
“IO SONO IL PANE DELLA VITA”!
In questa Solennità del “Corpus Domini”, la nostra riflessione, poggia sul capitolo sesto, del Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58), dedicato al Tema del “Pane di Vita!” Un vero e proprio “cammino”, attraverso il quale Gesù, educa i discepoli e la folla, ad andare “oltre” a ciò che è solo “apparente”, e a guardare alla “fame” del Cuore, che è desiderio di Dio. Una “fame”, che richiede un “Pane diverso”, un Pane capace di dare “forza”, per affrontare il cammino della vita. Non solo, tuttavia, di sola forza “fisica”, ma ancor più “interiore”, motivazionale! E sarà a partire da questa esperienza di Forza e Gioia, che sgorgherà dal nostro Cuore, il Canto del Salmo: “Gustate e vedete com’è buono il Signore” (Sal 34, 9a). Ecco allora, che nella perìcope Evangelica di oggi, Gesù ci rivolge un invito urgente ad “accoglierlo”, ricevendolo nel Sacramento dell’
Eucarestia, con 3 dichiarazioni capitali: 1)-. Che si deve mangiare la carne del Figlio dell’uomo e bere il suo sangue = “Mangiare per vivere”, ovvero: la necessità per essere assimilati a Cristo. 2)- Che se non si riceve la Comunione, non si può avere la vita = È il “processo di identificazione” con Gesù. 3)- Questa vita, diventa “preludio alla Vita eterna” e condizione (“sine qua non”) per la Risurrezione finale! La Chiesa che vive dell’Eucaristia, deve recuperare lo stesso fervore che ha avuto Gesù, verso di Essa: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (Lc 22, 15). Certo al primo impatto, il brano Evangelico, suscita scalpore e scandalo: “Bere il sangue” di una persona? (Nella Bibbia, il sangue è segno della vita). “Mangiare la sua carne”? (Segno della debolezza!). Ma per cogliere la piena verità del messaggio di Gesù, occorre andare oltre l’antropofagìa, ovvero: mettere da parte la nostra superficialità razionale. Infatti, di fronte alle mormorazioni dei Giudei, Gesù non indietreggia nel suo insegnamento, anzi, per così dire, rincara la dose: Sostituirà il verbo “Faghèin” (Mangiare), con un termine molto più crudo: “Tròghein” (Masticare con i denti). È necessario, pertanto, mettere la nostra Anima alla presenza di Gesù, per coglierne il significato più profondo: Si tratta della stessa Carne e dello stesso Sangue, che si sono immolati sulla Croce, per la nostra Salvezza. Altro che trionfi e miraggi di successo! Ecco allora, che: “mangiare la sua carne e bere il suo sangue”, significa nutrire noi stessi, con la Verita’ e l’Amore che Dio ci ha donato, attraverso suo Figlio nella santa Eucarestia: “Pane vivo!”
In un certo senso, significa anticipare, il Cielo sulla Terra. Ciò che garantisce l’effetto di questo nutrimento, è l’unione “vitale” di Gesù con il Padre, “che ha la vita” (v 57a). Solo Dio, quindi, può darci il “vero” nutrimento; quanti, invece, hanno preferito mangiare il pane degli “idoli”, dice la Sacra Scrittura, si sono privati della Salvezza, che Dio aveva loro destinato! Solo con la Santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, viene “seminato” in noi, il germe della Risurrezione: “Chi mangia me, vivrà per me” (v 57). Come il Padre dà la vita al Figlio, così il Figlio dà la vita a tutti coloro che si nutrono della Santa Eucarestia. Chi ne fa esperienza, lo sa! Una partecipazione alla Santa Eucaristia, vissuta con fede, con attenzione, con intensità, ci spalanca il cuore, alla piena comunione con Cristo. Solo così, la sua “presenza”, misteriosamente, si fonde nel nostro cuore, in una osmòsi perfetta: Nel nostro carattere, nel nostro pensiero, come una lenta, ma costante metamòrfosi: “Trasformando, tante volte, il nostro cuore di pietra, in un cuore di carne” come profetizzava Ezechiele, fino alla completa assimilazione a Cristo: Pensare come pensava Lui, Amare, come amava Lui, Gioire come Lui gioiva! Perciò, ogni qual volta ci accostiamo all’Eucarestia, non facciamolo mai per abitudine o sbadigliamento, ma sempre con grande consapevolezza. Sarà come aggiungere un nuovo “tassello prezioso”, al grande Mosaico, del Progetto che Dio ha, su ciascuno di noi. Che questo prossimo Tempo Estivo, sia davvero un “tempo di grazia”, e non “la stagione, in cui il demonio, fa la vendemmia”, come diceva San Giovanni Bosco. Il Signore, apra il nostro cuore, allo stupore della sua presenza, nella Santa Eucarestia. Auguro di cuore a voi tutti, di trascorrere una serena e Santa Domenica.
don Michele Romano
