
Si è svolta nel pomeriggio di ieri, sabato 16 maggio 2026, presso la chiesa parrocchiale San Giovanni XXIII, la terza Assemblea Diocesana dal titolo “Lievito di Santificazione: la comunità che celebra”, ultimo appuntamento del percorso ecclesiale e sinodale, dedicato al tema del “lievito”, attraverso il quale la Chiesa diocesana ha riflettuto in questo anno pastorale sulla prossimità, sull’evangelizzazione e sulla missione delle comunità cristiane.
Per accompagnare i lavori assembleari è stato invitato il Centro Azione Liturgica, associazione di cultori di liturgia e operatori pastorali voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana e riconosciuta da uno specifico Statuto, al servizio delle Chiese che sono in Italia per la promozione della pastorale liturgica.
Sono intervenuti il Vicepresidente del CAL, Mons. Giovanni Di Napoli, e il Segretario, Don Mauro Dibenedetto.
Nel suo intervento introduttivo l’Arcivescovo ha richiamato il significato profondo dell’assemblea, sottolineando come il cammino sul “lievito” non potesse dirsi completo senza ritornare alla sorgente della vita ecclesiale: la celebrazione del Mistero di Cristo.

«Una comunità – ha affermato – non evangelizza davvero se non attinge continuamente alla sorgente della liturgia. Non può farsi prossima senza lasciarsi prima radunare dal Signore. Non può testimoniare il Vangelo senza imparare ogni volta, nell’Eucaristia e nella Parola, lo stile del dono, della comunione e della fraternità».
L’Arcivescovo ha inoltre invitato tutta la comunità diocesana a interrogarsi sulla qualità spirituale delle celebrazioni, affinché la liturgia non venga vissuta semplicemente come insieme di riti o servizi pastorali, ma come autentica esperienza di incontro con il Signore risorto, capace di generare comunione, stupore e desiderio di Dio.
Il presule ha affermato: «oggi non siamo qui semplicemente per parlare di riti, di organizzazione o di servizi liturgici. Siamo qui per chiederci se le nostre assemblee aiutano davvero le persone a sentirsi accolte, coinvolte, trasformate. Ci interroghiamo sul modo in cui viviamo l’Eucaristia, i sacramenti, la pietà popolare, il canto, il silenzio, la preghiera, la cura degli spazi sacri».
Particolarmente intensa la lectio proposta da Mons. Di Napoli sulle prime comunità cristiane, presentate come modello essenziale della vita ecclesiale: una Chiesa perseverante nell’ascolto della Parola, nella frazione del pane, nella comunione fraterna e nella preghiera. Quattro dimensioni inseparabili che custodiscono l’equilibrio della vita cristiana e che mostrano come la fede sia sempre annunciata, vissuta, pregata e celebrata.
Don Mauro Dibenedetto ha invece guidato l’assemblea in una riflessione sulla riforma liturgica, rileggendola nel delicato equilibrio tra tradizione e innovazione. È stato sottolineato come la liturgia non sia né un semplice patrimonio da conservare staticamente, né qualcosa da reinventare secondo sensibilità personali, ma la vita stessa della Chiesa che attraversa il tempo custodendo il Mistero pasquale e parlandone agli uomini e alle donne di oggi.
Tutto per sconfiggere le derive che sono sempre in agguato: il ridurre la liturgia in spettacolo di carattere religioso, vissuta in modo autoreferenziale e intimistico
Nel corso degli interventi è emersa con forza la necessità di riscoprire il valore della partecipazione piena, consapevole e attiva del popolo di Dio alla celebrazione, affinché le comunità cristiane possano vivere liturgie autentiche, accoglienti, curate e capaci di trasformare la vita quotidiana.
Nelle conclusioni, l’Arcivescovo ha richiamato il prossimo ciclo di incontri nelle vicarie che accompagnerà la diocesi verso la conclusione dell’anno pastorale. Anche questa terza scheda di lavoro affidata alle comunità sarà articolata attorno a quattro ambiti fondamentali: formazione, cooperazione, strutture e animazione, con l’obiettivo di aiutare le parrocchie a diventare sempre più “lievito di santificazione”.
«La domanda decisiva – ha concluso – è se le nostre comunità celebrano soltanto dei riti o generano autentiche esperienze di fede. Una liturgia che non incontra la vita rischia di diventare abitudine; una liturgia vissuta come incontro con Cristo diventa invece sorgente di missione, comunione e santità».
L’assemblea si è conclusa in un clima di ascolto, fraternità e discernimento ecclesiale, affidando al Signore il cammino delle comunità diocesane perché possano diventare sempre più un popolo convocato dall’amore di Dio e capace di portare nel mondo il profumo del Vangelo.

