Anche la vicaria di Longobucco si è fermata per vivere la 3° tappa del cammino pastorale avviato quest’anno: Lievito di Santificazione

Nella cornice del GREST e nell’accoglienza calorosa dei bambini che hanno salutato con gioia l’arcivescovo e i partecipanti all’Assemblea, anche la vicaria di Longobucco si è fermata per vivere la 3° tappa del cammino pastorale avviato quest’anno: Lievito di Santificazione.

Oggetto della riflessione la “qualità spirituale delle nostre liturgie”: è questa la ragione che ci vede riuniti, ha detto mons. Maurizio Aloise, prendendo la parola, non tanto per censurare la libertà liturgica ma per far vivere l’essenziale e favorire l’incontro con Gesù nelle nostre celebrazioni.

Dopo aver situato i partecipanti all’interno del cammino sinodale ispirato all’immagine del lievito, l’arcivescovo ha voluto fare memoria dei contenuti emersi durante l’ultima Assemblea diocesana del maggio scorso, dove due sacerdoti, membri del CAL, Centro di azione liturgica, hanno ampiamente sviluppato il brano che presenta lo stile e i pilastri della prima comunità cristiana e si sono soffermati sulle derive che possono intaccare la nostra preghiera e la nostra liturgia.

Lo spazio e il tempo poi sono stati riservati ai partecipanti che divisi in tre gruppi hanno cercato di dare risposta alle domande che proponevano una riflessione sulle nostre liturgie e su quanto esse possono o meno favorire la nostra piena partecipazione o ostacolare una più vera e sincera esperienza di fede e di preghiera.

Tra le risposte condivise in assemblea dalle relatrici sono emerse proposte che rilanciano la necessità di una più adeguata formazione liturgica, la testimonianza di chi nella liturgia ha un ruolo a servizio di tutti, la vicinanza ai lontani, l’importanza della musica, del decoro, dell’ordine, del silenzio e del canto e, non ultimi, del gruppo liturgico come della comunione tra sacerdoti e tra i laici, ecc.
Raccogliendo la ricchezza degli interventi a conclusione dell’incontro, Mons. Maurizio ha voluto ribadire, ancora una volta, come la liturgia sia “un essere vivente” che richiede cura, attenzione e un delicato equilibrio tra la sana tradizione ed un legittimo progresso, mantenendo fede alla comunione ecclesiale, prima e necessaria testimonianza per vivere un’autentica liturgia.

condividi su