
“MA IO VI DICO: AMATE I VOSTRI
NEMICI…”!
Nel brano del Vangelo di oggi (Mt 5, 53-48), Gesù ci propone la 5ª antitesi, che rappresenta il supremo completamento della Legge, senz’altro, la più impegnativa: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”
(v 44). Gesù è arrivato a proporci così, l’apice di questo Discorso, dopo una lunga e pedagogica Catechesi. Ci ha parlato in queste 5 antitesi:
1)- Dell’astensione dall’ira e dell’immediata riconciliazione (vv 21 – 26);
2)- Del rispetto verso la donna (vv 27-30), e la propria moglie (vv 31-32);
3)- Della verità e sincerità nei rapporti interpersonali
(vv 33-37);
4)- Fino alla rinuncia alla vendetta e alle rivendicazioni (vv 38-42). Mamma mia, mi verrebbe da esclamare! Qui c’è davvero da rivoluzionare la nostra vita, rivedere tutti i nostri canoni comportamentali, sia come credenti, che come discepoli del Signore. Ci viene chiesto un “Amore”, che superi l’umana capacità di amare: “Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? (v 46a). Certo, amare chi ci ama, è fin troppo facile; amare chi risponde ad un nostro tornaconto, è opportunismo! Chi ama davvero, non fa uso della “calcolatrice”. Ma se Gesù ci chiede la misura della “perfezione”, tipica del Padre: “Siate figli del Padre, che fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (v 45), vuol dire che è consapevole, che nel nostro mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia. Sant’Agostino ci insegna che: “La misura dell’amore, è amare senza misura!” Intanto il Signore ci chiede di “non accontentarci”, di provare semplice compassione per i bambini affamati dell’Africa, o commuoverci per i tanti immigrati che vediamo in televisione, arrivare ogni giorno sulle nostre spiagge, e con i quali però, non abbiamo nessun tipo di contatto. Tutto questo, può essere considerata mera “Filantropìa”. Lui, invece, ci chiede di amare il nostro “prossimo”, così com’è, che magari abbiamo al nostro fianco: in famiglia, nel condominio, in parrocchia, sul posto di lavoro…! Da qui può partire il salto di qualità: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (v 48). “Amare i nostri nemici”, amare, cioè, persone. che sappiamo: Mai ricambieranno affetto, stima, un sorriso, sapendo che semplicemente, ci ignoreranno! Questo “vertice” dell’ideale Evangelico, lo si può comprendere solo alla luce dell’esempio di Cristo, nostro Maestro e Signore, che pure morente sulla Croce, perdona chi lo stava crocifiggendo: Non un rimprovero, non un lamento, solo parole di perdono! Il precetto della Carità, non tiene conto delle antipatie personali, anzi, Gesù, ci comanda di amare il nostro prossimo, di qualunque colore sia: Buono o cattivo, benevolo o ingrato, perché con la ritrosìa del suo comportamento, dimostra di essere, proprio colui che ha maggiormente bisogno di essere aiutato. Il Battesimo ci ha resi tutti “nuove creature” (2Cor 5, 7), e non possiamo più agire secondo l’istinto dell’uomo “vecchio” (Ef 4, 17), ma dobbiamo imitare la perfezione del Padre. Solo così, diventeremo anche perfetti imitatori di Cristo, nella sua piena ed eroica sottomissione alla volontà del Padre. Questa rimane la “via maestra”, per vincere la più diffusa morale Farisaica. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
