Si è svolta nel pomeriggio di domenica 10 maggio 2026, nella parrocchia di San Pio X in Corigliano Rossano, la solenne Celebrazione Eucaristica per il venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Massimo Alato. Una celebrazione particolarmente significativa, vissuta nella comunità parrocchiale dove nacque e maturò la sua vocazione sacerdotale e che venticinque anni fa lo accompagnò verso l’ordinazione presbiterale avvenuta nell’Abbazia del Patire.
Numerosi fedeli, sacerdoti, amici e rappresentanti delle realtà ecclesiali del territorio hanno preso parte alla liturgia presieduta dall’Arcivescovo, in un clima di intensa partecipazione spirituale e di profonda gratitudine al Signore per il dono del sacerdozio.
Nel corso dell’omelia, prendendo spunto dalla liturgia della VI Domenica di Pasqua, l’Arcivescovo ha richiamato le parole del Vangelo di Giovanni: “Non vi lascerò orfani”, sottolineando come la promessa di Cristo ai discepoli trovi compimento nel dono dello Spirito Santo che accompagna costantemente il cammino della Chiesa e dei suoi ministri.
Il presule ha quindi collegato il messaggio evangelico alla ricorrenza celebrata, definendo i venticinque anni di ministero di don Massimo “prima di tutto una storia d’amore: l’amore di Dio che chiama, sostiene, corregge, consola e rinnova; e l’amore di un uomo che ha risposto mettendo la propria vita nelle mani del Signore per il servizio del suo popolo”.
L’Arcivescovo ha evidenziato come il sacerdozio rappresenti una quotidiana risposta di fedeltà al Signore: “Gesù non parla di un amore fatto soltanto di emozione o di parole. L’amore vero diventa fedeltà, dono, perseveranza quotidiana”. In tale prospettiva ha ricordato il ministero vissuto da don Massimo attraverso l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia, l’amministrazione del perdono di Dio e la vicinanza alle famiglie, ai malati e a quanti vivono momenti di prova.
Particolarmente intenso il passaggio dedicato alla natura del ministero sacerdotale, definito come “peso e grazia”. “Il ministero sacerdotale è grazia immensa, perché rende il prete strumento della presenza di Cristo. Ma è anche peso: il peso delle responsabilità, delle attese, delle ferite incontrate, delle proprie fragilità”, ha affermato l’Arcivescovo, ricordando tuttavia che il Signore non lascia mai soli i suoi sacerdoti, sostenuti continuamente dalla forza dello Spirito Santo.
Richiamando poi il significato dell’ordinazione sacerdotale, il presule ha ricordato il gesto dell’imposizione delle mani attraverso cui “Cristo configura il sacerdote a sé come pastore e servo del popolo santo di Dio”, evidenziando come ogni vocazione sia espressione della fedeltà e della misericordia divina.
Nel prosieguo dell’omelia, l’Arcivescovo ha sottolineato una delle missioni fondamentali del sacerdote: custodire la speranza del popolo di Dio. Citando la seconda lettura, ha ricordato che il presbitero è chiamato a essere “uomo della speranza pasquale” in un tempo segnato spesso da solitudine, paura e sfiducia, non annunciando sé stesso ma “Cristo vivo”.
Non è mancato anche un forte richiamo al valore della comunità ecclesiale nel sostenere il ministero sacerdotale. “Il sacerdote non cammina da solo. Il ministero fiorisce quando trova un popolo che prega, sostiene, comprende e accompagna”, ha affermato, invitando tutti a vivere questa ricorrenza non soltanto come memoria del passato ma come rinnovato impegno di fede e di comunione ecclesiale.
Nella parte conclusiva dell’omelia, l’Arcivescovo ha espresso parole di profonda gratitudine nei confronti di don Massimo: “Grazie per questi venticinque anni vissuti nell’obbedienza e nel servizio del Signore e della Chiesa. Grazie per il bene seminato spesso nel nascondimento. Grazie per la fedeltà quotidiana, che forse solo Dio conosce pienamente”.
La celebrazione, dopo le parole del Sindaco di Scala Celi e dei delle comunità dove don Massimo è parroco, si è conclusa in un clima di grande commozione e fraternità, affidando il cammino sacerdotale di don Massimo alla protezione della Vergine Maria e invocando su di lui il dono della salute, della pace e di una rinnovata fecondità apostolica.

