Sant’Antonio di Padova, fede e devozione a Corigliano: l’appello dell’Arcivescovo alla testimonianza concreta


Una intensa partecipazione di fedeli ha caratterizzato la solenne Festa di Sant’Antonio di Padova celebrata presso la parrocchia dedicata al Santo nell’Area Urbana di Corigliano. Alla celebrazione hanno preso parte le autorità civili, le confraternite e le associazioni del territorio e numerosi bambini e devoti che hanno voluto rendere omaggio a uno dei santi più amati della tradizione cristiana.

La Santa Messa è stata concelebrata dai sacerdoti del centro storico, don Fiorenzo, Padre Ivano, don Vincenzo, don Massimo e don Michele, ed è stata presieduta dall’Arcivescovo, che nella sua omelia ha proposto una profonda riflessione sulla figura di Sant’Antonio e sull’attualità del suo messaggio per la Chiesa e la società contemporanea.

Aprendo la sua meditazione, l’Arcivescovo ha ricordato come «la nostra comunità vive una giornata di grazia e di gioia», celebrando «uno dei santi più amati dal popolo cristiano, un uomo che ha saputo unire la profondità della contemplazione alla passione per l’annuncio del Vangelo, la sapienza della teologia alla vicinanza verso i poveri e i sofferenti».
Ripercorrendo la vicenda umana e spirituale del Santo, il Presule ha evidenziato come la sua esistenza sia stata segnata dall’abbandono fiducioso alla volontà di Dio. «Sant’Antonio ci ricorda che la volontà di Dio è sempre più grande dei nostri programmi», ha affermato, sottolineando come il Signore trasformò gli ostacoli incontrati dal giovane frate portoghese nell’occasione per realizzare la sua autentica missione.

Al centro dell’omelia è risuonato il celebre insegnamento antoniano sulla testimonianza cristiana: «La predica è efficace quando parlano le opere». Citando le parole del Santo – «Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere» – l’Arcivescovo ha richiamato i fedeli alla necessità di una fede concreta e coerente. «Viviamo in un tempo in cui si parla molto e si testimonia poco», ha osservato, aggiungendo che «non basta conoscere il Vangelo, bisogna viverlo. Non basta parlare di carità, bisogna praticarla. Non basta proclamare la fede, bisogna mostrarla nelle scelte quotidiane».
Il Presule ha inoltre ricordato l’impegno di Sant’Antonio a favore dei poveri e della giustizia sociale, sottolineando come il Santo «non si limitò a parlare delle realtà spirituali; denunciò le ingiustizie, difese i poveri, richiamò i potenti alle loro responsabilità e cercò di ricostruire la pace sociale». Un esempio che continua a interpellare le comunità cristiane chiamate a tradurre il Vangelo in gesti concreti di solidarietà.
Rivolgendosi alla comunità parrocchiale, l’Arcivescovo ha indicato tre impegni fondamentali lasciati in eredità da Sant’Antonio: «mettere Cristo al centro della nostra vita», «vivere ciò che professiamo» e «essere vicini ai poveri e ai sofferenti». In tale contesto ha richiamato il valore delle opere di carità presenti nella parrocchia, la mensa come attenzione verso le persone in difficoltà all’accoglienza degli immigrati che vivono nel centro storico.

Particolarmente significativo il riferimento alla coincidenza liturgica che quest’anno ha unito la festa di Sant’Antonio alla memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria. «Maria non ha soltanto ascoltato il Vangelo: lo ha vissuto. Per questo è il modello perfetto di quella coerenza tra parola e vita che Antonio ha predicato con tanto ardore», ha affermato l’Arcivescovo, invitando i fedeli ad affidarsi all’intercessione del Santo e della Madre di Dio.

Concludendo l’omelia, il Presule ha espresso l’auspicio che la comunità possa ricevere «il dono di una fede viva, di una carità concreta e di una testimonianza credibile», affinché la missione di Sant’Antonio continui a essere una presenza viva nella storia e nel cammino della parrocchia.

La celebrazione si è conclusa in un clima di intensa partecipazione spirituale, confermando ancora una volta la profonda devozione che lega la comunità di Corigliano al Santo di Padova e il valore della festa patronale come momento di fede, comunione e identità condivisa.

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