in modo bello di Dio, ma occorre mettere in pratica la sua volontà. Solo così, saremo per gli altri, “rivelazione” del suo volto, e della sua presenza nel mondo! Come non ricordare, qui, anche la raccomandazione, che un giorno Gesù, fece a quella donna del Vangelo, quando elogiò Maria, sua Madre. Gesù le rispose: “Beati sono coloro che ascoltano la Parola di Dio, e la mettono in pratica” (Lc 11, 28). Insegnare, e non praticare, era quello che già facevano i Dottori della Legge (Mt 23, 3), che tra l’altro, tutto facevano, ma solo per il loro tornaconto! Ecco, allora che, nel Giudizio, udranno la dura sentenza da parte di Gesù: “Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità” (v 23b). Oggi la nostra Chiesa, certo, non quella fatta di mattoni, ma quella composta, si diceva, dalle “pietre vive” che siamo tutti noi credenti, edificati sulla “Pietra Angolare”, che è Cristo Gesù, ancora oggi, deve poter riecheggiare, quanto espresso nel Salmo 18: “Dio è la mia roccia e la mia fortezza… Mio Dio, mia rupe…, mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo” (Sal 18, 3). Così il Signore ci esorta ad avere come base, la stessa “roccia”, per poter rafforzare i nostri fratelli e sorelle, nella Fede. Sarà questo il senso del Nome, che un giorno Gesù darà anche a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa “pietra” (alla lettera “roccia”) edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18). Importante, infine, è cogliere anche la chiarezza espressiva, che caratterizza il parlare di Gesù, una chiarezza che, alla fine, suscita, nella gente che lo ascolta, un senso di grande stima: “Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi” (vv 28-29). Penso a tutte quelle volte che, anche noi, come “novelli Scribi e Farisei, corriamo il rischio che la nostra Fede si limiti unicamente, ad accumulare e insegnare cose “scontate”! Invece, dobbiamo avere sempre il coraggio di saper “osare”, di non arrenderci mai di fronte agli immancabili
insuccessi, saperci sempre mettere in gioco, superando tutte le nostre “saccenze”, puntando a riformare e riscattare da ogni vanità le parole degli uomini. Solo così, saremo non solo vacui “ascoltatori”, ma appassionati esecutori della Tua Parola, o Signore! Auguro sempre a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
